Farmaci generici, il Tar boccia la Regione:  “Non può limitare la prescrizione dei medici”

Farmaci generici, il Tar boccia la Regione: “Non può limitare la prescrizione dei medici”

 

Roma, 21 dicembre – “Tra dottore e prescrizione non si impicci la Regione“. Questa, a volerla ridurre in forma di adagio, la motivazione con la quale una sentenza del Tar Lazio ha annullato, a sette anni dalla sua approvazione, la delibera regionale n. 232 del 29 marzo 2008, pubblicata sul BURL n. 17 del 7 maggio 2008, volta a incrementare l’impiego dei farmaci con copertura brevettuale scaduta in luogo delle corrispondenti specialità medicinali.

Il provvedimento regionale puntava dichiaratamente a frenare i consumi di alcune categorie di farmaci (come betabloccanti, calcio-antagonisti, anticolesterolo, Ace inibitori eccetera) individuati e indicati in un apposito elenco indicato dalla delibera come Tabella A, imponendo ai medici, in caso di prescrizione di farmaci branded per queste patologie pur in presenza sul mercato di altri farmaci equivalenti a brevetto scaduto, di specificare sulla ricetta il motivo della scelta, apponendo l’apposito codice correlato alla causale (documentata intolleranza, allergia, interazione con altri farmaci, inefficacia documentata dei farmaci a brevetto scaduto, eccetera).

Evidente lo scopo della delibera regionale: incentivare la prescrizione dei farmaci equivalenti per categorie di farmaci molto utilizzati, con un conseguente, rilevante risparmio per le casse regionali, stimato in circa 30 milioni di euro all’anno.

Il giudice amministrativo, però – sia pure a sette anni di distanza – ha ritenuto che quel provvedimento vada oltre i poteri attribuiti alla Regione, osservando chela fissazione dei limiti e dei criteri che devono guidare il medico nella scelta del farmaco, che meglio risponda alle esigenze terapeutiche del singolo caso, non può che appartenere ai principi fondamentali da stabilire con legge statale, trattandosi di uno dei casi in cui occorre assicurare uniformità di trattamento nei diritti a livello nazionale, incidendo i criteri di prescrizione sul principio di libera scelta del farmaco da parte del medico quale aspetto del diritto alla salute riconosciuto dall’art. 32 della Costituzione”.
Secondo il Tar Lazio, la delibera regionale impugnata dalle case farmaceutiche introduce disposizioni che limitano la scelta del medico di prescrivere la terapia ritenuta migliore per l’assistito, disciplinando dunque una materia non di competenza regionale e imponendo paletti” alla prescrizione “che hanno come effetto la limitazione (o, comunque, il condizionamento) della libertà del medico di scegliere il farmaco da prescrivere al proprio paziente”.
Richiamando tra gli altri i decreti legge 95/2912 e 1/2012, le cui disposizioni – a giudizio del Tar Lazio – non possono che implicare “la vigenza del principio generale secondo il quale spetta al medico la scelta in ordine al principio attivo da somministrare al paziente, i giudici della sezione terza quater hanno annullato la delibera regionale, ritenuta illegittima laddove impone “prescrizioni che hanno come effetto la limitazione (o comunque il condizionamento) della libertà del medico di scegliere il farmaco da prescrivere al proprio paziente”, mentre “spetta al medico la scelta in ordine al principio attivo da somministrare al paziente”.

La sentenza, in buona sostanza, ribadisce che la Regione non può condizionare la prescrizione del medico per perseguire obiettivi di risparmio utilizzando suoi provvedimenti. Cosa che, peraltro, analogamente al Lazio, hanno fatto e fanno pressoché tutte le Regioni (in particolare quelle in piano di rientro) da almeno una dozzina d’anni. Resta ora da vedere se la pronuncia del Tar Lazio sarà appellata o meno al Consiglio di Stato e quali effetti potrà produrre sulle altre consimili delibere regionali.

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