Roma, 28 settembre – Mettere a fuoco e accendere i riflettori sul ruolo del farmacista clinico, figura professionale in grado di vigilare su tutta la terapia invece che solo sul singolo farmaco. Questo l’obiettivo di “Care network – Il farmacista clinico: valore per il Ssn tra competenza, assistenza, riconoscimento ed equità” tenutosi a Ferrara il 24 e 25 settembre nell’ambito dell’omonimo progetto finalizzato a promuovere il ruolo del farmacista clinico all’interno del Servizio sanitario nazionale e a favorire lo sviluppo di reti di collaborazione tra professionisti sanitari, istituzioni, società scientifiche e mondo accademico. Obiettivo dichiarato, valorizzare le competenze del farmacista clinico e contribuire alla diffusione di modelli organizzativi che ne favoriscano l’integrazione nei percorsi di cura.
L’evento ferrarese – ideato e coordinato da Anna Marra, direttrice del Dipartimento farmaceutico Aziende sanitarie di Ferrara e segretaria di Sifo Emilia Romagna (nella foto) e giunto quest’anno alla sua seconda edizione – è stato un’importante occasione per approfondire, anche attraverso il confronto tra esperienze accademiche e pratiche cliniche, il contributo del farmacista clinico nei diversi contesti assistenziali, con particolare attenzione alla gestione delle politerapie, ai processi di medication review e deprescribing e al supporto alla continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Ma un focus è stato dedicato anche esperienze operative del farmacista clinico in specifici ambiti specialistici come ematologia, medicina generale, terapia intensiva e area chirurgica, contesti nei quali il farmacista contribuisce attivamente alla gestione delle terapie complesse, alla prevenzione degli errori terapeutici, alla gestione degli antidoti in emergenza e al supporto nelle terapie nutrizionali avanzate.
“Quando abbiamo avviato questo progetto, circa un anno fa” ha spiegato Marra “ne abbiamo subito condiviso gli obiettivi con le due Commissioni Sanità di Camera e Senato e abbiamo informato tempestivamente sia il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato sia il presidente Fofi, Andrea Mandelli, raccogliendo da loro giudizi estremamente positivi per un’iniziativa che non si riduce a un convegno, ma intende sviluppare un lavoro duraturo di network. Un impegno che coinvolge già circa duecento professionisti e che si inserisce a pieno titolo in questo momento storico, in cui si registra un grande impegno per rinnovare nel suo complesso il sistema del farmaco in Italia con la stesura del nuovo testo unico sulla farmaceutica”.
Ricco ed estremamente qualificato il parterre degli speaker e dei partecipanti al convegno, con molti esponenti di primo piano della Sifo, tra i quali Emanuela Omodeo Salé (Milano), Tiziana Corsetti (Roma), Piera Polidori (Palermo), Francesco Cattel (Verbania), Simona Serao Creazzola (Napoli), Giancarlo Taddei (Bergamo) e Francesca Venturini (Padova). Insieme ai farmacisti ospedalieri, hanno animato la due giorni di lavoro oncologi, pediatri, rianimatori, esperti di sanità territoriale, infermieri, anestesisti, medici di medicina generale, chirurghi, direttori, provveditori, farmacologi, docenti, direttori di scuole di formazione e specializzandi. Un confronto largo tra chi, nelle strutture sanitarie, incrocia quotidianamente il suo lavoro e le sue competenze ed esperienze cliniche con altri professionisti e non può dunque prescindere dalla necessità della collaborazione e del confronto con gli altri professionisti. Da tutti, è emersa una valutazione concorde, ben rappresentata e sintetizzata da una testimonianza di Daniele Giudici, che ha portato il frutto di anni di esperienza ad Oxford: il farmacista clinico, di reparto o di dipartimento è la chiave di volta di una medicina “su misura”, di un’assistenza sanitaria personalizzata in grado di identificare con precisione bisogni (di salute, di terapie sicure, di ricognizione farmacologica, di apporti nutrizionali, di farmaco e dispositivo vigilanza), dei pazienti già inseriti in percorsi di cura.
