Infezioni antibioticoresistenti, in Italia dati allarmanti: oltre 200mila casi e circa 10mila decessi

Infezioni antibioticoresistenti, in Italia dati allarmanti: oltre 200mila casi e circa 10mila decessi

Roma, 15 novembre – L’Italia resta purtroppo saldamente nelle posizioni di testa nella classifica della prevalenza di infezioni antibioticoresistenti, con una diffusione superiore alla media europea per alcuni dei principali superbatteri. Se in Europa ogni anno si stimano circa 670 mila infezioni da germi multiresistenti, quasi un terzo dei casi (200 mila) si registrano proprio nel nostro Paese. Stesse percentuali per quanto riguarda i decessi correlati, che sono circa 33.000 in Europa e 10.000 nel nostro Paese.

I dati più recenti dell’Ecdc, lo European Center for Disease Prevention and Control,  confermano la davvero non invidiabile leadership dell’Italia nella diffusione di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, pardigma esemplare di super batterio killer. Ma arrivano dati allarmanti anche da batteri resistenti come Pseudomonas aeruginosa multiresistente, Enterobacteriaceae produttrici di beta lattamasi a spettro esteso, stafilococcus aureus Meticillino-resistente. Per tacere del caso, molto recente e rimbalzato con grande scalpore e preoccupazione sulle pagine delle cronache nazionali,  degli ospedali toscani dove si è registrato un outbreak da New Delhi Metallo beta-lactamase (Ndm), con i connotati di una vera e propria epidemia da infezione microbica resistente agli antibiotici, con ben 36 decessi e oltre 100 pazienti colpiti.

Comprensibile, dunque, che da Santa Margherita Ligure, alla vigilia dell’European Antibiotic Awareness Day in calendario lunedì 18 novembre,gli infettivologi italian, riuniti per l’International meeting on Antimicrobial Chemotherapy in Clinical Practice promosso dalla Società italiana di Terapia antinfettiva (Sita) abbiano ritenuto opportuno, lanciare un appello in tutte le direzioni: ai medici, affinché rivedano i loro comportamenti prescrittivi; ai cittadini, affinché usino responsabilmente gli antibiotici; alle istituzioni, sollecitate a promuovere campagne di sensibilizzazione.

Ne riferisce doviziosamente la testata specializzata pharmastar.it, raccogliendo le dichiarazioni degli esperti riuniti nella cittadina ligure.  “Le ragioni di quanto sta accadendo sono diverse” afferma ad esempio Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie infettive del San Martino di Genova, e presidente della Sita. “All’interno delle strutture d’assistenza vi sono persone malate, spesso anziane e fragili, facilmente aggredibili dalle infezioni. La seconda ragione è che negli ospedali italiani viene trattata con antibiotici una percentuale di pazienti superiore a quella di altri Paesi europei. Il terzo problema è relativo alla non totale attivazione delle misure necessarie per evitare queste infezioni, come ad esempio l’uso appropriato dei guanti che servono a proteggere il paziente. Tutto questo rende urgente e necessarie iniziative di sensibilizzazione rivolte soprattutto ai cittadini: bisogna partire dalle scuole per insegnare a usare correttamente questi farmaci e spiegare il valore delle buone regole dell’igiene”.

In Europa le percentuali di utilizzo di antibiotici ad ampio spettro variano tra il 16% e il 62%; negli ospedali europei, fino al 50% degli antibiotici vengono usati senza necessità o in modo inappropriato. Nella Ue il consumo di antibiotici specifici per il trattamento delle infezioni multiresistenti è raddoppiato nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014.

L’Italia è tra i primi Paesi per consumo di antibiotici (27,8 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti). Nel biennio 2016-2017, si è posizionato tra i primi Paesi europei per l’utilizzo di antibiotici (44,5%), subito dopo Spagna (46,3%) e Grecia (55,6%), contro una percentuale decisamente più bassa in paesi come Inghilterra (37,4%) e Francia (19,7%).

C’è però chi si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto: “I dati nel loro insieme sono ovviamente allarmanti e impongono assolutamente di intervenire ma dimostrano anche che in Italia c’è una forte attenzione alla sorveglianza e che il nostro Paese non nasconde i propri dati e non nega le terapie ai pazienti che non hanno possibilità reali di guarigione, a massimo rischio di essere preda di microorganismi resistenti” spiega infatti Pierluigi Viale, direttore UO Malattie infettive al Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, vicepresidente Sita. “Il vero argomento di riflessione è il fatto che ci siano stati tanti casi concentrati in pochi ospedali, dato che impone una riflessione sull’Infection control. Probabilmente tanto quanto siamo attenti su tutti i discorsi correlati alla terapia, altrettanta attenzione dovremmo porre sulla questione della prevenzione».
Gli aspetti sui quali la Sita richiama l’attenzione sono tre. Il primo riguarda il rispetto di tutte le procedure di prevenzione nell’ambito dell’Infection control: lavaggio delle mani, comportamenti corretti del personale ospedaliero. La prevenzione passa poi attraverso una corretta gestione della politica degli antibiotici: tempi di trattamento più brevi, meno terapie ridondanti, meno prescrizioni difensive, ottimizzazione delle posologie, in pratica tutti i cardini dell’antimicrobial stewardship, l’insieme di attività che connotano la visione di sistema della terapia antibiotica. Questa procedura potrebbe comportare di evitare almeno trenta prescrizioni di antibiotici su 100 fatte ogni giorno in un ospedale o in comunità. “Negli ultimi anni si sono rese disponibili nuove tecnologie di diagnosi e nuove molecole, non numerose ma efficienti” aggiunge Viale. “È nostro compito usarle correttamente, non sprecarle e identificarne bene gli ambiti di utilizzo“.

I nuovi antibiotici sono rivolti in particolare al trattamento delle infezioni da Gram-negativi e sono in grado di ripristinare l’azione antibiotica attraverso meccanismi come l’inibizione delle beta lattamasi, enzimi prodotti dai batteri, responsabili della resistenza agli antibiotici. Ma il loro utilizzo incontra ostacoli sia regolatori, in termini di limitazioni alle indicazioni, che culturali da parte di molti medici che preferiscono prescrivere i “vecchi” antibiotici.

Il terzo tema su cui punta la Sita è l’educazione sanitaria. La società scientifica è in prima linea per promuovere l’informazione sulle antibiotico-resistenze al pubblico ma anche ai medici. Dopo la campagna di sensibilizzazione per il corretto uso degli antibiotici (con lo spot del Supervampiro per ricordare le gravissime conseguenze per la salute umana associate alla perdita di efficacia degli antibiotici), quest’anno è partito un programma di appropriatezza dell’utilizzo degli antibiotici gestito con la Fimmg, la federazione Italiana dei medici di medicina generale.

Attraverso una serie di incontri sul territorio nazionale è in corso un progetto condiviso dalle due società e volto ad insegnare agli Mmg a utilizzare meglio gli antibiotici, spiegando loro quali sono i problemi relativi alle resistenze, quali sono i batteri interessati, e quindi cosa fare per evitarli e cosa fare nel momento in cui si presentano.

“Il progetto ci porterà, probabilmente, anche alla produzione di linee guida e quindi alla produzione di percorsi per la terapia delle principali infezioni e gestione comunitaria, ad esempio infezioni urinarie e respiratorie” osserva Bassetti.  “L’obiettivo è condividere insieme dei percorsi che possano essere utili non solo alla Federazione italiana dei Medici di medicina generale ma da proporre anche al ministero della Salute e all’Istituto superiore di sanità».

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