Fondo sanitario 2016, resta l’ipotesidi una riduzione di 1,5 – 2 miliardi

Fondo sanitario 2016, resta l’ipotesidi una riduzione di 1,5 – 2 miliardi

Roma, 25 settembre – Le polemiche sul decreto appropriatezza, con annessa levata di scudi dell’intera classe medica?  Una questione che può essere compresa soltanto se inscritta nella partita più ampia che si sta giocando sull’entità del finanziamento pubblico per la salute, che dovrà essere fissato dalla ormai imminente Legge di stabilità.
Questo l’assunto di un articolo di Roberto Turno pubblicato ieri da Il Sole 24 Ore, dove l’autorevole giornalista riferisce che, “a dispetto delle frenate di circostanza”, tutti gli indizi concordano nel lasciar prevedere un taglio al Fondo sanitario. Per quanto a oggi sia previsto un suo aumento per il 2016 pari a circa tre 3,3 miliardi, formalmente confermato dalla nota di aggiornamento del Def, secondo Turno il Fsn sarebbe in realtà sotto la lente del MEF. “Che vuole fare cassa” scrive il giornalista. “Magari non per dare un colpo di forbice all’intero incremento del Fondo sanitario, che resta l’ipotesi massima sul tappeto, ma per ridurlo almeno di 1,5-2 miliardi.”
“Nel pentolone della manovra, al capitolo sanità, sono in cottura molte altre novità” scrive Turno. “Sui tetti di spesa per la farmaceutica e sui ripiani a carico di imprese e regioni. Sul patrimonio delle Asl. Sui piani di rientro per gli ospedali in rosso. Anche sulle invalidità. E anche in tutti questi casi, non mancheranno le polemiche.”
Ma il capitolo di maggiore interesse per la professione farmaceutica è ovviamente quello dei farmaci: c’è molta attesa per il nuovo Prontuario, formulato secondo il criterio dei raggruppamenti di medicinali terapeuticamente assimilabili, dal quale si attendono circa 500 milioni di “risparmi”.
Al riguardo, l’Aifa sta conducendo da settimane un’intensa attività di negoziazione con le aziende farmaceutiche, inevitabilmente centrata anche sul prezzo delle specialità (il criterio di copertura del Ssn è, come è noto, quello del prezzo più basso a parità di numero di dosi definite giornaliere) e sulle decisioni che in proposito decideranno di assumere le aziende.
Il nuovo Pt, secondo quanto disposto dalle misure approvate dal Parlamento lo scorso 4 agosto (come si ricorderà, le norme sulla revisione del prontuario erano state forzosamente fatte salire a bordo nella legge di conversione del Dl Enti locali) avrebbe dovuto vedere la luce entro il 30 settembre, “ma si prevede un ritardo”, scrive Turno.
In ballo c’è anche  la riforma della governance dell’intera farmaceutica, con i nuovi tetti e le regole per i ripiani al tavolo di Governo e Regioni. La proposta dell’Aifa, al riguardo, è quella di un tetto unico (territoriale e ospedaliera), con il peso del pay back ripartito a metà tra Regioni e filiera del farmaco e un Fondo a parte per i farmaci innovativi. Per quest’ultimo, l’eventuale sfondamento  sarebbe a carico delle aziende.
“Ma la proposta dell’Agenzia del farmaco non va bene alle Regioni, a partire dal fondo a parte (gradito da Lorenzin) per i prodotti innovativi” scrive Turno. Secondo il quale, in ogni caso, “i governatori pensano a un tetto per la sola spesa in farmacia e un altro tetto per ospedaliera, distribuzione diretta e “per conto” e innovazione: in entrambi i casi lo sfondamento sarebbe fifty-fifty tra Regioni e filiera del farmaco. Con l’aggiunta di tetti regionali, poco graditi alle industrie. Partita complessa e delicata, con Palazzo Chigi che non trascura il ruolo del settore per il rilancio di investimenti e occupazione.”

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