Parafarmacie: “Farmacia dei servizi, serve un cambio radicale: liberalizzare il settore”

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Roma, 13 giugno – Le associazioni dei farmacisti titolari di parafarmacia (Mnlf-Culpi, Fedefardis e Unifatisp) promuovono la “farmacia dei servizi”, ritenendo che – una volta radicata capillarmente sul territorio – essa possa fornire un valido supporto alla cittadinanza per eseguire esami e prenotazioni per via telematica, contribuendo così al rafforzamento della sanità di prossimità, vera e propria chiave di volta per rilanciare, in una prospettiva di maggiore efficienza e di sostenibilità, il sistema sanitario del Paese.

Ma c’è un ma: perché la farmacia dei servizi “possa funzionare ed essere un reale supporto alla popolazione, è necessario un radicale cambiamento nel settore, poiché i farmacisti stessi dovranno erogare e gestire questi nuovi servizi” e dovranno quindi essere il centro propulsivo, il motore della evoluzione-trasformazione. Cosa possibile solo se saranno liberate le energie professionali ancora inespresse, garantendo loro di esprimersi sulla base di criteri meritocratici.
Questo il ragionamento che le sigle delle parafarmacie prima anzi citate hanno voluto pubblicamente rappresentare ieri all’opinione pubblica di categoria (e non solo) in un comunicato stampa congiunto, dove si afferma che “per far funzionare la farmacia dei servizi si dovrà innanzitutto liberare la professione di farmacista. Il sistema chiuso ed ereditario di titolarità di una farmacia privata non può garantire una gestione meritocratica adeguata ad affrontare le nuove sfide poste dalla farmacia dei servizi”.

Sistema ulteriormente menomato, aggiungono Mnlf-Culpi, Federfardis e Unaftisp, dal fatto che “i concorsi per l’assegnazione di nuove sedi non si svolgono da 11 anni. A oggi mancano migliaia di sedi farmaceutiche sul territorio, non assegnate nell’ultimo concorso del 2012. Inoltre, solo una piccola percentuale delle farmacie esegue i servizi richiesti, e la carenza cronica di personale impedisce a molte di fornire tali servizi”.
A giudizio delle sigle delle parafarmacie, per creare una farmacia dei servizi efficiente e capillare la strada è quella di liberalizzare il settore, favorendo l’apertura di nuove sedi. “Un sistema simile a quello tedesco, dove le farmacie, gestite da farmacisti, fatturano il triplo rispetto a quelle italiane, assumono il doppio dei farmacisti e offrono stipendi tre volte maggiori” aggiungono le tre sigle, citando dati di fonte Mediobanca 2022.
Il comunicato passa quindi all’elencazione di quelli che potrebbero essere i molteplici vantaggi della liberalizzazione: 1) garanzia della capillarità dei servizi, punto di forza per preferire la farmacia come hub sanitario rispetto ad altre strutture; 2) meritocrazia: permetterebbe ai farmacisti più competenti di emergere, migliorando la qualità complessiva dei servizi offerti e riducendo i costi per la popolazione. 3) la liberalizzazione delle aperture comporterebbe maggiori opportunità di carriera per i giovani, che attualmente, non ritengono più attrattiva la professione e non s’iscrivono alle facoltà di Farmacia; 4) liberalizzare il settore stimolerebbe l’innovazione e la crescita, rendendo il sistema farmaceutico più dinamico e competitivo.
A tutto questo dovrebbe corrispondere, si legge ancora nel comunicato di Mnlf, Federfardis e Unaftisp, un adeguamento della  proposta formativa da parte dell’università, attraverso la modifica dei programmi senza però snaturare la formazione di base.
In tutta evidenza “un vaste programme”, per citare De Gaulle, che si scontra con il fatto – di cui i rappresentanti delle parafarmacie sono perfettamente consapevoli – che “la politica italiana fatica a portare avanti riforme per liberalizzare settori come quello delle farmacie”. Per questo, suggeriscono le sigle delle parafarmacie, si potrebbe intanto cominciare dal “dare almeno la possibilità ai farmacisti titolari di parafarmacia, già radicati sul territorio e collegati telematicamente al sistema sanitario nazionale, di diventare fornitori di questi servizi in maniera privata e a costo zero per lo Stato, allargando la base dell’offerta”.
Una soluzione, sintetizza comprensibilmente pro domo sua la rappresentanza Mnlf-Culpi, Federfardis e Unaftisp, che avvierebbe la liberalizzazione della professione, ritenuta insieme alla meritocrazia principio fondamentale “per trasformare i nuovi servizi allestiti dal farmacista in un pilastro efficace e sostenibile del sistema sanitario italiano, offrendo nuove opportunità ai giovani e migliorando la qualità delle prestazioni”,

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