Roma, 2 novembre – Chi guida il Paese dimostra di non avere da anni la capacità (o l’intenzione) di uscire dal tunnel del de-finanziamento della sanità pubblica, mettendo in condizione di grave pericolo quel Servizio sanitario nazionale che rappresenta la più grande conquista civile e sociale mai realizzata in Italia. A dimostrare incontrovertibilmente questa verità, con buona pace delle dichiarazioni sul record raggiunto che avrebbero raggiunto le risorse destinate al Fsn, sono le cifre: 146, 3 miliardi nel 2027,147,1 nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029, cifre senza precedenti, a valutarle in absoluto, come fanno gli esponenti della maggioranza di governo (tranne, e vorrà pur dire qualcosa, il ministro della Salute). Peccato però che si tratti anche di cifre che lasciano il rapporto Fsn-Pil ancora inferiore a quello del 2022 e – non bastasse – destinato a scendere sotto il 6% già dal 2028.
Dall’analisi indipendente effettuata dalla Fondazione Gimbe sulle risorse assegnate alla sanità dalla Legge di bilancio 2027, basata sul testo bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato, scaturisce un risultato che non solo rappresenta la sconfortante conferma che il finanziamento del Servizio sanitario nazionale cresce meno della ricchezza del Paese, ma aumenta esponenzialmente le preoccupazioni sulle condizioni e il futuro del sistema sanitario pubblico, da tempo in difficoltà.
“La Manovra 2027 conferma che il Governo si avvia a chiudere la legislatura senza aver assicurato al Ssn un rafforzamento strutturale” afferma il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto). “Dopo il netto incremento del 2026, infatti, la crescita del Fsn torna a rallentare. La Legge di bilancio prevede un aumento del Fsn di soli 7,1 miliardi di euro nel triennio 2027-2029, a fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni. L’incidenza del Fondo sanitario nazionale sul Pil scende al 6,11% nel 2027, per poi attestarsi sotto il 6% nel 2028-2029. Le Regioni devono così garantire i servizi con margini finanziari sempre più ristretti, scaricando sui cittadini una quota crescente del costo delle cure” evidenzia Cartabellotta. “Uno scenario ancora più preoccupante per un Ssn sempre meno attrattivo per i professionisti sanitari, segnato da profonde diseguaglianze: nel 2025 i cittadini hanno speso di tasca propria oltre 42,4 miliardi di euro per curarsi e 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a visite ed esami”.Quello che emerge dai dati, afferma la Fondazione Gimbe, è che “dopo quattro anni, e ormai alla fine della legislatura, il rilancio del Ssn non è mai diventato una vera priorità politica. Gli stanziamenti previsti per il triennio 2027-2029 confermano che il Governo non intende colmare il crescente divario tra i finanziamenti disponibili e quelli necessari per garantire le cure ai cittadini”. Anche qui parlano i numeri: negli anni successivi la crescita del Fsn si riduce a 859 milioni di euro (+0,59%) nel 2028 e 1,1 miliardi (+0,75%) nel 2029. Parallelamente, si riduce il peso del finanziamento pubblico rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese: il rapporto Fsn/Pil procede a passo di gambero, passando dal 6,14% del 2026 al 6,11% nel 2027, per poi scendere sotto il 6%: 5,98% nel 2028 e 5,87% nel 2029.
In sintesi, spiega Cartabellotta, “il Fsn continua ad aumentare, raggiungendo nel 2027 il ‘valore più alto di sempre’ (affermazione in favore di telecamere e taccuini della Presidente del Consiglio, NdR). “Ma dietro gli annunci di questo ‘nuovo record’ si nasconde una realtà ben diversa: la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità torna a diminuire, fino a toccare nel 2029 il valore più basso di sempre”.
La verità vera è che la Manovra 2027, anche al netto di misure come ad esempio gli interventi sui tetti di spesa farmaceutica e sul payback a beneficio delle imprese, la norma che adegua le remunerazioni del privato accreditato e quella che destina 1,6 miliardi per finanziare per il solo 2027 un voucher ai pazienti over 75 di 300 euro (che non rafforza l’offerta pubblica e anzi, se il decreto attuativo consentirà di utilizzarlo anche per acquistare prestazioni sul mercato privato, dirotterà risorse pubbliche a sostegno di questo tipo di domanda, senza aumentare in alcun modo la capacità del Ssn di rispondere ai bisogni di salute), solleva molti interrogativi su quali siano state e siano le priorità del Governo sulla sanità, che – osserva Cartabellotta – certamente “non si rafforza distribuendo bonus a scadenza, ma garantendo risorse stabili, personale e servizi accessibili a tutti”.

