Cattani: “L’industria del pharma prima per investimenti in R&S,’+54% in cinque anni”

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Roma, 27 settembre – Pur in uno scenario fortemente critico su scala globale, il pharma italiano continua a rimanere una delle locomotive dell’economia nazionale. E – a confermarne la resilienza e l solidità – intervengono anche i dati sugli investimenti in ricerca e sviluppo delle aziende, che nel 2025 hanno investito su questa voce 2,5 miliardi di euro, l’8% del totale degli investimenti nel Paese, con una crescita del 54% se riferita agli ultimi 5 anni.

Lo ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria (nella foto), commentando i dati sulla ricerca italiana pubblicati dall’Istat la scorsa settimana, dai quali emerge anche l’aumento del numero di addetti R&S nella farmaceutica, 7.300 (in maggioranza donne, 53%), anche qui in crescita dell’8% nell’ultimo quinquennio. “Secondo i dati Istat pubblicati, l’industria farmaceutica è prima tra i settori industriali per investimenti in innovazione per addetto, con un dato che è pari a tre volte la media” commenta con comprensibile soddisfazione il presidente degli industriali..

I nuovi dati Istat – riferisce Farmindustria in una nota – mostrano che l’industria farmaceutica, rispetto agli altri settori, è prima per quota di imprese innovative (pari a oltre il 90% del totale) e per collaborazioni con altri attori dell’ecosistema della R&S (la cosiddetta Open innovation), in particolare con Università e Centri di ricerca pubblici.

“In Italia la Ricerca ha tante specializzazioni: nei farmaci, nei vaccini, nei plasmaderivati, nei farmaci orfani, nelle terapie avanzate” spiega Cattani. “Tutte sviluppate anche in collaborazione tra imprese e altri soggetti dell’ecosistema nazionale della R&S. Senza dimenticare gli investimenti di circa 800 milioni annui delle aziende negli studi clinici, che permettono ai pazienti di avere accesso alle terapie più innovative e assicurano al Ssn importanti risorse e minori costi. Per proseguire ed evolvere sarà fondamentale supportare i giovani nello sviluppo di nuove competenze e favorire la formazione di professionalità altamente qualificate” aggiunge il rappresentante delle aziende “in un contesto attrattivo per l’innovazione che è il presupposto necessario per mantenere e far crescere l’occupazione”.

Proprio per puntare i riflettori sull’importanza dell’innovazione si è celebrata il 25 settembre  domani la Notte dei Ricercatori 2026. “Coinvolgere, entusiasmare, incuriosire sono gli obiettivi dell’iniziativa promossa dalla Commissione Ue per diffondere cultura scientifica e avvicinare i cittadini, in particolare i più giovani, al mondo appassionante della ricerca” afferma ancora Cattani. “Giovani che, nella nostra industria, in generale sono in aumento del 25% (under 35, periodo 2019-2025). Un dato ancora più alto della crescita degli occupati di tutte le età (+10% contro il 6% del totale economia). È un’occasione per ribadire l’importanza di questa realtà in Italia e in Europa: la R&S finora è stata uno dei fiori all’occhiello del nostro continente. Ma viviamo un’epoca di ridefinizione degli equilibri e l’Europa, per decenni al top nelle Scienze della Vita, non riesce più a tenere il passo di altri competitor che puntano sull’innovazione con una strategia chiara e determinata. Politiche nette di attrazione di investimenti e competenze, rapidità nell’accesso ai farmaci, integrazione con tecnologie all’avanguardia, come l’Ia, stanno disegnando una nuova geografia anche nell’industria farmaceutica”.

Per il presidente di Farmindustria “è prioritario cambiare radicalmente le policy europee per creare un contesto capace di adattarsi alla velocità dei cambiamenti in atto, alle politiche Usa del Mfn sul pharma (il principio del Most Favored Nation pricing, che si propone di allineare il costo dei farmaci negli Stati Uniti ai prezzi più bassi praticati in altri Paesi, NdR) e alla crescita irompente delle Cina nella corsa a sviluppare nuovi farmaci e vaccini. E in Italia, per rafforzare ulteriormente i dati positivi – come quelli di oggi dell’Istat – è fondamentale implementare le riforme, perché non sono scontati. Ed è urgente superare adesso il payback che strangola le imprese che vogliono investire nella Nazione”.

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