CdS, croce e/o insegna di una farmacia non possono affacciarsi su via di un’altra sede

CdS, croce e/o insegna di una farmacia non possono affacciarsi su via di un’altra sede

Roma, 16 giugno – Una sentenza del Consiglio di Stato, la n. 4744 del 10 giugno scorso, affronta il tema dei “parametri” (vecchi e nuovi) che deve osservare la farmacia che, volendo spostarsi nell’ambito della sede, è tenuta a produrre  – tra gli altri obblighi – idonea documentazione che certifichi e attesti, da un lato, il rispetto dell’obbligo di distanza di almeno 200 metri da altre sedi farmaceutiche e, dall’altro, l’inclusione del nuovo locale nella sede farmaceutica di pertinenza.
Il Supremo Consesso amministrativo si è pronunciato su una sentenza del Tar Sardegna (la n. 182/2018) relativa all’impugnazione, da parte di un titolare di farmacia, del provvedimento di autorizzazione della Asl n. 8 di Cagliari (oggi ATS Sardegna, dopo la riforma della sanità isolana) al trasferimento dei locali della farmacia all’interno della sede.

Il ricorso del farmacista al provvedimento di autorizzazione della Asl  si limitava alla sola parte in cui il trasferimento era stato subordinato al rispetto di una serie di condizioni: il divieto di apporre insegne identificative della farmacia (la croce) sulla parte di edificio prospiciente una strada insistente su zona di pertinenza di una diversa sede farmaceutica;  l’obbligo di oscurare sia di giorno che di notte la vetrina sulla medesima via e da ultimo l’obbligo di adottare misure “atte a evitare che attraverso tale vetrina possa essere identificata la tipologia di attività svolta all’interno dei locali”.
In buona sostanza, in prima istanza la Commissione di vigilanza della Asl, poi l’Asl stessa con la sua autorizzazione e quindi il Tar Sardegna davanti al quale aveva fatto ricorso il farmacista, vedendoselo respingere, avevano ritenuto che a una farmacia non è consentito  di “affacciarsi” – né con la sua croce verde d’ordinanza né con una qualunque sua vetrina – in una via di piena ed esclusiva inerenza a una sede confinante, invadendo l’ipotetico bacino di utenza di quest’ultima e quindi in definitiva “insistendo” (come scrivono i giudici di Palazzo Spada) “su zona di pertinenza di una diversa sede farmaceutica”.
Pur condividendo gli esiti cui erano giunti in prima istanza i giudici amministrativi sardi, il Consiglio di Stato ha però ritenuto opportuno “correggere” la motivazione della sentenza di primo grado, chiarendo che la legittimità dell’operato dell’Asl/AST – in particolare per quanto riguarda l’oscuramento della vetrina e della rimozione dell’insegna “invadenti” – non deriva, come affermato dal Tar, dalla circostanza che l’una e/o l’altra “sono poste a una distanza inferiore ai duecento metri da un’altra farmacia” ma dal rilievo che, come prima accennato, esse “insistono su una diversa via ricadente in altra zona farmaceutica”.
Insomma, conclude il Supremo Consesso, avendo la vetrina e l’insegna “la chiara funzione di attrarre la clientela, così concorrendo all’offerta farmaceutica”, esse non possono essere collocate in una zona diversa da quella assegnata.
Commentando la sentenza sulla newsletter Piazza Pitagora dello studio Sediva Bacigalupo-Lucidi, gli avvocati Gustavo Bacigalupo e Cecilia Sposato  scrivono che “raramente, perlomeno negli ultimi vent’anni, era capitato di leggere affermazioni del CdS così tremendamente anticoncorrenziali: sembra d’altronde difficile coglierne la ratio e la fine sostanza, anche perché  (…) princìpi come questo sono nel concreto difficilmente osservabili 8si pensi a una lunga via con tre o quattro farmacie ivi in esercizio e ognuna con la sua bella croce verde pienamente visibile dall’intera utenza passante in quella via…9 e dunque ci pare di poter concludere che si tratta di affermazioni che francamente … provano troppo e, non foss’altro che per questo, ben poco condivisibili”.

 

La sentenza n. 4744/2022 del Consiglio di Stato

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