Ddl Concorrenza,  riemerge in Aula lo scontro sui farmaci di fascia C

Ddl Concorrenza, riemerge in Aula lo scontro sui farmaci di fascia C

Roma, 22 settembre –  Esordio in Aula, ieri, per il ddl Concorrenza, approvato il 10 settembre scorso dalle Commissioni Finanze e Attività produttive di Montecitorio non senza qualche profonda divergenza tra i vari schieramenti politici, anche in riferimento all’unico articolo (il n. 432) che si occupa di salute, e segnatamente di farmacia.
Divergenze che, inevitabilmente, si sono riproposte ieri durante la discussione in Assemblea e che hanno finito per concentrarsi  ancora una volta sul nodo della liberalizzazione dei farmaci di fascia C, facendo passare in secondo piano quella che, considerandone l’impatto potenzialmente dirompente sugli equilibri attuali del servizio farmaceutico, molti considerano invece essere la novità di gran lunga più importante, almeno in materia di farmacie, ovvero l’apertura della proprietà degli esercizi al capitale.
In Aula, secondo il copione già scritto e recitato nei mesi scorsi dalle diverse forze politiche, sono state ribadite posizioni già note, evidenziando il persistere di una profonda spaccatura tra chi (la maggioranza del Pd e gli alleati di governo di Alleanza popolare, alias Ncd-Ucd, ma anche Forza Italia) vuole mantenere la dispensazione dei farmaci di fascia C con ricetta in farmacia e chi  invece (Movimento 5 stelle, Sinistra ecologia e libertà, Scelta Civica, ma anche non pochi esponenti dello stesso partito democratico) chiede di aumentare il tasso di concorrenza della legge, consentendo la vendita  dei farmaci con ricetta medica a carico del cittadino anche nelle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione.
Qui di seguito, una sintesi degli interventi più significativi, così come registrati nel resoconto stenografico della seduta d’Aula di ieri, della quale il sito della Camera rende disponibile anche la registrazione audio/video.

L’intervento del sottosegretario Vicari:
“Un ddl per stimolare la produttività”
I lavori,  cominciati sotto la presidenza del vicepresidente della Camera Simone Baldelli, sono cominciati con la diligente illustrazione dei contenuti del provvedimento da parte dei due relatori in Commissione (Andrea Martella per la X e Silvia Fregolent per la VI, entrambi del Pd)  e il successivo intervento della rappresentante di governo, la sottosegretaria del MISE Simona Vicari, che ha voluto sottolineare come lobiettivo del Governo, con il ddl Concorrenza, sia quello  di “liberare le forze produttive del Paese per risollevare la dinamica della produttività in tutti i suoi aspetti: produttività del lavoro, produttività del capitale, produttività totale dei fattori. Lo stimolo alla produttività è il fil rouge dell’intera attività di Governo. I cittadini oggi hanno il diritto e la maturità per compiere liberamente le proprie scelte di consumo e le imprese hanno il diritto e la capacità di innovare, investire, cambiare per intercettare una domanda sempre più sofisticata e differenziata.”
Vicari ha anche evidenziare, in conclusione, un aspetto del provvedimento che a suo giudizio tende a rimanere in ombra: “Il disegno di legge per la concorrenza, complesso e articolato, è un provvedimento annuale” ha detto la sottosegretaria. “La vera sfida non è quella di fare un’iniziativa spot, quanto, piuttosto, avviare un percorso sistematico e coerente di revisione della normativa“, per concludere con l’auspicio che  “l’Aula saprà accettare positivamente questa sfida, contribuendo a migliorare e a rendere più incisivo un disegno di legge che crediamo rappresenti un pacchetto importante nell’ambito della strategia complessiva del Governo. “

Fascia C, non solo Gelli: nel Pd
c’è anche chi chiede di liberalizzarla
Il deputato del Pd Luigi Taranto, a proposito dell’art. 32, ha voluto ricordare le raccomandazioni del’Antitrust:: superamento del sistema di contingentamento, possibilità di vendita al di fuori della farmacia, ma con presenza di farmacista, dei farmaci di fascia C soggetti a prescrizione medica ma con costo a carico del paziente, superamento dei limiti concernenti la possibilità per un unico soggetto di assumere la titolarità di più licenze. Proprio quest’ultimo punto, secondo il deputato democrat, costituisce  l’asse di intervento prescelto dal disegno di legge, laddove prevede che anche società di capitali possano essere proprietarie di farmacie e abolendo il tetto massimo di titolarità di quattro farmacie. “Obblighi di comunicazione, ma anche incompatibilità della partecipazione a società di capitali titolari di farmacia privata, con qualsiasi attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica, possibilità di servizio in orari e periodi aggiuntivi rispetto al livello minimo di servizio stabiliti dalle autorità competenti completano il quadro degli interventi dedicati alla distribuzione dei farmaci” ha spiegato Taranto, per concludere che da tutto questo derivano  “le premesse per una importante, seppure non esaustiva, modernizzazione pro-competitiva del modello di distribuzione dei farmaci, all’insegna di un efficientamento foriero anche di un contenimento di medio periodo della spesa farmaceutica a carico del Servizio sanitario nazionale.”
Ma se Taranto si è smarcato solo in parte e con cautela dalle posizioni ufficiali del Pd esplicitate dal responsabile nazionale sanità del partito Federico Gelli a inizio, la sua collega di partito Chiara Scuvera, deputata della minoranza bersaniana, è andata ben oltre, ricordando intanto che il ddl Concorrenza,  “per sua stessa natura, non è né definitivo né monumentale” e che “certamente si può fare di più, ad esempio, sulla questione della liberalizzazione dei farmaci di fascia C.”

