Omega-3, per la prevenzione secondaria  vanno usati i farmaci, non gli integratori

Omega-3, per la prevenzione secondaria vanno usati i farmaci, non gli integratori

 

Roma, 3 novembre – L ‘efficacia degli omega-3 nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari non è più in discussione, alla luce degli ormai numerosi studi che la comprovano. Ma attenzione: solo quella che si riferisce ai farmaci e non agli integratori. È uno dei messaggi scaturiti dal congresso della Sif, la Società italiana di Farmacologia (Sif), tenutosi a Napoli alla fine di ottobre e dedicato ai nuovi orizzonti della ricerca farmacologica tra scienza ed etica.

“Non a caso – spiega Roberto Volpe, lipidologo e ricercatore del Cnrdi Roma – sia le Linee guida internazionali che la nota 94 e la nota 13 dell’Agenzia italiana del farmaco ne regolano l’impiego in indicazioni specifiche, ovvero dopo un evento cardiovascolare e, rispettivamente, nell’ipertrigliceridemia familiare e in quella cosiddetta ‘combinata’ in cui l’aumento dei trigliceridi si associa a quello del colesterolo”.
Ma nelle sue dichiarazioni, riprese da un lancio Ansa, Volpe aggiunge che “esiste un’esigenza più ampia di prevenzione, da affiancare alla corretta alimentazione e al giusto stile di vita, che può trovare nell’impiego dei farmaci omega-3 una valida risposta: è la prevenzione della demenza vascolare e dell’Alzheimer e ciò perché gli omega-3 hanno dimostrato di avere un’attività protettiva nei confronti dei neuroni contrastando in tal modo il decadimento cerebrale”.
Al contrario dei farmaci, dice Alessandro Mugelli, docente di Farmacologiae direttore del Dipartimento Neurofarba dell’Università di Firenze, “gli integratori alimentari, nei pochi studi disponibili, non hanno dimostrato alcuna significativa attività di riduzione del rischio cardiovascolare”. Dunque “possono essere visti al massimo come una alternativa o meglio come un’integrazione di una dieta carente di omega-3, funzionale al mantenimento di uno stato di salute”. Ma se si parla di prevenzione secondaria, cioè del trattamento di soggetti che hanno già avuto un evento cardiovascolare, per Mugelli “è necessario intervenire con trattamenti di documentata efficacia e per questo bisogna ricorrere ai farmaci, che si sono dimostrati efficaci”.
A chiarimento ulteriore di questo concetto, gli specialisti osservano che gli integratori hanno una concentrazione di acidi grassi polinsaturi inferiore a quella dei farmaci, dove essa è pari o superiore all’85%.

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