Biosimilari, vince ancora la Regione Toscana: respinto dal Tar il ricorso di un’azienda

Biosimilari, vince ancora la Regione Toscana: respinto dal Tar il ricorso di un’azienda

Roma, 27 novembre – Il Tar Toscana ha respinto un ricorso presentato dalla società farmaceutica AbbVie contro una delibera regionale sull’utilizzo dei farmaci biosimilari dello scorso aprile che – in linea con le indicazioni dell’Aifa – stabiliva le modalità di accesso a questa tipologia di farmaci coniugando (come ricorda la stessa Regione Toscana)  il diritto a cure efficaci e di qualità dei pazienti con quello dell’autonomia del medico e della sostenibilità del sistema sanitario regionale.

Un’impostazione che, ad avviso della Regione, è stata approvata e ribadita dalla sentenza del Tar n. 1611/2019 del 26 novembre scorso, che riconosce come “il medico non possa essere del tutto libero nella prescrizione, senza avere condizionamenti di sorta in ordine al costo della terapia, dovendosi invece raggiungere un punto di equilibrio tra la tutela delle prerogative del medico e dei diritti del paziente e le esigenze di ottimizzazione della spesa pubblica sanitaria”.

Una delle questioni principali esaminate dal Tar era proprio il passaggio della delibera regionale in cui si afferma che nei casi in cui il medico ritenga opportuno per motivi clinici continuare a prescrivere il farmaco originator, potrà farlo motivando però la scelta con criteri basati sull’evidenza clinica.

Per il presidente Enrico Rossi (nella foto) “la sentenza è motivo di grande soddisfazione” perché “conferma pienamente la legittimità della scelta politica della Toscana di mettere davanti a tutto gli interessi dei cittadini e del nostro sistema sanitario pubblico e universalistico”.

“Eravamo fiduciosi  che la delibera avrebbe passato il vaglio del Tar” aggiunge  l’assessore al diritto alla salute, Stefania Saccardi “perché risponde alle linee indicate dall’Aifa e garantisce diritti dei pazienti e autonomia professionale dei medici”.

Nel respingere il ricorso, i giudici amministrati toscani osservano come in casi analoghi (il riferimento è a una precedente sentenza della Terza sezione del Consiglio di Stato, n. 3621/2017, punti 8.5. e 8.6.) la giurisprudenza abbia ritenuto legittima “la delibera regionale, (che) in una equilibrata ponderazione dei delicati interessi di rango costituzionale in gioco, fa salva tutta l’autonomia del medico e, con essa, il diritto alla salute del paziente nelle ipotesi in cui il farmaco originator di minor costo, a parità, in astratto, di riconosciuta efficacia terapeutica, non possa garantire eguale o analogo risultato, in concreto, per il singolo paziente… l’onere motivazionale rinforzato che si raccomanda al medico, in questa seconda ipotesi, non ne mortifica l’autonomia decisionale e la liberà prescrittiva, ma anzi ne esalta il ruolo e rende evidenti, alla stregua di un principio di trasparenza della decisione medica che è oggetto di un fondamentale diritto dell’individuo ma anche di un interesse collettivo (art. 32 Cost.), le ragioni tecnico-scientifiche della propria scelta in un panorama di risorse pubbliche ormai razionate, per via della crisi finanziaria, anche in un fondamentale settore dello Stato sociale di diritto come quello sanitario”.

La sentenza del Tar Toscana n. 1611/2019

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