STADA Report, italiani cauti sulla IA, per la salute relazione umana centrale per 6 su 10

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Roma, 24 settembre –  Quando si tratta di salute, gli italiani mostrano una certa cautela rispetto all’utilizzo dell’Intelligenza artificiale (Ia), riconoscendo il ruolo centrale di medici e farmacisti: per quanto esista una percentuale maggioritaria di cittadini (il 59%) che non esclude di affidarsi di poter consultare l’Ia per un consulto sanitario, ne esiste infatti un altra ben più consistente (il 74%) che continua a considerare i professionisti sanitari i primi responsabili dell’educazione alla salute. Tutto questo nella cornice di una diffusa e crescente insoddisfazione per il sistema sanitario, accettabile  soltanto per il 45% dei cittadini, percentuale in calo rispetto agli anni precedenti.

Sono le principali risultanze emerse dal focus italiano dello STADA Health Report 2026, presentato ieri a Milano nel corso di un evento promosso da EG STADA Group in collaborazione con Il Sole 24 Ore, alla presenza dei principali stakeholder del panorama sanitario.

L’indagine, condotta da Human8 per conto di STADA, ha coinvolto circa 2.000 nostri connazionali di età compresa tra 18 e 76 anni, nell’ambito di una ricerca online molto più ampia, realizzata in 20 Paesi tra febbraio e marzo 2026. Dal , che analizza il modo in cui le persone percepiscono la salute e come i loro atteggiamenti si traducono in comportamenti concreti nella vita quotidiana, scaturisce una solida base di dati per alimentare un confronto fondato su evidenze in ordine alle principali tendenze e sfide sanitarie in Italia e in Europa.

Intelligenza artificiale: cresce l’interesse ma prevale ancora la prudenza

Nei confronti dell’Ia, il report registra un atteggiamento di graduale apertura, accompagnato però da prudenza: quasi tre italiani su cinque (59%) si dichiarano disponibili a prendere in considerazione una consulenza basata sull’intelligenza artificiale invece di rivolgersi a un medico ma, nella maggior parte dei casi, solo a determinate condizioni, come la possibilità di un successivo confronto con un professionista sanitario (23%), l’uso dell’Ia come secondo parere (13%) o in presenza di disturbi lievi (11%).

Oltre quattro  intervistati su 10 (44%) dichiarano di non utilizzare l’Ia per la propria salute. Tra coloro che già vi ricorrono, gli impieghi più frequenti riguardano una migliore comprensione delle diagnosi ricevute (31%) e la ricerca di consigli utili per la prevenzione (25%), ad esempio su stile di vita, alimentazione e attività fisica.

Tra le principali preoccupazioni legate all’uso dell’Ia figurano il rischio di errori o diagnosi errate (52%), l’utilizzo dei dati sanitari senza consenso (36%) e la riduzione dell’interazione umana (36%), mentre sul fronte delle aspettative, il 44% auspica diagnosi più rapide, il 39% un’assistenza sanitaria meno costosa e il 35% un accesso più semplice ai servizi medici, anche in aree rurali o più svantaggiate.
 

Servizio sanitario, minoritaria e ancora in calo la percentuale dei soddisfatti

In Italia, la soddisfazione complessiva nei confronti del sistema sanitario si attesta al 45%, in calo di tre punti percentuali rispetto al dato rilevato lo scorso anno (48%). Per quanto meno meno marcata rispetto agli anni precedenti, la diminuzione conferma il trend negativo: la distanza tra le aspettative dei cittadini e la loro esperienza quotidiana di relazione con il sistema salute continua purtroppo ad aumentare.

La principale criticità, indicata dal 73% degli intervistati, è rappresentata dai lunghi tempi di attesa, legati soprattutto alla carenza di personale. Seguono l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche (57%) e il difficile accesso a un’assistenza sanitaria economicamente sostenibile (55%).

Poche i servizi del sistema sanitario che superano la soglia della sufficienza, tra i quali spicca l’accesso ai farmaci, considerato buono dal 59% degli intervistati, mentre soltanto poco più di due italiani su dieci esprimono valutazioni positive sui servizi di sostegno alla salute mentale (21%), sulla disponibilità di strumenti e servizi digitali (23%) e sull’assistenza agli anziani (24%).

L’aspirazione di vivere a lungo incrocia preoccupazioni e timori diffusi

Il nostro è notoriamente un Paese longevo, dove il tema dell’invecchiamento assume un rilievo particolare, vissuto però con preoccupazione dal 58% degli italiani (ma la percentuale sale al 65% tra le donne).  Tra i principali timori, il bisogno di assistenza (65%) e il declino cognitivo (64%), seguiti da problemi fisici e malattie (61% e 60%).

Ciononostante, oltre sette intervistati su 10 (78%) ritengono importante “vivere il più lungo possibile” e, per raggiungere l’obiettivo, gli italiani sono disposti a modificare le proprie abitudini, rinunciando – in tutto o in parte – a zucchero e dolci (84%), tempo davanti agli schermi (78%), fast food (77%) e alcol (73%).

Professionisti sanitari, un ruolo destinato a rimanere centrale 

Gli operatori sanitari sono considerati i principali responsabili dell’educazione alla salute: lo indica il 74% degli intervistati. Anche nel contesto di una crescente digitalizzazione, il loro ruolo è destinato a rimanere centrale. Per il 45% degli italiani, medici, farmacisti e altri operatori sanitari saranno sempre più impegnati nell’offerta di consulenze digitali e a distanza. Il 31% ne prevede invece un ruolo crescente come consulenti e interpreti degli strumenti di Ia, mentre il 26% li considera destinati a rafforzare la propria funzione di punti di riferimento umani e affidabili.

Anche nell’accesso ai servizi sanitari gli Italiani prediligono il confronto diretto con i professionisti: l’incontro in presenza è infatti la modalità preferita per screening e controlli preventivi (78%), per i consulti medici (78%), per le consulenze del farmacista (69%) e per i percorsi di terapia o supporto psicologici (58%).

“L’edizione 2026 dello STADA Health Report conferma come gli italiani guardino al futuro della salute con un mix di apertura e pragmatismo. Da un lato, cresce l’interesse verso innovazione e Intelligenza Artificiale, dall’altro, resta imprescindibile il valore della relazione umana con medici e farmacisti” commenta Luca Vitaloni, associate director di Human8.  “I dati evidenziano inoltre alcune sfide prioritarie, come l’accesso alle cure, i tempi di attesa e l’invecchiamento della popolazione, offrendo un quadro concreto delle aspettative dei cittadini”.

“Lo STADA Health Report 2026 ci restituisce una fotografia importante del rapporto degli italiani con la salute e con il Ssn e ci aiuta a comprendere meglio bisogni, aspettative e preoccupazioni delle persone e rappresentano un punto di partenza prezioso per riflettere su come contribuire all’evoluzione del sistema” afferma Salvatore Butti (nella foto), general manager & managing director di EG STADA Group.  “Oggi il nostro Servizio sanitario attraversa una fase di difficoltà e mostra alcune fragilità, ma resta un valore fondamentale per il Paese, che dobbiamo impegnarci a preservare. In questo percorso, anche la digitalizzazione e l’Intelligenza artificiale possono offrire un contributo importante, aiutando i professionisti sanitari a rendere il percorso di cura più semplice, tempestivo e vicino ai bisogni delle persone, all’interno di un modello in cui la relazione umana deve rimanere centrale”.

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