Nisticò: “Farmaci, costo innovazione fronte decisivo, ma la chiave è l’appropriatezza”

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Roma, 6 maggio – Il prezzo di un farmaco può esaurire il valore di una cura? E in un sistema di sanità pubblica qual è il nostro Ssn come si può garantire a tutti l’accesso alle terapie più innovative senza rinunciare ai principi di equità e sostenibilità, in presenza di una situazione di risorse insufficienti?

Sono domande che, come una nota di bordone, accompagnano praticamente da sempre il dibattito pubblico sulla sanità e con le quali debbono fare i conti i decisori pubblici al momento di assumere scelte e

decisioni. Ci è tornato sopra Robert Nisticò (nella foto), presidente di Aifa, in un intervento ospitato sul quotidiano  Il Sole 24 Ore, proprio nei giorni in cui si riaccendono le polemiche sull’andamento della spesa farmaceutica pubblica, dopo gli ultimi dati del Monitoraggio Aifa che ne attestano un aumento insostenibile, già oggetto nello scorso mese di febbraio di un severo richiamo di Orazio Schillaci. apparso nell’occasione particolarmente contrariato, probabilmente anche in ragione del fatto che, da ministro della Salute, sull’agenzia regolatoria nazionale ha subito puntato forte, riformandone la struttura e insediando nuovi vertici.

Nisticò, nel suo intervento, ragiona in termini di scenari più ampi, riferendosi alle complesse dinamiche del pharma, che coinvolgono molti mondi e tutti complessi: “Farmacologia, etica, affari regolatori ed economia non procedono su binari separati, ma ogni giorno si traducono in scelte che incidono sulla salute dei cittadini” spiega. “Per cogliere la complessità di questo equilibrio basta osservare quanto accade oggi in oncologia. Negli ultimi anni abbiamo assistito a progressi fino a poco tempo fa impensabili. Immunoterapie, terapie target e trattamenti personalizzati sono il frutto della ricerca scientifica, degli investimenti pubblici e privati e di una più profonda comprensione biologica delle malattie.

Quando un’intuizione scientifica, confermata dalla ricerca clinica, incide concretamente sul decorso di malattie gravi, siamo di fronte a un progresso civile” sottolinea il presidente Aifa. “Proprio per questo, il dibattito pubblico su queste terapie merita profondità e senso della misura. Ridurre la questione al solo costo nominale offre una rappresentazione incompleta. Il punto non è se l’innovazione abbia un prezzo, ma quale valore terapeutico generi, per chi lo generi e come possa essere resa accessibile in modo equo e sostenibile”. 

“Secondo l’Oms milioni di persone ogni anno muoiono per patologie oncologiche e il numero dei nuovi casi è destinato a crescere. L’aumento colpirà soprattutto i Paesi con minori capacità di prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle cure. È questo il vero tema etico del nostro tempo” sottolinea quindi Nisticò “non l’esistenza di terapie innovative, ma il rischio che restino disponibili solo dove esistono risorse adeguate.

Per questo, nei sistemi pubblici fondati sull’universalità delle cure, è decisiva la capacità di governare l’innovazione con strumenti trasparenti, rigorosi e sostenibili. Il percorso di formazione del prezzo di un medicinale è l’esito di una pluralità di valutazioni cliniche, terapeutiche, economiche e regolatone svolte attraverso l’Aifa che studia una molteplicità di fattori. Ma proprio perché la posta in gioco è così alta” afferma il presidente dell’agenzia regolatoria nazionale “occorre riconoscere che non tutte le innovazioni terapeutiche esprimono la medesima intensità di beneficio clinico, né ogni avanzamento marginale equivale automaticamente a un salto di paradigma”.

Nisticò precisa quindi che la negoziazione economica è solo uno dei fronti di intervento, accompagnato oggi dalla “seconda grande frontiera” dell’appropriatezza. “La medicina di precisione e la prescrittomica ci offrono strumenti sempre più accurati per capire non solo se un farmaco funziona, ma per quali pazienti funziona meglio, in quale fase della malattia, con quale dosaggio e per quanto tempo” evidenzia il presidente Aifa. “Personalizzare la cura significa anche personalizzare l’uso della spesa pubblica. Somministrare il trattamento giusto, al paziente giusto, nel momento giusto e nella misura giusta rappresenta la forma più alta di appropriatezza.

Per questo servono dati solidi, registri efficienti, interoperabilità dei sistemi informativi, capacità di analisi e collaborazione costante tra enti regolatori, società scientifiche, clinici, centri di ricerca e associazioni dei pazienti. Negli ultimi anni ci siamo abituati a usare spesso la parola innovazione. Ma” conclude Nisticò “prima ancora dell’innovazione deve venire l’intelligenza con cui la orientiamo, la valutiamo e la traduciamo in benefici concreti per le persone”.

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