Roma, 8 novembre – Quale sede e occasione migliore del 47° congresso nazionale della Sifo, in corso a Roma al Centro congresso La Nuvola, dove si concluderà oggi, per presentare una volta di più tre dei “gioielli della corona” degli interventi governativi sul settore del farmaco? Marcello Gemmato (nella foto), sottosegretario alla Salute con delega alle “competenze in materia di servizio farmaceutico” (tra le altre), l’occasione non l’ha ovviamente perduta, tornando a illustrare – in un’intervista rilasciata a quotidianosanità.it a margine dei lavori congressuali – le misure più significative per il settore del pharma inserite nella Legge di bilancio 2027 o in via di assunzione con provvedimenti specifici che si avviano a concludere il loro iter.
Gemmato ha cominciato dagli interventi, espressamente e reiteratamente richiesti dal comparto industriale, finalizzati a favorire l’accesso precoce ai farmaci innovativi (early access)e a ridurre il peso del payback, onere diventato strutturale e non più sostenibile economicamente (supererà i 3 miliardi nel 2027), per le aziende che investono in Italia: due condizioni assolutamente necessarie per restituire più capacità e forza di attrazione e maggiore competitività al sistema farmaceutico nazionale sul piano internazionale.
“Già in questa legge di Bilancio abbiamo previsto 70 milioni di euro nel Fondo per i farmaci innovativi proprio per affrontare il tema dell’accesso alle terapie per patologie particolari” ha detto Gemmato a quotidianosanità.it. “Saremo tra i primissimi Paesi in Europa a mettere a disposizione dei pazienti un percorso alternativo di accesso terapeutico. Questo è un dato di partenza”.
Il sottosegretario si riferisce alla nuova misura che consentirà in via sperimentale nel triennio 2027-29 l’accesso precoce ai farmaci destinati al trattamento di patologie gravi e invalidanti prive di valide alternative terapeutiche, che sarà appunto finanziata con una quota di 70 milioni di euro annui, ricavata con una rimodulazione del Fondo per i farmaci innovativi (che dunque non riceverà finanziamenti aggiuntivi a compensazione).
Più costosa invece la misura per alleggerire il peso del payback per le imprese che scelgono di investire nel nostro Paese, ovvero – per dirla con le parole di Gemmato – dare “un vantaggio competitivo a quelle multinazionali che investono e fanno ricerca in Italia”. Si tratta di una misura, ha spiegato il sottosegretario, che in un contesto qual è l’attuale, caratterizzato da forti differenze nei prezzi dei medicinali tra i diversi mercati, potrebbe concorrere a rafforzare la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti internazionali. E ciò perché – in un quadro dove una competizione centrata unicamente sul prezzo sarebbe praticamente insostenibile per l’enorme divario che esiste tra il costo stratosferico dei farmaci negli USA e quello molto inferiore praticato in Europa e in Italia – “creare condizioni favorevoli per l’industria farmaceutica può diventare un importante motivo di attrazione per le compagnie estere”.
La misura prevede, a partire dal 2027, una riduzione del payback fino a un tetto massimo di 160 milioni di euro annui complessivi per le imprese che realizzano investimenti aggiuntivi in Italia. La faccia oscura dell’intervento – ovvero le minori entrate delle Regioni per la riduzione del payback – sarà compensata da un fondo statale appositamente istituito con pari dotazione finanziaria.
Un’altra misura sulla quale il Governo (e in modo particolare proprio Gemmato, che l’ha promossa) conta molto per migliorare l'”ecosistema” italiano del farmaco è la semplificazione del quadro normativo che disciplina il settore. Una misura “di sistema”, necessaria per dipanare l’aggrovigliata matassa di migliaia di disposizioni risalenti agli anni Trenta del secolo scorso, ormai indifferibile per restituire a tutti gli operatori un quadro più organico, chiaro e stabile di regole. “Oggi il tema è quello di dare certezza a chi investe e a chi fa ricerca in Italia, anche attraverso il Testo unico sulla legislazione farmaceutica” ha affermato al riguardo Gemmato, che del provvedimento (in itinere, con la fondata previsione di un’approvazione prima della fine dell’anno) è stato a un tempo il promotore e il motore, con l’obiettivo di offrire un una condizione strutturale – quella della certezza, chiarezza e funzionalità delle regole – che da una parte offra agli operatori economici la possibilità di pianificare la loro attività più agevolmente e con maggiore serenità e dall’altra accompagni le politiche di sostegno all’innovazione.
Tre misure distinte ma che, insieme, concorrono alla costruzione di una strategia che vuole tenere insieme obiettivi diversi – accesso alle cure, sostenibilità economica e competitività industriale – ma che debbono necessariamente compenetrarsi.
L’ambizione di Gemmato, esplicitamente dichiarata nell’intervista a quotidianosanità.it, è che con il mix di queste nuove misure, il nostro Paese possa sviluppare una maggiore capacità di attrarre ricerca, produzione e diventare “un benchmark di riferimento a livello europeo”, in grado di affrontare (con le carte in regola per sperare di vincerla) la sfida per non farsi sfuggire la grande innovazione, guardando ovviamente sempre alle ricadute sui pazienti, che debbono poter godere di benefici concreti. Perché alla fine il vero obiettivo, quello che conta più di ogni altro, come spiega Gemmato concludendo la sua intervista, è “fare in modo che tutti i cittadini italiani, anche l’ultimo dei 60 milioni di cittadini, possano avere la certezza che, in condizioni di necessità, avranno gratuitamente il farmaco, anche quello innovativo”.


