Roma, 28 aprile – Il 25 aprile (festa della Liberazione in Italia) è anche la Giornata mondiale contro la malaria, istituita dall’Oms nel 2007 con l’obiettivo – un giorno – di festeggiare la liberazione su scala planetaria dalla malattia. Un traguardo ancora molto lontano, a leggere i dati del World Malaria Report 2025 dell’Oms: 282 milioni di casi e 610 mila decessi nel mondo a causa della malattia nel 2024, con un aumento rispetto all’anno precedente, un peggioramento correlato sia alla crescita della popolazione mondiale sia alle difficoltà registrate in diversi Paesi, soprattutto in Africa subsahariana, dove la malattia resta più diffusa.
Gli obiettivi fissati per il 2025, che prevedevano una forte riduzione di incidenza e mortalità rispetto ai livelli del 2015, sono insomma ancora tutti da raggiungere, è costretta ad ammettere l’agenzia sanitaria dell’Onu: dopo anni di miglioramenti costanti, infatti, i progressi stanno rallentando e la curva globale dell’incidenza si è sostanzialmente stabilizzata, mentre la mortalità continua a diminuire ma troppo lentamente.
I dati italiani: 7-800 casi, tutti di importazione
In Italia (i dati sono del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità) si registrano ogni anno tra 700 e 800 casi di malaria, tutti d’importazione. Lo ricorda il Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in vista del World Malaria Day, ricordando anche che l’Italia è considerata libera dalla malaria dal 1970, l’anno in cui l’Oms certificò la fine della trasmissione stabile sul territorio nazionale. Ma questo non ha certo fatto sparire del tutto la malattia dagli ospedali italiani, che continua a essere presente anche nel nostro Paese per le infezioni contratte altrove e diagnosticate al rientro, in larga parte causate da Plasmodium falciparum di origine africana. Da qui il richiamo dell’Iss per chi viaggia in aree endemiche a fare massima attenzione alle misure di prevenzione e ancora di più al riconoscimento tempestivo di eventuali sintomi al rientro.
A livello globale, a pesare è sempre la situazione dell’Africa, che nel 2024 ha registrato il 94% dei casi e il 95% dei decessi globali, con quattro Paesi (Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Niger e Repubblica Unita di Tanzania) che da soli hanno riportato poco più della metà di tutti i decessi per malaria a livello globale, con – rispettivamente – il 30,3, l’11,1, il 5,8 e il 4,3 per cento. E sempre la Nigeria, da sola, ha registrato il 38,6% dei decessi tra i bambini di età inferiore ai 5 anni.
Gavi-The Vaccine Alliance, un programma per proteggere 50 milioni di bambini nei prossimi 5 anni
Ma qualcosa si muove anche nel continente africano, dove a oggi 25 Paesi hanno introdotto i vaccini contro la malaria nei programmi di immunizzazione di routine a partire dal 2024, rendendo questa la più rapida implementazione di vaccinazioni di routine nella storia di Gavi-The Vaccine Alliance, la partnership pubblico-privata che contribuisce a vaccinare più della metà dei bambini del mondo contro alcune delle malattie più letali a livello globale, partecipata tra gli altri da Oms, Unicef, Banca Mondiale, industria dei vaccini e Fondazione Gates, oltre ad agenzie tecniche e altri soggetti della società civile.
Tornando all’introduzione del vaccino, Gavi cita il caso del Burkina Faso “dove, insieme ad altre misure di controllo, ha contribuito a ridurre i casi di malaria del 32% tra il 2024 e il 2025, con una netta diminuzione dei casi nei bambini sotto i 5 anni e una riduzione complessiva del 50% dei decessi correlati alla malaria”. Questi primi risultati sembrano confermare i dati preliminari “secondo i quali entrambi i vaccini antimalarici disponibili si sono dimostrati efficaci per oltre il 70% nella prevenzione dei casi nel corso del primo anno, se somministrati prima dell’inizio del picco della stagione delle piogge”.
Nonostante sia uno dei vaccini di maggior successo introdotti da Gavi-The Vaccine Alliance, “il futuro del programma vaccinale è a rischio a causa di problemi di finanziamento” avverte l’organizzazione. “A fronte di una riduzione dei finanziamenti del 30%, il programma di Gavi-The Vaccine Alliance contro la malaria dovrà essere ridimensionato” conclude la nota “mettendo a rischio il numero di bambini vulnerabili che l’Alleanza per i vaccini è in grado di aiutare e compromettendo la capacità del mondo di combattere una malattia la cui trasmissione – a causa dei cambiamenti climatici – aumenta ogni anno”.