I lavori: gli esiti dell’attività di tre gruppi di lavoro e due tavole rotonde
I lavori, aperti da un intervento dell’assessore regionale alla Sanità dell’Emilia Romagna, Massimo Fabi (nella foto), hanno proposto due tavole rotonde di grande respiro: la prima con un gruppo di direttori generali di Asl che hanno provato a comprendere il “come” si può formalizzare la presenza del farmacista clinico all’interno degli attuali organici della sanità territoriale, e la seconda con i rappresentati delle scuole di specializzazione di farmacologia clinica e farmacia ospedaliera, oltre che ai componenti di Renasfo (tra i quali la presidente Giulia Matranga), per cercare di capire quali potrebbero essere i percorsi adeguati ad acquisire competenze di farmacista clinico, oltre che a garantire diritti dei contratti formativi retribuiti. Ma il grosso dell’evento è stato rappresentato dai frutti scaturiti dai tre gruppi di lavoro costituiti all’interno di Care Network, Medication review in oncologia, Terapia intensiva e Chirurgia (con uno speciale sguardo su robotica e medical devices), che hanno presentato i risultati di un approfondimento congiunto che ha coinvolto oltre sessanta specialisti ed è durato 10 mesi. I tre gruppi di lavoro, per avvalersi della sintesi della coordinatrice Marra, hanno identificato “quali fossero i processi, le attività, gli interventi che potevano caratterizzare l’attività del farmacista clinico nei tre setting specifici che siamo andati a studiare. Ma ciò che ci siamo dati come obiettivo fondamentale è che per ciascuno di questi interventi, è l’individuazione degli indicatori di misurazione di efficacia dell’introduzione di questa figura all’interno del team multidisciplinare. Indicatori che fossero centrati sul paziente, perché” ha spiegato Marra ” dobbiamo avere misura del valore aggiunto che l’introduzione di questa figura all’interno del team può avere sulla persona paziente. Solo questo ci permetterà di integrare realtà che hanno già introdotto la figura del farmacista clinico – ed abbiamo esempi in molte Regioni, dall’Emilia Romagna al Piemonte, dalla Toscana al Veneto – con tutte quelle che lo vorranno introdurre”.
L’importanza degli indicatori
Proprio dai gruppi di lavoro sono emersi alcuni indicatori di misurazione di cui avvalersi e suggerimenti di azioni necessarie per il riconoscimento del farmacista clinico. Il gruppo di lavoro che ha approfondito l’ambito del paziente oncologico cronico poli-trattato (sintetizzato a Ferrara da Carlo Piccinni, direttore della ricerca della Fondazione Res), ha identificato ad esempio queste azioni: integrazione strutturata del farmacista clinico nei team oncologici e nei modelli organizzativi regionali; formalizzazione delle consulenze farmacologiche; utilizzo di strumenti standardizzati di medication review; accesso condiviso alla documentazione clinica; partecipazione formalizzata ai GOM; monitoraggio attraverso indicatori condivisi; adattabilità alle specifiche regionali. Tutte azioni possibili, realizzabili ed a portata di mano.
Lanciata la Care Network Community
La due giorni si è conclusa con il lancio ufficiale della Care Network Community, comunità multidisciplinare europea che intende – proprio dalle parole di Anna Marra – “condividere esperienze e buone pratiche, raccogliere bisogni e proseguire nella proposta delle azioni emerse dai tre gruppi di lavoro. A nostro avviso, creare una community di professionisti che credono nella figura del farmacista clinico e che vogliono collaborare, proporre idee e progetti è il modo migliore per allargare e sviluppare positivamente il network, dando forza all’ipotesi di concreta definizione della figura del farmacista clinico anche in Italia, una figura che può essere formalizzata soltanto con il supporto di tutti i professionisti di settore”.
Il secondo evento annuale di Care Network si è concluso con la premiazione degli abstract pervenuti al Comitato Scientifico: il premio per il miglior lavoro è andato a Silvia Bartoli, Giorgia Nucci, Lucia Rossi, Antonio Maugeri e Fabio Pieraccini (dell’Ausl Romagna) che hanno presentato uno studio sull’Implementazione di un percorso di medication review nei pazienti con carcinoma della prostata candidati a terapia antitumorale orale.


