Pillola del giorno dopo, le precisazioni della Smic al DataRoom di Gabanelli

Pillola del giorno dopo, le precisazioni della Smic al DataRoom di Gabanelli

Roma, 6 febbraio – È legittimo sospettare che l’uso dei farmaci contraccettivi d’emergenza (come EllaOne) venga considerato da un numero sempre più alto di giovani ragazze non nella sua eccezionalità, ma alla stregua di una qualunque altra misura contraccettiva. Ad avanzare il dubbio è il DataRooom di Milena Gabanelli pubblicato ieri sul Corriere della Sera, che offre uno spaccato, cifre alla mano, del crescente successo di mercato di questi medicinali, che aumentano costantemente le vendite: nel 2018 sono state vendute 573.100 confezioni contro le 363.600 del 2012, con un incremento del 58% in sei anni più. L’azienda francese Hra Pharma, produttrice di EllaOne,  ha incrementato il suo fatturato italiano del 170%, passando dai 4,4 milioni del 2012 agli oltre 12 milioni del 2018.

Per contro, negli ultimi sei anni la vendita dei profilattici nelle farmacie è diminuita del 26%  (anche se Gabanelli non fornisce dati sull’eventuale aumento della loro vendita in altri esercizi). Quel che è certo, rileva ancora l’ultimo DataRoom della giornalista, realizzato in collaborazione con Simona Ravizza, è che dalle ultime rilevazioni del ministero della Salute su 13.973 universitari, il 22% dichiara di aver avuto rapporti occasionali non protetti. Dato che potrebbe suffragare l’ipotesi che in una quota rilevante di ragazze, la decisione di fare sesso non protetto sia in qualche modo “alleggerita” dal pensiero “ci penso dopo”.

Il DataRoom di Gabanelli ha subito suscitato una replica da parte della Smic, che con il suo presidente Emilio Arisi, ha subito voluto fornire alcune precisazioni in punta di valutazione medico scientifica, per evitare l’insorgenza di possibili equivoci ed evitare dubbi e paure ingiustificati da parte delle donne “verso una categoria di farmaci assolutamente sicuri ed efficaci e che hanno contribuito a ridurre notevolmente il ricorso all’aborto, come riconosciuto più volte dallo stesso ministero della Salute”.

Tra i molti altri chiarimenti, Arisi individua una “carenza” nel lavoro delle due giornaliste, che “non accenna affatto ai vantaggi che la contraccezione di emergenza ha determinato sulla ridotta progressiva incidenza della interruzione volontaria di gravidanza in questi anni nel nostro Paese, come peraltro affermato nelle annuali relazioni ministeriali sulla legge 194. E dimentica di affrontare gli indubbi vantaggi farmaco-economici per il sistema sanitario nazionale documentati da molti studi costo-efficacia effettuati in varie nazioni del mondo, dalla Francia alla Gran Bretagna, agli Stati Uniti, alla Spagna ed all’Italia raffrontando i costi delle interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) risparmiate rispetto ai possibili costi della contraccezine d’emergenza”.

Argomento che Arisi riprende nella sua precisazione finale, relativa a un recentissimo lavoro che raffronta l’andamento delle interruzioni di gravidanza in 12 nazioni europee prima e dopo l’abolizione dell’obbligo di ricetta, evidenziando un aumento dell’utilizzo della contraccezione d’emergenza, “ma anche in modo significativo una riduzione delle interruzioni, specialmente nelle giovanissime, dopo il passaggio a non-ricetta”.

 

 

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