Villarosa (M5S): “Senza la fascia C,
parafarmacie creazione senza senso”
Una posizione, quest’ultima, sostenuta con forza anche  Alessio Mattia Villarosa (M5S), che nel suo intervento ha sottolineato come le parafarmacie siano “una creazione stupida italiana, perché la parafarmacia senza la fascia C non ha senso”.
“Se si vuole fare un passo in avanti nel mercato delle farmacie – ha spiegato – l‘unico modo per risolvere il problema legato alla costituzione inutile delle parafarmacie e quello di dare loro la fascia C, a parere nostro con determinati paletti. Nel testo del disegno di legge, invece, si propongono delle misure che rischiano di affossare definitivamente i canali alternativi alle farmacie, ovvero parafarmacie e corner nei supermercati”.
Quanto poi alle società di capitali, secondo Villarosa “avranno più facilmente la disponibilità di fondi per acquistare quelle esistenti, il che suona molto come il lasciapassare alla creazione di catene di farmacie. La presenza di catene può agevolare forti promozioni su alcuni prodotti ‘civetta’ più usati e magari anche meno utili, efficaci ed essenziali, senza costituire una reale possibilità di risparmio, che può essere garantita solo in un regime di reale concorrenza”.
Si verrebbe così a creare, secondo il deputato M5S, una situazione del tutto analoga rispetto a ciò che è già avvenuto nel Regno Unito. “Ad oggi in Inghilterra – ha detto – abbiamo solo ed esclusivamente una catena di farmacie che si chiama Boots. Non vorrei che ci fosse un interesse dietro, che ci sia qualcuno che voglia fare lo stesso anche in Italia, cioè riuscire a prendersi una fetta di farmacie, le quali oggi non riescono neanche tra di loro a concorrere per il semplice motivo che il mercato è cambiato”.
Il timore di Villarosa è che le farmacie italiane “inizino a diventare dei minimarket, nei quali la salute viene messa al secondo posto e al primo posto viene messa la vendita a tutti i costi”.

Ricciatti (Sel): “Concorrenza? Troppo poca
e pure sleale, a danno di rurali e parafarmacie”
A favore dello “sdoganamento” della fascia C con ricetta medica anche la deputata Lara Ricciatti (Sel), che ricordato come “l’importante previsione”  fosse contenuta già nelle prime bozze del disegno di legge, per essere poi espunta. “Alla fine ha prevalso la lobby dei farmacisti proprietari e, con il plauso dello stesso Ministro Lorenzin e della Federfarma, tutto è scomparso nel testo definitivo del disegno di legge sulla concorrenza trasmesso in Parlamento” ha affermato  Ricciatti. Eppure – ha proseguito la parlamentare di Sel – solo dando la possibilità alle parafarmacie e ai corner salute di vendere anche i farmaci di fascia C con ricetta si produrrà linfa vitale alla concorrenza a vantaggio di tutti i cittadini”.
La deputata di Sel ha anche espresso forte preoccupazione per l’ingresso delle società di capitali nel settore: “Noi di Sinistra ecologia libertà continuiamo mantenere una forte preoccupazione nell’andare a infilare una catena di multinazionali che possono gestire di fatto tutta l’industria del farmaco” ha detto al riguardo Ricciatti. “O meglio, da un punto di vista di economia politica si potrebbe parlare di concorrenza sleale, perché, con l’articolo 32 di questo disegno di legge, di fatto sancite la morte, ovviamente professionale, di tutti quei farmacisti titolari di parafarmacie e farmacie rurali.”
“Ambiziosamente avete chiamato questo provvedimento ‘testo della concorrenza’ – una legge che, peraltro, deve essere revisionata di anno in anno “ ha concluso Ricciatti “ma noi pensiamo, invece, che di concorrenza qui ci sia veramente poco.”

