PharmEvolution 1 – Servizi, confronto tra Regioni: “È ora di una farmacia integrata”

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Roma, 11 ottobre – Ma qual è lo stato dell’arte della ‘farmacia dei servizi’ in Italia? A che punto è arrivato il percorso di trasformazione delle farmacie da presidi di dispensazione di farmaci e rimedi a centri di prossimità di assistenza sanitaria integrati nella rete territoriale della sanità pubblica? Per rispondere a questa domanda, PharmEvolution, la tre giorni dedicata alla farmacia tenutasi il 9,10 e 11 ottobre  nel centro congressi di  SiciliaFiera di Misterbianco (Catania), ha dedicato la sua giornata conclusiva a un confronto tra le diverse Regioni del Paese sui temi degli accordi integrativi, della telemedicina, degli screening e delle vaccinazioni

Un convegno, ha spiegato Gioacchino Nicolosi, motore e presidente della manifestazione, “fortemente voluto per condividere con tutti i
colleghi le best practice e fare tesoro delle esperienze altrui, magari evitando di incorrere negli stessi errori, così da assicurare servizi sempre più all’avanguardia e di prossimità ai cittadini, portando davvero la salute alla portata di tutti. C’è da percorrere l’ultimo tratto di strada e dobbiamo farlo tutti insieme per rendere davvero la farmacia un avamposto della sanità territoriale pienamente integrato nel Servizio sanitario nazionale“.
Sulla necessità di “chiudere il cerchio dell’integrazione della farmacia nel Ssn” è subito  tornato il presidente di Federfarma Marco Cossolo: “Dobbiamo alimentare il Fascicolo sanitario elettronico e a quel punto saremo interconnessi. E per farlo dobbiamo cambiare la prospettiva: al centro della nuova convenzione, ormai in dirittura d’arrivo, non ci sarà più la farmacia ma il percorso che fa il paziente cronico. E dobbiamo immaginare questo percorso cercando di capire che tutto ciò che può stare sul territorio viene gestito in rete da medici di medicina generale e farmacie tramite Fse e piattaforme di telemedicina”. Ma non sarà una passeggiata di salute, e ci saranno sforzi da fare, ha concluso Cossolo, “perché c’è una situazione molto asimmetrica: ogni Regione ha le sue piattaforme e dovremo creare sistemi che si interconnettono con le piattaforme regionali”.
Le asimmetrie, peraltro, non riguardano solo le piattaforme informatiche, perché – come emerso dal convegno –  le Regioni viaggiano a diverse velocità anche sul fronte dei servizi erogati in farmacia. “Dal’1° ottobre tutte le farmacie leggono il fascicolo sanitario dei cittadini che hanno dato il consenso e sanno ciò che il medico ha prescritto”  ha affermato la presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca (nella foto), per poi illustrare il percorso (oggettivamente virtuoso) della sua Regione. “Abbiamo investito molto nelle vaccinazioni e oggi abbiamo una percentuale di persone vaccinate superiore alla media nazionale. Da domani iniziamo a fare l’antinfluenzale e lo inseriremo nel fascicolo dei cittadini, in modo che ne sia a conoscenza anche il medico di base. Facciamo sempre più telemedicina, anche convenzionata con il Servizio sanitario regionale, e presto avvieremo un servizio molto importante per le farmacie rurali che è la televisita, fondamentale soprattutto nelle seconde e terze visite per chi abita lontano dagli ospedali”.
Risultati significativi sono stati raggiunti anche nelle Marche, dove grazie al contributo delle farmacie è stato registrato un abbattimento delle liste d’attesa del 45% e sono stati intercettati nelle stesse farmacie 150 pazienti con infarto in corso, subito inviati in pronto soccorso. “Anche per noi il prossimo step è la televisita, che vuol dire portare la salute vicino a tutti”  ha detto il presidente di Federfarma Marche Marco Meconi (nella foto). “Restano però tre nodi aperti: i 50 milioni per la Farmacia dei Servizi sono troppo pochi perché si traducono in 2.500 euro a farmacia. Inoltre chiediamo un nucleo comune nazionale e risorse che crescono con volumi crescenti di servizi erogati”. Quanto alla telemedicina, date le peculiarità delle Marche, “viene effettuata per il 45% nelle aree rurali, dove gli ospedali sono a parecchikm di distanza. In questo caso è evidente come i soldi per la telemedicina non sono una spesa ma un investimento di salute” ha aggiunto Meconi, prima di concludere ricordando alla platea che “le risorse per i vaccini vengono dai fondi regionali della prevenzione, quindi non intaccano e non devono intaccare il budget della Farmacia dei Servizi”.
Dal Lazio rimbalzano invece note più cupe: “Dopo essere stati apripista per la vaccinazione anti Covid, siamo rimasti indietro” ha detto il presidente di Federfarma Lazio Eugenio Leopardi (nella foto). “Da noi non sono le farmacie che fanno poche dosi ma è la Regione che ce ne manda poche. Nell’accordo integrativo abbiamo inserito anche le vaccinazioni anti pneumococco e anti Hpv (non l’herpes zoster, ritenuto troppo costoso dalla Regione), ma ancora non abbiamo ricevuto le dosi, nonostante i colleghi siano già formati. Anche sul fronte della telemedicina ci sono dei paletti” ha continuato Leopardi. “Facciamo solo holter pressorio e cardiaco, non l’elettrocardiogramma perché la Regione è sottoposta a Piano di rientro e avrebbe voluto pagarci la prestazione meno di quanto costa la refertazione dal provider”.
C’è stato ovviamente spazio anche per la Regione ospitante: Giacomo Scalzo, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (Dasoe) della Sicilia, ha fatto il punto sul Fascicolo sanitario elettronico: “Siamo stati la prima regione d’Italia ad avere l’ok dell’Agenas e oggi possiamo dire di essere a buon punto. Il Fascicolo sanitario elettronico è fondamentale perché è un salvavita. Quando, ad esempio, un paziente arriva al pronto soccorso gli operatori hanno tutti i dati, possono conoscere in un clic la sua storia clinica e sanno come salvargli la vita, che è l’obiettivo di tutte le persone che lavorano nella sanità”.

Scalzo ha poi ricordato come le farmacie siano “un tutt’uno con il Servizio sanitario azionale”. Ed ha aggiunto: “Le 1.630 farmacie della Sicilia sono altrettanti avamposti della sanità pubblica. È la Regione che ha bisogno delle farmacie, per esempio, per abbattere le liste d’attesa, per il Piano regionale di prevenzione e per quello pandemico”.
Sulla stessa falsariga il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Catania Antonio Leonardi, che – sempre in tema di sinergia con le farmacie – ha ricordato l’avvio in collaborazione con Federfarma Catania di una massiccia campagna di informazione per la prevenzione del tumore del colon retto che, grazie all’impegno delle farmacie etnee, “ci ha permesso di alzare l’asticella degli screening, anche se la strada da percorrere è ancora lunga”.

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