Omeopatia, ostacoli normativi e più costi operativi: tonfo del 9,8% nei primi 6 mesi 2026

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Roma, 4 ottobre – Un primo semestre 2026 sotto stelle poco propizie, quello del mercato italiano dei farmaci omeopatici, che ha registrato una flessione vicinissima alle due cifre (- 9,8%). Una contrazione significativa, superiore a quella del mercato farmaceutico, che Omeoimprese – la sigla delle aziende di settore – attribuisce a un complesso di cause e fattori, su tutti quella strutturale della problematica situazione regolatoria ancora vigente nel nostro Paese e quella congiunturale  legata alle fibrillazione dello scenaro geopolitico ed economico modiale, che – con le loro conseguenze sui costi delle materie prime, dell’energia, dei trasporti e dei materiali utilizzati per il confezionamento – finisce inevitabilmente per generare pesanti difficoltà a livello produttivo.

“Stiamo attraversando una fase particolarmente complessa”,  ammette Silvia Nencioni, presidente di Omeoimprese (nella foto). “Da una parte le imprese devono assorbire pressioni crescenti sui costi di produzione, sugli approvvigionamenti e sulla logistica; dall’altra continuano a confrontarsi con un quadro normativo che presenta rigidità e nodi ancora irrisolti. Sono due piani diversi, ma oggi finiscono per sommarsi e incidere sulla capacità del settore di operare e svilupparsi”.

Sul fronte produttivo, gli aumenti sui costi del packaging (quelli in vetro del 3%, quelli plastica addirittura fino al 7%) e le maggiorazioni applicate alla logistica e ai trasporti provocate dall’aumento dei carburanti, combinati all’allungamento dei tempi di approvvigionamento, hanno finito per generare un nuovo scenario a forte criticità, con ricadute tali da imporre  una vera e propria riprogrammazione produttiva, della gestione delle scorte e dell’organizzazione logistica. Solo per fare un esempio, per alcuni materiali come l’alluminio i tempi di consegna sono lievitati da sei a nove settimane, mentre gli orizzonti di programmazione richiesti dai fornitori si sono estesi dai precedenti quattro-sei mesi fino a nove-dodici mesi.

Agli effetti della congiuntura sfavorevole si aggiungono, come già anticipato, quelli strutturali di una regolazione del comparto ritenuta da sempre inadeguata, a partire dal   Italia, nessun medicinale omeopatico attualmente autorizzato da Aifa dispone di indicazioni terapeutiche approvate, mentre in Paesi come Francia e Germania sono attivi strumenti specifici di valutazione che hanno consentito ad alcune specialità di riportare ambiti di utilizzo, posologia e informazioni approvate per il paziente.

La normativa italiana contempla la possibilità di definire un percorso autorizzativo che tenga conto delle caratteristiche e della tradizione omeopatica praticata nel nostro Paese, ma si tratta di possibilità rimasta finora sulla carta, mai resa operativa fino a oggi. Ne consegue che il settore omeopatico si trova a disporre di spazi più limitati di informazione rispetto ad altri comparti del mercato farmaceutico, con conseguenze per le imprese ma anche per i cittadini e per i professionisti sanitari che cercano riferimenti autorizzati chiari e affidabili sui medicinali omeopatici.

“Non chiediamo regole meno rigorose” sottolinea Nencioni. “Chiediamo un quadro chiaro, coerente e capace di riconoscere le specificità del comparto, nel pieno rispetto delle garanzie previste per tutti i medicinali. L’informazione corretta non è soltanto uno strumento di mercato: è una condizione necessaria perché cittadini e professionisti possano orientarsi in maniera consapevole”.

La pesante contrazione degli omeopatici dei primi sei mesi dell’anno fa ancora più riflettere se messa a confronto con l’andamento sostanzialmente positivo nei primi mesi del 2026 del mercato retail della farmacia italiana, che ha segnato una crescita a valore del 3,6% e una flessione complessiva a volume del meno 1,5% (dati Iqvia), quest’ultima molto più contenuta del meno 9,8% dei medicinali omeopatici.

Una differenza che, per Nencioni, impone la necessità di interrogarsi sui motivi per i quali,  mentre cresce l’attenzione verso prevenzione, appropriatezza e uso responsabile dei medicinali, il comparto dell’omeopatia – che può contribuire alla pluralità degli approcci terapeutici – incassa una contrazione molto più forte rispetto al mercato nel suo complesso. 

“Non si tratta di contrapporre un modello di cura a un altro, ma di creare le condizioni perché le diverse opzioni riconosciute dall’ordinamento possano essere conosciute e valutate all’interno di un quadro regolatorio chiaro e di un’informazione corretta” è il ragionamento conclusivo della presidente di Omeoimprese. “È anche dalla capacità di integrare strumenti diversi, nel rispetto delle rispettive indicazioni e del ruolo dei professionisti sanitari, che passa una visione più ampia e responsabile della salute”.

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