Roma, 22 ottobre – Sarebbero infatti già 5 milioni i nostri connazionali che si affidano all’Intelligenza artificiale per costruire un piano alimentare o una dieta. Il dato (significativo) emerge dal rapporto Coldiretti-Censis La filiera della buona salute: la centralità del cibo italiano diffuso alla vigilia Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti, con la collaborazione di The European House-Ambrosetti, tenutosi il 20 e 21 ottobre a Roma.
La diffusione dei vari strumenti di IA ha portato sempre più cittadini a rivolgersi agli strumenti digitali per ottenere ricette, conoscere ingredienti e costruire piani alimentari, Non sempre, però, chi cerca queste informazioni dispone delle conoscenze e delle competenze necessarie per verificare l’attendibilità delle risposte e non può dunque sorprendere né essere un caso il fatto che praticamente la metà degli intervistati dal Rapporto (47%) dichiara di aver incontrato informazioni rivelatesi false.
Ammissione che attesta una sana diffidenza, che è certamente utile ma non sufficiente a scongiurare il rischio di imbattersi in informazioni fasulle e – in potenza – pericolose. E questo perché molto spesso chi non è convinto del primo responso ottenuto dalla IA, cerca verifiche ancora sul web, tra siti, blog e forum sui social, anziché affidarsi ad esperti.
“Ecco perché è una fase in cui è in atto una sorta di guerra per le coscienze dei cittadini” spiega il rapporto Coldiretti-Censis “in cui diventa vitale il ruolo di soggetti che possono veicolare informazioni certificate, dagli operatori sanitari agli insegnanti agli stessi genitori dei ragazzi laddove sono messi nelle condizioni di accedere a fonti di informazione certificate. L’IA può essere una risorsa, ma non deve sostituire il sapere scientifico e il confronto con medici e nutrizionisti”.
Insomma, è necessario creare barriere per impedire derive come quella che ha spinto (e continua a spingere) milioni di italiani sul terreno delle autodiagnosi in consulto con il dottor Google, fenomeno che – che come sintetizzato qualche tempo fa da un quotidiano italiano – “fa più danni delle scie chimiche”. Il rischio che ora la dottoressa IA diventi la nutrizionista di tutti va infatti debitamente contrastato: i farmacisti sanno bene quanta fatica si faccia e quanto tempo si perda ogni giorno a interloquire con persone che pretendono, talvolta con arroganza, che venga preso in considerazione il frutto delle loro consultazioni non di rado strampalate (e ovviamente) pericolose con il dottor Google, e quanta pazienza ci voglia per convincerle a riconsiderare le loro ipotesi diagnostiche e a scoraggiare – perché ovviamente accade anche questo – le pretese terapeutiche che avanzano.
Se a costoro si aggiungesse chi si improvvisa nutrizionista smanettando con l’intelligenza artificiale, far fronte alla situazione potrebbe diventare davvero problematico. Un precisazione, però, si rende necessaria: il problema non è nella ricerca di informazioni da parte dei cittadini, esponenzialmente facilitata dalla tecnologia e dalla Rete, ma è nel pensare che mettere insieme una robusta collezione informazioni sia conoscenza, senza neppure star lì a interrogarsi se si tratti di informazioni sbagliate o consapevolmente falsificate per un qualche interesse da chi le diffonde. Questa è l’insidia reale, il vero pericolo.
Ecco perché servirebbe una vera e propria “crociata informativa” per ricordare a tutti e ovunque che, quando di mezzo c’è la salute, i dati vanno comunque riconosciuti e interpretati. E a questo servono i medici, i farmacisti e i professionisti della salute. Peraltro, per quanto in possesso del solido plateau di studi specifici superati per laurearsi, anche loro fanno ricerche su internet, come i cittadini di cui si è appena detto. La differenza è che, anziché su Google e IA, effettuano le loro ricerche su piattaforme poco note ai profani, come – per citarne una – PubMed, l’archivio dell’istituto di salute americano che contiene soltanto pubblicazioni scientifiche indicizzate e permette di consultare praticamente tutti gli studi e articoli scientifici del mondo.
Ed è proprio questo, come può capire anche il più prevenuto amante del complottismo che vede macchinazioni di oscuri interessi sovranazionali dietro ogni medicinale venduto, a fare tutta la differenza del mondo.


