Roma, 8 luglio – Sistemi sanitari sotto pressione costante, una popolazione sempre più consapevole e in grado di occuparsi della propria salute in prima persona, rapida diffusione dell‘Intelligenza artificiale nella dimensione della cura come tecnologia non più “fantascientifica” ma strumento già entrato nell’uso quotidiano degli europei.
Questi i tre principali filoni che emergono dallo Stada Health Report, lo studio che da anni Stada Arzneimittel Ag promuove per indagare le abitudini e le scelte dei cittadini in materia di salute e benessere in una ventina di Paesi, tra i quali l’Italia. Dall’edizione 2026 emerge che la soddisfazione dei cittadini europei nei confronti dei sistemi sanitari non è migliorata e anzi risulta in leggera flessione: solo il 56% delle persone si dichiara soddisfatto, dato in linea con il 58% registrato nel 2025 e che conferma la fase di stallo degli ultimi anni seguita al calo post-pandemico.
Alla domanda sulle principali sfide sanitarie nel proprio Paese, il 67% degli intervistati ha indicato la carenza di operatori sanitari e i conseguenti lunghi tempi di attesa. Anche l’accesso a un’assistenza sanitaria a prezzi accessibili è a rischio: il 43% lo ha indicato come una delle principali preoccupazioni, insieme all’invecchiamento della popolazione, alle patologie croniche (56%) e al numero crescente di persone affette da disturbi mentali (53%).
Confermando che i tempi di accesso a prestazioni, strutture e servizi sanitari sono il problema più sentito, il 58% dei circa 30mila cittadini intervistati (afferma che, nei panni di ministro della Sanità, interverrebbe innanzitutto per ridurre i tempi di attesa con l’aumento della disponibilità di operatori sanitari, mentre il 49% migliorerebbe l’accesso alle cure primarie.
La carenza di risposte dei sistemi di salute costringe in qualche modo i cittadini europei ad assumere un ruolo più attivo nella gestione della propria salute. Il 78% si sente ben preparato a prendersi cura di sé, mentre il 94% ricorre all’automedicazione per almeno alcuni disturbi. La maggioranza (85%) utilizza inoltre uno o più strumenti – dai fitness tracker ai dispositivi di misurazione domestica – per controllare e monitorare il proprio stato di salute.
Intelligenza artificiale, già 55 europei su 100 la usano per ragione di sanità
Ed è proprio in coerenza con questa crescente consapevolezza e autonomia che l’Intelligenza artificiale è entrata nell’uso quotidiano: la utilizzano per motivi collegati alla salute già 55 europei su 100, ma la percentuale di coloro che ritengono che l’Ia possa svolgere un ruolo anche nell’ambito della propria assistenza sanitaria. Una quota significativa (43%) sarebbe persino disposta a rendere la propria cartella clinica accessibile all’Ia per migliorare la diagnosi, la prevenzione o il trattamento, mentre il 49% si fida già, o sarebbe disposto a fidarsi, di una diagnosi fornita dall’Intelligenza artificiale. 
“Il dibattito sui pazienti consapevoli e autonomi sta accelerando, e l’Ia sta spingendo questo sviluppo in avanti a una velocità nettamente superiore” spiega il ceo di Stada, Peter Goldschmidt (nella foto). “Gli europei non sono più semplicemente pazienti in attesa in una fila. Sono partecipanti attivi che combinano azione personale, strumenti digitali e consulenza professionale in qualcosa di nuovo. Tutti gli operatori del settore sanitario dovranno adattarsi e agire in risposta a questi cambiamenti”.
Medici e farmacisti, confermato il ruolo principali punti di riferimento per la salute
Ma almeno i medici e i farmacisti potranno farlo con la serena consapevolezza che la crescente influenza dell’Intelligenza artificiale non mette assolutamente in discussione il loro ruolo e la loro autorevolezza: la maggioranza degli intervistati indica infatti il proprio medico di medicina generale (77%) e i farmacisti (57%) come i principali punti di riferimento nelle decisioni relative alla salute. E dal Report emerge anche che gli europei tracciano un confine chiaro e netto negli ambiti di applicazione dell’Ia in sanità. Percentuali consistenti di intervistati affiderebbero senza remore all’Intelligenza artificiale attività come la gestione degli appuntamenti e dei follow-up (50%), la rendicontazione con appunti delle visite mediche e il monitoraggio delle patologie croniche (36%).
Compiti ancillari, insomma, da assistente sanitario tecnologico, evoluto e certamente utile, ma che deve sfilare di lato e farsi indietro quando di debbono prendere decisioni di cura. Queste, per gli europei, debbono restare competenza esclusiva di figure professionali in carne e ossa. Eloquente, al riguardo, il 38% del campione che si espressamente preoccupato che un sistema basato sulla Ia possa causare una riduzione dell’interazione umana, mentre il 35% teme che la qualità della comunicazione con gli operatori sanitari possa diminuire.
È significativo che gli europei – pur con l’Ia che conquista sempre più spazi – chiedano un ruolo più importante per i professionisti: il 41% si aspetta che offrano un maggior numero di consulti digitali e a distanza, il 30% confida in uno sviluppo ulteriore del loro ruolo di interlocutori affidabili all’interno della relazione diretta, il 26% si aspetta che agiscano come consulenti e interpreti capaci di aiutare i pazienti a orientarsi nel crescente flusso di informazioni sanitarie. Solo il 20% ritiene che l’importanza degli operatori sanitari diminuirà a causa dell’Ia. Quello che emerge, alla fine, è che l’Ia produce certamente un impatto molto importante sugli operatori sanitari, che debbono rimodulare il loro ruolo. Ma non certamente per ridurlo, bensì per il suo esatto contrario: ampliarlo.
“Tra i numerosi risultati del Report c’è il fatto che questo cambiamento non è una soluzione temporanea per un sistema sotto pressione, sta diventando esso stesso il modello” è il commento conclusivo di Goldschmidt. “Anche tra coloro che sono più aperti all’Ia, la richiesta è di supporto, non di sostituzione. Le farmacie sono uno dei punti di contatto più accessibili e affidabili che la maggior parte degli europei ha con il proprio sistema sanitario – e la domanda non è se cambieranno, ma come evolveranno in hub che uniscono competenze umane, velocità e capacità di estensione degli strumenti digitali”.


