Assemblea Farmindustria, Cattani confermato presidente per il terzo mandato consecutivo

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Roma, 24 giugno – Marcello Cattani (nella foto) è stato confermato all’unanimità alla presidenza di Farmindustria per il triennio 2026-2028 nel corso dell’Assemblea privata dell’associazione delle imprese farmaceutiche svoltasi ieri all’Auditorium della Conciliazione a Roma e deicata al tema Geopolitica e innovazione: l’industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione. Per il manager di Sanofi Italia si tratta del terzo mandato consecutivo, preciso segnale di continuità di indirizzo e di gestione della principale sigla nazionale delle aziende del farmaco.

Pharma motore più dinamico dell’economia italiana, in 10 anni +248% di export

Il voto unanime a Cattani suona però anche come un inequivocabile apprezzamento per i risultati che l’industria del farmaco italiana è riuscita a portare a casa negli ultimi anni  pur in uno scenario denso di criticità e problemi. A riassumere percorso è una nota diramata dalla sigla delle aziende del farmaco: l’innovazione “è uno dei principali fattori che stanno contribuendo all’incremento dell’aspettativa di vita della popolazione e all’aumento della sopravvivenza dei pazienti colpiti da patologie gravi e croniche”.

Al tempo stesso, “l’industria farmaceutica è fra i motori più dinamici della crescita economica italiana, in un contesto internazionale sempre più complesso, con un export in aumento del 248% negli ultimi 10 anni“, risultati che hanno consentito di aumentare la crescita del Paese e devono essere consolidati. Nel 2025 “il comparto con 69 miliardi di euro di export (il 75% della crescita totale italiana) e 74 miliardi di produzione, rappresenta oggi circa il 2% del Pil nazionale e occupa direttamente 72.200 persone, che diventano – si legge nella nota – oltre 300.000 considerando l’intera filiera e l’indotto. Tra il 2015 e il 2025, il saldo commerciale dell’industria farmaceutica ha contribuito al 6% della crescita del Pil, con un saldo estero positivo di 11 miliardi di euro“.

I traguardi dell’innovazione farmaceutica, afferma ancora la nota di Farmindustria, si misurano in anni di vita guadagnati e vite salvate: oggi viviamo in media 84 anni, con un aumento costante di 3 mesi all’anno negli ultimi 50 anni, mentre in 25 anni la mortalità è diminuita del 31% e abbiamo assistito alla riduzione del 41% delle morti per malattie croniche e del 27% per neoplasie. Parallelamente, l’export farmaceutico italiano degli ultimi 10 anni cresce più di quello degli altri grandi Stati Ue e della media Ue (+148%).

Particolarmente significativo, prosegue la nota, “il contributo del settore all’obiettivo nazionale di crescita delle esportazioni: il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si è infatti prefissato di arrivare a 700 miliardi di euro di export entro il 2027. Per raggiungerlo, nel periodo 2022-2027, è necessario un incremento pari a 73,8 miliardi di euro. L’industria farmaceutica ha già contribuito con 24,7 miliardi di crescita export, quindi circa un terzo (33%) del risultato atteso. Infine, il valore medio dell’export farmaceutico dell’Italia è superiore di oltre il 30% di quello degli altri Stati Ue; dato che riflette l’aumento del contenuto innovativo e di qualità della produzione”.

La ricerca corre, spinta anche dalla AI: oggi nel mondo 23mila farmaci in sviluppo

Inevitabile un cenno alla ricerca, che oggi viaggia a una velocità senza precedenti: “Nel mondo sono 23.000 i farmaci in sviluppo, il doppio rispetto a 10 anni fa, equamente distribuiti tra molecole di sintesi chimica e prodotti biotech. Se tra il 2013 e il 2022 venivano approvati mediamente 58 nuovi farmaci l’anno nel mondo, dal 2023 al 2025 la media è salita a 78 nuovi medicinali annui, ampliando rapidamente le possibilità di cura per milioni di persone.

Tra i principali farmaci – elenca la nota di Farmindustria – che saranno lanciati a livello globale tra il 2024 e il 2028, si è calcolato che il 62% avrà un impatto particolarmente significativo su sopravvivenza, qualità della vita e produttività e il 38% genererà nuovi percorsi di cura con costi sanitari minori. Inoltre, si stima che 11 miliardi di euro investiti in innovazione, dal 2014 al 2024 abbiano generato 66 miliardi di euro di valore socio-economico, con 1 miliardo di ore di lavoro recuperate e 21 milioni di giornate di ospedalizzazione evitate”. Un contesto in cui l’intelligenza artificiale sta accelerando “la ricerca farmaceutica: gli studi clinici condotti con piattaforme Ia sono aumentati dell’82% fra 2016-2020 e 2021-2025 e i tempi di ricerca possono ridursi fino al 40%, avvicinando l’obiettivo di rendere disponibili i farmaci del futuro in metà tempo”.

