Classifiche internazionali dei servizi sanitari, ma l’Italia come è messa? L’analisi di Gimbe

Classifiche internazionali dei servizi sanitari, ma l’Italia come è messa? L’analisi di Gimbe

Roma, 5 settembre – Ogni anno, immancabilmente, organizzazioni e centri di studio di tutto il mondo propongono classifiche che mettono a confronto i vari sistemi sanitari nazionali, stilando graduatorie che – molto spesso, per non dire quasi sempre – diventano anche pretesti per discussioni e dibattiti pubblici non di rado opportunistici. La verità è che misurare (e ancora di più confrontare con altre) la qualità di realtà estremamente complesse  quali sono i sistemi sanitari  è un’impresa ai limiti del possibile, tante e tali sono le variabili in gioco: la tipologia stessa del sistema, gli indicatori scelti per la “misurazione”,  il numero di Paesi inclusi nella classifica, le dimensioni dei Paesi (che incidono ovviamente molto), le fonti dei dati, con tutte le criticità connesse alla rilevazione di questi ultimi (dall’affidabilità al grado di aggiornamento).

Consapevole di ciò e con l’obiettivo dichiarato di verificare “l’affidabilità delle varie ‘classifiche’, da cui emergono alcune raccomandazioni chiave per il loro utilizzo nel dibattito pubblico e, soprattutto, nelle comunicazioni istituzionali”, la Fondazione Gimbe ha condotto una revisione sistematica e un’analisi metodologica degli strumenti elaborati da otto organizzazioni internazionali per stilare le loro graduatorie. Queste alcune delle osservazioni emerse dal vaglio di Gimbe:

  • la classifica dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), pubblicata nel 2000 utilizzando dati del 1997, continua ad essere utilizzata per decantare il 2° posto del nostro Ssn, ma oggi riveste solo un valore storico e non dovrebbe più essere citata.
  • La classifica Bloomberg misura esclusivamente l’efficienza dei sistemi sanitari, mettendo in relazione l’aspettativa di vita con la spesa pro-capite, sovrastimando la qualità del nostro Ssn (3° posto), sia perché la longevità dipende soprattutto da altri determinanti della salute, sia perché la progressiva riduzione della spesa sanitaria negli ultimi anni  ha permesso al nostro Paese di scalare la classifica.
  • Euro Health Consumer Index, per l’aggiornamento annuale, la valutazione multidimensionale, la considerazione del punto di vista del cittadino-paziente e l’identificazione di specifiche aree di miglioramento, è una classifica molto affidabile: qui il nostro Ssn si colloca al 20° posto su 35 Paesi europei (nel 2006 era 11° su 26 Paesi).
  • Il sistema dell’Ocse è il più completo e aggiornato per valutare le performance e individuare le aree di miglioramento: infatti non elabora alcuna classifica, ma permette di identificare la posizione del nostro SSN rispetto agli altri paesi per 76 indicatori raggruppati in 9 categorie.

“Abbiamo analizzato performance e posizione dell’Italia per tutti gli indicatori Ocse”  spiega il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta “elaborando per ciascuna delle nove categorie una tabella che riporta per ogni indicatore la posizione in classifica dell’Italia, il dato nazionale e la media Ocse“.

Qui di seguito, un prospetto riepilogativo delle migliori/peggiori performance del Servisio sanitario nazionale italiano.

Stato di salute. L’Italia è in 4a posizione per aspettativa di vita alla nascita, ma in fondo alla classifica per mortalità cerebrovascolare (25a) e tumore (26a) e per basso peso alla nascita (29a).

Fattori di rischio. Il nostro Paese conquista il 3° posto per consumo giornaliero di frutta negli adulti e il 4° per bassa incidenza di sovrappeso o obesità negli adulti, ma emerge in tutta la sua gravità il peggioramento degli stili di vita nelle nuove generazioni: 28a posizione  per attività fisica moderata/intensa quotidiana negli adolescenti e 30a per percentuale di adolescenti fumatori.

Accesso alle cure. Ai primi posti per tempi di attesa per intervento di cataratta (2°), protesi di ginocchio (3°) e d’anca (4°); al 20° posto per incidenza della spesa sanitaria out-of-pocket sui consumi totali delle famiglie.

Qualità dell’assistenza ed esiti di salute. L’Italia conquista il podio per diversi indicatori: basso numero di ricoveri per diabete negli adulti (1°), bassa percentuale di ritenzione di materiale estraneo durante interventi chirurgici (1°), bassa percentuale di traumi ostetrici (2°), basso numero di ricoveri per asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva negli adulti (2°), bassa mortalità a 30 giorni dopo ricovero per infarto del miocardio (2°), bassa percentuale di amputazione degli arti inferiori in pazienti diabetici adulti (3°). Siamo in fondo alla classifica per diverse vaccinazioni in età pediatrica [epatite B (22°), difterite, tetano e pertosse (31°) e morbillo (44°)], per mortalità per carcinoma della mammella e del colon-retto (24°), per prescrizioni di antibiotici (28°) e per leucemia in età pediatrica (32°).

Personale. Il nostro Paese è sotto la media Ocse per la maggior parte degli indicatori, occupando il fondo della classifica per percentuale di medici ≥ 55 anni (30° posto), per numero di laureati in scienze infermieristiche (31°) e per rapporto medici/infermieri (35°).

Erogazione dell’assistenza. Siamo al 4° posto per disponibilità di apparecchiature per la risonanza magnetica (ma non rendiamo noto il numero di esami effettuati), in fondo alla classifica per tagli cesarei (27°) e per degenza media del ricovero ospedaliero dopo infarto del miocardio (30°).

Farmaceutica. Conquistiamo la 4a posizione per farmacisti occupati, ma occupiamo il fondo alla classifica (26° ) per utilizzo di farmaci equivalenti.

Invecchiamento e long-term care. A fronte di posizioni eccellenti per aspetti demografici (2° posto per percentuale di popolazione ≥65 anni e ≥ 80 anni), precipitiamo al 20° per aspettativa di vita in buona salute a 65 anni, al 21° per limitazioni nelle attività della vita quotidiana negli adulti ≥65 anni, al 24° posto per la percentuale di adulti di età ≥65 anni che percepiscono uno stato di salute buona o ottima, al 28° per posti letto in strutture per la long term care e al 43° per elevata prevalenza della demenza.

«Le nostre analisi dimostrano che non è più tempo di illudersi utilizzando in maniera opportunistica le prestigiose posizioni del nostro Ssn riferite a classifiche obsolete, come il 2° posto Oms” conclude Cartabellotta “oppure che mettono in relazione l’aspettativa di vita con la spesa sanitaria pro-capite (3° posto Bloomberg). Piuttosto, grazie al completo e aggiornato sistema Ocse, occorre individuare le criticità e predisporre le azioni di miglioramento per allinearsi a standard internazionali».

Il report “Il Servizio sanitario nazionale nelle classifiche internazionali” è disponibile a questo link.

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