Sì del Senato con voto di fiducia, la Legge di stabilità passa alla Camera

Sì del Senato con voto di fiducia, la Legge di stabilità passa alla Camera

Roma, 21 novembre – 164 sì, 116 no e due astenuti: con questi numeri, il Senato ha approvato ieri il maxi emendamento del Governo alla Legge di stabilità 2016, sul quale l’esecutivo aveva posto la questione di fiducia. Il provvedimento, ora, passa a Montecitorio, dove la manovra di bilancio per il prossimo anno dovrebbe presumibilmente essere licenziata entro Natale, anche se i nodi da sciogliere restano ancora tanti e su capitoli importanti come la sicurezza (diventato ancora più urgente dopo gli atti terroristici del 13 novembre a Parigi), il Mezzogiorno, le pensioni e i tagli alle Regioni e alla sanità

A proposito di quest’ultima, il maxiemendamento di Palazzo Madama ha introdotto un importante “aggiustamento” relativo ai farmaci innovativi, confermando per il 2016 la destinazione di un fondo dedicated, extra Fsn, pari a 500 milioni.

In sintesi, le novità essenziali della manovra riguardano la più “mediatizzata” delle misure volute direttamente dal premier Matteo Renzi, l’abolizione della Tasi. Il Senato ha aggiunto la riduzione del 25% di Imu e Tasi sugli affitti a canone concordato e in materia di edilizia popolare, ha chiarito che militari e coniugi separati non sono tenuti al pagamento della tassa sulla prima casa e ha dichiarato esenti anche le cooperative edilizie a proprietà indivisa e gli alloggi sociali. Per le giovani coppie ha invece potenziato il cosiddetto bonus mobili, portandolo a un ammontare complessivo di 16.000 euro (anziché gli 8.000 originariamente previsti). Ritocchi sono stati apportati anche al congedo parentale per i neopapà e sono stati ridotti i tagli a Caf e a patronati.

Le partite lasciate in sospeso al Senato, dove l’esame del provvedimento si è rivelato più lento e faticoso del previsto, si giocheranno ora a Montecitorio, dove la maggioranza dispone di “numeri” più confortanti. Resta però il fatto che su temi cruciali (come il Mezzogiorno) Parlamento e governo non sono stati ancora in grado di identificare quale tra le misure proposte possa essere quella più adatta a rilanciare il tessuto produttivo. A Palazzo Madama sono emerse tre possibili linee di intervento: il credito d’imposta automatico, il rafforzamento della decontribuzione e il potenziamento dei superammortamenti.

Le prime due, che potrebbero trovare copertura facendo ricorso ai fondi europei e al fondo di sviluppo e coesione, sembrano le più probabili, ma la decisione dipenderà probabilmente da quale possa risultare “più digeribile” anche all’Europa.

Il rapporto con l’Ue sarà fondamentale anche nella partita sulla sicurezza. Il governo ha assicurato più volte l’intenzione di aumentare i fondi a disposizione e la stessa Commissione europea ha dato il via libera all’utilizzo di risorse al di fuori dal patto di stabilità, ma l’ammontare dei finanziamenti deve essere ancora calcolato.

Nel testo licenziato in Senato, a ogni buon conto, ha trovato spazio il decreto “salva Regioni” approvato il 6 novembre scorso dal Governo, che permette un ripiano diluito in 30 anni dei debiti pregressi delle Regioni e che contiene anche le nuove regole sul calcolo dei ripiani alle Regioni da parte delle aziende farmaceutiche, relative al payback 2013 e 2014. E ad annunciare nuove possibili misure per “alleggerire” la situazione delle Regioni in deficit è intervenuta la ministra della Salute Beatrice Lorenzin: “Sto lavorando a una norma da inserire nella legge di Stabilità ha dichiarato infatti ieri la titolare del dicastero, a margine dell’inaugurazione del pronto soccorso dell’Ospedale Santo Spirito a Roma che permetta alle Regioni di uscire dal Piano di rientro. C’è una legge per farle entrare ma non per farle uscire.”

Sul sito del Senato, è disponibile il testo del maxi emendamento presentato dal Governo, che contiene (a pagina 50 del documento, punti 328, 329 e 330) anche la misura che istituisce, nello stato di previsione del ministero della Salute, il fondo da un milione di euro per finanziare la prima applicazione, da parte delle farmacie, del servizio di revisione dell’uso dei medicinali (ovvero il Mur, acronimo di medicine use review) finalizzato ad assicurare l’aderenza terapeutica nei pazienti affetti da asma, con l’obiettivo di una riduzione della spesa per sostenere i costi degli interventi sanitari conseguenti a una scarsa o comunque non adeguata adesione alle cure farmacologiche. Il fondo Mur è assegnato a Regioni e Province autonome (punto 329) in misura proporzionale alla popolazione residente ed è diretto “in via esclusiva e diretta a finanziare le remunerazione del servizio reso dal farmacista”.

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