La priorità: reagire alla sfida del Mfn, patto per compensare gli investimenti e oneri per le aziende

Farmindustria mette nero su bianco anche le sue priorità per consolidare gli investimenti e le competitività. “La prima riguarda la politica della Most favored nation (Mfn) promossa a maggio 2025 dall’amministrazione Usa, che punta a riequilibrare il finanziamento dell’innovazione a livello globale richiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi a quelli degli Usa. Una scelta che sta modificando gli equilibri globali dell’innovazione, inasprendo la competizione già esistente tra Stati Uniti, Cina ed Ue”.

Uno scenario che interviene a illustrare lo stesso presidente fresco di rielezione: “Mentre Usa e Cina aumentano gli strumenti per attrarre investimenti l’Europa rischia di diventare meno competitiva” spiega Cattani. “Già oggi osserviamo segnali preoccupanti: nei 10 mesi successivi all’annuncio della Mnf si registra una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo. Pochi giorni fa lo Us Trade Representative ha avviato un’indagine (Section 301) sulla Germania per determinare se sussistano pratiche discriminatorie o irragionevoli nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda i farmaci innovativi. Vogliamo evitare che i pazienti europei vengano penalizzati e non possiamo permetterci che le imprese paghino il prezzo di questo arretramento” afferma il presidente di Farmindustria. “In risposta alla sfida competitiva globale dell’Mfn occorre un patto per compensare gli investimenti in Italia e gli oneri per le aziende, perseguendo una logica win-win, sul modello dell’accordo Usa-Uk”.

“Payback farmaceutico schizzato a 2,4 miliardi, basta con questa tassa sulle tasse”

In questo quadro, fondamentale per Farmindustria è “affrontare e risolvere il payback farmaceutico, che ha raggiunto un valore di circa 2,4 miliardi di euro nel 2025, perché nello schema Mfn rappresenta una riduzione del prezzo che penalizza l’Italia. È un elemento di forte incertezza per le imprese, che il Governo degli Stati Uniti indica tra le barriere non tariffarie esistenti nella nostra nazione” ricorda Cattani  evidenziando come il payback sia “una tassa sulle tasse che mette a rischio la competitività dell’Italia e il mantenimento degli investimenti. Un sistema nato come strumento di governo della spesa, che oggi rischia di operare oltre la sua funzione originaria. Va messo subito un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci”.

Per migliorare l’accesso ai farmaci e all’innovazione la strada è aumentare gli investimenti Ssn

Ma la to do list contiene anche altre voci, secondo Cattani, come “la necessità di migliorare l’accesso ai nuovi farmaci, di integrare i benefici dell’innovazione nelle valutazioni di farmaci e vaccini e di aumentare gli investimenti del Ssn. Occorrono modelli basati su valore ed esiti delle cure nonché su valutazioni Hta che incorporino le dimensioni sociali, economiche, organizzative, tenendo conto dell’inflazione. L’incremento della spesa farmaceutica è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche grazie alla ricerca e sviluppo delle aziende ed è falso che sia fuori controllo. Superare il sotto-finanziamento della spesa e colmare un divario di sistema per valorizzare accesso dell’innovazione e competitività sono priorità sulle quali lavorare”.

L’ultima considerazione di Farmindustria tocca una altro annoso problema, quello de nazionali e regionali di accesso ai farmaci, che debbono essere ridotti: “Ancora oggi secondo il Wait Indicator pubblicato da Efpia sono necessari circa 400 giorni per far sì che, dopo l’approvazione a livello europeo, un farmaco venga autorizzato anche da noi. Tempi ai quali si aggiungono poi quelli legati all’inserimento nei vari prontuari regionali” sottolinea a matita blu Cattani, secondo il quale  “è necessario dunque prevedere un meccanismo strutturato di early access che acceleri l’arrivo dei nuovi farmaci ai pazienti e garantisca a tutti, ovunque risiedano, lo stesso tempestivo accesso alle cure, con l’obiettivo di renderle disponibili dal primo giorno dopo l’approvazione dell’Ema”-

Il board che affiancherà Cattani nella guida di Farmindustria fino al 2028

L’assemblea di ieri ha eletto anche il comitato di presidenza, che affiancherà Cattani nella guida e nella gestione di Farmindustria. Il board prevede cinque vicepresidenti (Fulvio Berardo di Astellas, Massimo Di Martino di Abiogen, Massimiliano Florio di So.Se.Pharm, Raffaello Innocenti di Chiesi ed Elias Khalil di Eli Lilly), che sarano integrati da Lucia Aleotti di Menarini, Valentino Confalone di Novartis, Francesco De Santis di Italfarmaco, Claudio Longo di AstraZeneca, Pierluigi Petrone di Euromed e Regina Vasiliou di Bristol Myers Squibb.

Al Comitato – la cui composizione riflette la pluralità dell’industria farmaceutica italiana – parteciperanno inoltre Giuseppe Banfi di Biogen, Antonino Biroccio di Gsk, Federico Chinni di Ucb, Alessandro Del Bono di Neopharmed Gentili, Luciano Grottola di Ecupharma, Nicoletta Luppi di MSD Italia, Paolo Marcucci di Kedrion, Sergio Marullo di Condojanni di Angelini, Jacopo Murzi di J&J Innovative Medicine, Ramon Palou de Comasema di Merck Serono, Nedim Pipic di Boehringer Ingelheim e Stefanos Tsamousis di Roche.

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