Influenza, c’è chi non la prende e chi contagia di più, la ricerca prova a capire perché

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Roma, 1 novembre – Ci sono persone che, anche se esposte al virus influenzale, al contrario di molte altre non si infettano, così come non è raro imbattersi in soggetti che, una volta infettati dal virus, si trasformano loro malgrado in contagiatori seriali che trasmettono implacabilmente la malattia alle persone con cui entrano in contatto.

L’Università del Missouri si è unita alla schiera di ricercatori che provanoe a comprendere le ragioni di queste differenti risposte e attitudini nei confronti della più diffusa tra le infezioni respiratorie stagionali, con l’istituzione – grazie a un finanziamento di 19 milioni di dollari da parte dei National Institutes of Health  – di un nuovo programma di ricerca, il Missouri Center for Influenza Transmission and Immunity (Missouri-Citi), per studiare come l’immunità, la temperatura e l’umidità influenzino la trasmissione dei virus influenzali, con l’obiettivo di sviluppare metodi migliori per prevenire l’infezione e ridurne la diffusione. Il centro è subito entrato a far parte Consorzio per la ricerca sulla trasmissione dell’influenza degli stessi National Institutes of Health statunitensi.

Guidato da Henry Wan (nella foto), professore emerito presso la Facoltà di Medicina e direttore fondatore del Missouri-Citi, il team multidisciplinare si propone in particolare di comprendere come l’immunità e le condizioni ambientali interagiscano per determinare se l’influenza si diffonde con successo da una persona all’altra. Il progetto esamina la trasmissione dell’influenza da diverse angolazioni: come le persone infette rilasciano il virus, quali fattori influenzano la quantità di virus infettivo che rilasciano, come il virus si diffonde nell’aria e cosa rende alcune persone meno suscettibili all’infezione.

“Essere infetti dall’influenza non significa necessariamente che una persona trasmetterà efficacemente il virus ad altri, e l’esposizione al virus non garantisce sempre l’infezione” ha  spiegato Wan. “Vogliamo capire cosa determina se il virus si trasmette con successo da una persona, attraverso l’aria, per infettarne un’altra”.

Precedenti infezioni influenzali e vaccinazioni possono influenzare la quantità di virus rilasciata nell’aria da una persona infetta, nonché la suscettibilità degli altri all’infezione. Anche la temperatura e l’umidità possono influenzare la diffusione delle particelle respiratorie nell’aria e la durata della contagiosità del virus.

Il progetto riunisce ricercatori di diverse discipline provenienti da tutta l’Università del Missouri, ma anche da altri atenei, mettendo insieme competenze in virologia influenzale, immunologia, ricerca clinica sull’uomo, modelli animali, scienza degli aerosol, ingegneria e modellazione computazionale. Le strutture di ricerca specializzate dell’Università del Missouri  consentiranno agli scienziati di studiare come l’immunità e le condizioni ambientali influenzino la trasmissione per via aerea in condizioni attentamente controllate. Integrando i risultati degli esperimenti sugli animali con gli studi sugli esseri umani, il team spera di comprendere come si diffonde l’influenza tra le persone.

“Ogni anno, l’influenza rappresenta un problema enorme, soprattutto in autunno e in inverno” ha affermato Wan. “Dato che la sfida è così imponente, abbiamo bisogno che persone con diverse competenze lavorino insieme, e alla University of Missouri c’è una cultura collaborativa che non si trova in molti altri posti.”

I risultati potrebbero aiutare i ricercatori a identificare le risposte immunitarie che riducono la quantità di virus infettivo rilasciata nell’aria e le condizioni ambientali che rendono meno probabile la trasmissione. Ciò potrebbe fornire informazioni utili per lo sviluppo di futuri vaccini e altre strategie preventive progettate non solo per proteggere gli individui dall’influenza, ma anche per limitare la diffusione dell’influenza nelle scuole, nelle case, nei luoghi di lavoro e in altri contesti.

“Se comprendiamo meglio come si trasmette l’influenza, in particolare la trasmissione aerea da persona a persona” conclude Wan “potremo sviluppare metodi per proteggere dall’influenza non solo noi stessi ma anche le persone che ci circondano”.

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