Vignali (Ap): “La fascia C deve restare
in farmacia, che è  un presidio del Ssn”
A difendere con decisione l’attuale assetto del servizio farmaceutico è intervenuto Raffaello Vignali di Alleanza popolare, che a propsito dell’art. 32 ha evidenziato la necessità di una scelta pregiudiziale: “Se crediamo che le farmacie facciano parte del sistema sanitario nazionale con quello che questo comporta, non soltanto in termini di tutela della salute, ma anche di contenimento della spesa pubblica, allora è evidente che in questo caso l’aspetto di mercato è una variabile secondaria: non può che essere così” ha detto Vignali. “Se, al contrario, si decide di cambiare modello, cioè che diventino una rivendita come tutte le altre, ovvero un esercizio commerciale come tanti altri, allora le cose cambiano. Ma finché il nostro sistema è del primo tipo, se introduciamo modelli che lo contraddicono e impostati al secondo tipo, rischiamo semplicemente di fare dei danni al sistema sanitario.
Ragioni, ha sottolineato il deputato Ap, che “sono state ribadite da una recentissima sentenza della Corte costituzionale sui farmaci di fascia C. Peraltro ricordo che il relatore si chiamava Sergio Mattarella.
Dentro un sistema sanitario nazionale, la vendita dei farmaci con prescrizione medica deve essere regolamentata” ha continuato Vignali, spiegando che anche per questo il suo partito si è opposto  “alla creazione di un modello, le farmacie non convenzionate, libere di potere vendere tutti i farmaci, ma fuori da ogni vincolo con il sistema sanitario nazionale.”
“Non ci siamo opposti, invece, – sarebbe stato assurdo – all’introduzione e allo sviluppo di società proprietarie di farmacie, pur avendo chiesto che venissero fissate alcune compatibilità, ad esempio con le professioni mediche” ha concluso Vignali. ” E abbiamo proposto anche la possibilità di trasferimento per le farmacie soprannumerarie, soprattutto nelle zone rurali, perché oggettivamente fanno evidentemente fatica a stare in piedi con la possibilità di muoversi sul territorio regionale.”

Polidori (Forza italia): “Non vorremmo
trovarci in farmacie come bazar”
Catia Polidori, deputata di Forza Italia,  da una parte si è espressa a favore della tutela del sistema di garanzia rappresentato dall’attuale regolamentazione del servizio farmaceutico. “Abbiamo avuto anche noi paura che si accentuasse troppo il carattere commerciale di alcune farmacie, a scapito della tutela della salute dei cittadini” ha affermato Polidori, per precisare che “non ci vorremmo trovare in farmacie come bazar“. Ma la deputata forzista ha anche voluto fare un distinguo:
Ci duole constatare che, se da una parte tutti ci siamo trovati d’accordo per favorire la concorrenza, attraverso varie politiche di liberalizzazione in grado di aumentare comunque la competitività del sistema” ha detto infatti Polidori “dall’altra, non possiamo fare a meno di rilevare che queste misure appaiono assai limitate e dall’impatto debole.”

Mazziotti Di Celso (Sc): “Sulla fascia C
c’è  la sensazione di condizionamenti molto forti”
Altro intervento di peso è stato quello di  Andrea Mazziotti Di Celso (Scelta civica), presidente della Commissione Affari Costituzionali, che ha stigmatizzato le “resistenze corporative fortissime” emerse contro il provvedimento: “Oggi ho letto che la decisione giusta del Governo di consentire l’ingresso dei capitali privati nelle farmacie porterà la mafia nel capitale delle farmacie” ha esemplificato il parlamentare. “Qui c’è una totale confusione dei ruoli. Lo Stato non dovrebbe bloccare l’ingresso dei capitali nelle imprese; dovrebbe bloccare la mafia e occuparsi della pubblica sicurezza”
Ma le resistenze contro i cambiamenti sono emerse anche in Commissione, come Di Celso ha voluto evidenziare utilizzando come paradigma proprio la questione della fascia C. “È un tema sul quale noi sappiamo che una gran parte dell’opposizione la pensa come noi, pensa che quei farmaci debbano essere liberalizzati anche nelle parafarmacie, così come pensiamo che il numero massimo delle farmacie vada eliminato, come ha detto l’Antitrust e pensiamo anche che gran parte dell’Assemblea la pensi come noi” ha affermato Di Celso, annunciando che per questo “chiederemo al Governo di non esprimere un parere su questo tema, perché abbiamo la forte sensazione che ci sia stato un condizionamento molto forte – senza nascondercelo – da parte di un partito della maggioranza, che ha detto chiaramente che quello è un tema da non toccare, rivendicando il fatto di avere evitato questa liberalizzazione.
“Noi andremo in Aula e chiederemo di votare su questo punto” ha annunciato l’esponente di Sc.  “Lo faremo perché pensiamo che sia nell’interesse dei consumatori. Gli studi indicano che sulla fascia C i risparmi possono arrivare a centinaia di milioni per i consumatori e noi pensiamo che si debba smettere di rinunciare ad apportare dei benefici ai consumatori per tutelare categorie molto limitate. Per questo, Scelta civica insisterà sui suoi emendamenti, li porterà in Aula e li farà votare perché pensiamo che sia nell’interesse della concorrenza, degli italiani e della crescita.”

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