Studio Iss, i test rapidi per individuare fentanyl nelle urine possono dare falsi positivi

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Roma, 26 ottobre – Riflettori di nuovo puntati sul fentanyl. Ad accenderli, questa volta, è uno studio condotto dal Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità (Iss), pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry and Laboratory Medicine, dal quale emerge che i test rapidi sulle urine utilizzati per individuare la sostanza possono, in determinate circostanze, fornire risultati positivi anche quando non è presente.

Tra le possibili cause, secondo lo studio dell’Iss,  ci sono alcune terapie farmacologiche, in particolare quelle a base di risperidone, un farmaco impiegato in psichiatria. I ricercatori hanno osservato che, in alcuni servizi di salute mentale, diversi pazienti risultavano positivi al fentanyl dopo essere stati sottoposti a test rapidi sulle urine. Qualcosa però non tornava, finché non si è arrivati a comprendere la causa del  problema.

“Il fenomeno si chiama cross-reattività: il test può confondere una sostanza con un’altra e segnalare una positività che, in realtà, non corrisponde alla presenza del fentanyl” spiegano Manuela Pellegrini ed Annagiulia di Trana, del Centro Nazionale Dipendenze e Doping, tra le autrici dello studio. Un aspetto importante, osservano, “è che questa interferenza è stata osservata a una concentrazione di risperidone compatibile con quella di persone che assumono il farmaco a scopo terapeutico”.

La conclusione di queste osservazione, sintetizza la direttrice del Centro nazionale dipendenze e doping Simona Pichini, è che “un test rapido positivo non deve essere considerato, da solo, una prova definitiva dell’assunzione di fentanyl”.

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