Roma, 15 dicembre – Sono in crescita i casi di influenza: dall’arrivo del virus stagionale a oggi sono ormai quasi 400 mila gli italiani colpiti, soprattutto bambini. Le stime più aggiornate del rapporto Influnet, la rete nazionale di sorveglianza sull’influenza coordinata dall’Iss, registrano infatti nella settimana dal 30 novembre al 6 dicembre altri 61.000, per un totale, dall’inizio della sorveglianza, di circa 378.000 casi
In attesa del picco epidemico, gli esperti intervengono con le consuete raccomandazioni, prima su tutte quella di evitare l’abuso o un uso inutile e inappropriato dei farmaci, soprattutto senza controllo medico.
A spiegarlo è Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. Il quale, intanto, spiega all’Ansa che “per essere precisi bisogna considerare che al di fuori del periodo di picco dei contagi (come in questo momento) la maggioranza dei casi riportati non è vera influenza, bensì si tratta di sindromi parainfluenzali.”
“Solo nella fase del picco la maggioranza dei casi con sintomatologia influenzale è riferibile ai virus dell’influenza veri e propri” precisa Rezza.
Dal rapporto emerge anche che l’attività dei virus influenzali è ancora ai livelli di base: il livello di incidenza in Italia è pari a 1,01 casi per mille assistiti. Il picco, rileva Rezza, quest’anno potrebbe verificarsi un po’ in ritardo, comunque dopo le Feste.
Ad ogni modo, in attesa del picco dei casi, è bene ricordare che ”l’influenza è una malattia che si autolimita, e cioè tende a risolversi spontaneamente in 3-5 giorni – spiega ancora Rezza – quindi non c’è granché da fare per combatterla se non attendere che faccia il suo corso. Se i sintomi sono particolarmente fastidiosi e la febbre è alta ci vuole l’antipiretico.
“In genere – aggiunge Rezza – si consiglia il paracetamolo perché l’aspirina può dare effetti collaterali, specie nei bambini. Anche se è vero che col paracetamolo la febbre non scende molto, il motivo è che comunque l’influenza fa il suo corso”. In proposito, uno studio ha confermato che non serve aggredire troppo la febbre con questo farmaco, nella speranza di contenere così l’influenza. Per gli adulti, rileva l’esperto, c’è la possibilità di prendere anche aspirina o novalgina, ma non vi sono differenze dimostrate nell’utilizzo di un farmaco piuttosto che un altro.
“Ci sono anche dei farmaci diversi, i cosiddetti inibitori della neuroamidasi , antivirali veri e propri – continua Rezza: ma anche questi riducono di poco i sintomi e abbreviano poco il decorso della malattia, e comunque non sono raccomandati se non in casi eccezionali di persone ad alto rischio di complicanze“. Insomma, Rezza non lo dice, ma in pratica conferma quella scherzosa definizione secondo la quale l’influenza è una malattia che dura mediamente una settimana, ma se la curi passa in sette giorni…
L’esperto conclude ricordando – ed è forse l’avvertenza più importante – che in corso di influenza non si danno antibiotici, ma questi possono essere prescritti in seguito e solo qualora comparissero complicanze di tipo batterico.


