Ssn, medici in fuga: nel 2025 le dimissioni (+150%) superano i pensionamenti

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Roma,4 ottobre – Più che piovere. ormai diluvia sul bagnato. Una delle principali criticità del nostro sistema sanitario – la carenza degli organici dei medici – sembra essere infatti a un punto di non ritorno, Secondo dati di Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef elaborati dal Centro Studi Anaao Assomed per elaborare la sua analisi sul personale medico ospedaliero del Ssn, lo scorso anno (per la prima volta nel decennio 2015-2025)  le dimissioni volontarie dei medici sono state numericamente superiori ai pensionamenti ((3.767 contro 2.876).

Il dato – segnale incontrovertibile della fuga dei professionisti dalla sanità pubblica – segna un’accelerazione tanto improvvisa quanto preoccupante: in un solo anno le dimissioni sono aumentate del 150% rispetto alle 1.503 del 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici in servizio, una soglia mai registrata prima, neppure nei mesi più critici della pandemia.

L’analisi di Anaao Assomed, che offre una panoramica regionale dettagliata e il trend nazionale delle dinamiche demografiche, delle assunzioni e delle cessazioni (pensionamenti e dimissioni) dei medici Ssn dal 2015 al 2025,  evidenzia anche un altro elemento critico: il fenomeno della fuga dei professionisti dal Ssn non riguarda qualche singola Regione, ma attraversa capillarmente il Paese. “In ben 12 Regioni su 20, nel corso del 2025, i medici che hanno scelto di lasciare il Ssn prima della pensione sono più di quelli che hanno raggiunto i limiti di età per il riposo”, riferisce l’indagine, segnalando che situazioni particolarmente marcate si registrano in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove il numero dei camici bianchi dimissionari supera da 2,4 a 3,3 volte quello dei pensionati.

Allargando lo sguardo al bilancio complessivo delle risorse umane, “i numeri restituiscono una dinamica di forte tensione sugli organici: per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato nel corso del 2025, ben 43 hanno rassegnato le dimissioni e 77 sono complessivamente usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause”, chiarisce il report. Sul fronte della mobilità interna, “l’analisi dei trasferimenti tra aziende sanitarie mostra come questi ultimi non siano guidati soltanto dalle scelte professionali individuali, ma riflettano i profondi processi di riorganizzazione vissuti tra il 2016 e il 2017, oltre agli strascichi degli eventi straordinari legati all’emergenza pandemica. Al netto di queste variabili eccezionali, la serie storica evidenzia un andamento complessivamente stabile, con una leggera tendenza alla contrazione negli ultimi anni”.

Per Pierino Di Silverio (nella foto), segretario nazionale Anaao Assomed, quanto registrato dall’analisi non rappresenta ovviamente un fenomeno fisiologico di mobilità, ma è “un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria oggi si rischia di vanificare tutto. Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, ben 43 si sono dimessi, riempiendo di fatto una vasca senza tappo”.

Per fermare la frana e difendere l’articolo 32 della Costituzione, Anaao Assomed chiede al Governo, al Parlamento e alle Regioni di intervenire con un piano straordinario in 10 punti: ♦ Trasformare la formazione specialistica in un contratto di formazione-lavoro per fare entrare i giovani da protagonisti. ♦ Superare definitivamente il tetto di spesa per il personale, vincolo anacronistico che soffoca le assunzioni. ♦ Garantire retribuzioni europee, attraverso la detassazione del salario accessorio, il rafforzamento dell’indennità di specificità e rinnovi contrattuali tempestivi. ♦ Riformare la responsabilità professionale, limitando la punibilità penale ai soli casi di dolo e colpa grave per arginare la medicina difensiva. ♦ Aumentare la sicurezza negli ospedali, con presidi di sicurezza nei pronto soccorso, applicazione rigorosa delle norme contro le aggressioni e riorganizzazione degli spazi. ♦ Tempo di vita e welfare, tutelando i riposi, la genitorialità e i servizi per un Ssn sempre più al femminile e rivalutando quel tempo che ormai è moneta di inestimabile valore. ♦ Favorire la perequazione territoriale, con incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e il Mezzogiorno. ♦ Istituire un osservatorio nazionale permanente sulle dimissioni, per monitorare motivazioni e destinazioni dei professionisti. ♦ Riforma della professione tra flessibilità e riconoscimento professionale per modernizzare il lavoro e adeguarlo alle rapide trasformazioni economiche, tecnologiche e di mercato. ♦ Aumentare la sicurezza sul lavoro intesa non solo come tutela fisica dagli infortuni, ma garanzia di sostenibilità psicofisica, stabilità contrattuale e valorizzazione della carriera per i professionisti.

“Il 2025 ci consegna un segnale d’allarme che nessuno può permettersi di ignorare” conclude Di Silverio.”Il 2026 ci dirà se si è trattato di un incidente di percorso o dell’inizio di una frana. Abbiamo dimostrato che, quando si investe sui giovani, il sistema risponde. Ora serve il coraggio di investire su chi resta”. 

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