Lanciato il portale taglia-prezzi TrumpRx, per i cittadini farmaci con sconti fino all’80%

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Roma, 8 febbraio – L’aveva detto e l’ha fatto: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato l’altro ieri TrumpRx.gov, sito web che permetterà ai pazienti americani di acquistare farmaci con prezzi negoziati dall’amministrazione americana e allineati a quelli più bassi pagati in altri Paesi, in particolare europei. Un passo in linea con l’ordine esecutivo firmato dal presidente USA a maggio 2025, finalizzato appunto ad allineare i prezzi americani a quelli delle nazioni avanzate.

“I prezzi caleranno in modo significativo” ha spiegato Trump, che – in accordo con la sua nota idiosincrasia all’understatement – ha battezzato il sito con il suo nome. La scelta del lancio del sito eponimo, al netto del narcisismo, sarebbe secondo molti osservatori un tentativo di arginare il calo di consensi dell’attuale amministrazione registrato negli ultimi tempi e un modo per provare a placare o almeno a smorzare le rabbia dei cittadini americani alle prese con inflazione e indice alimentare in sensibile aumento, almeno secondo i dati, di segno del tutto opposto a quelle dell’inquilino della Casa Bianca, secondo il quale i prezzi al consumo starebbero “scendendo enormemente”. Affermazione che peraltro non registra molte condivisioni e anzi desta preoccupazioni anche all’interno del partito repubblicano, dove c’è chi osserva – anche pubblicamente – che i cittadini nei supermercati per fare la spesa ci entrano davvero, contrariamente a Trump, e dunque le “narrazioni” trionfalistiche o anche solo mendaci via social, televisione e qualunque altro mezzo rischiano di essere un boomerang in termini di consenso, inevitabilmente sconfessate dalla realtà che investe i cittadini quando passano con il carrello della spesa alla cassa.

In ogni caso, com’era del resto ampiamente prevedibile, le ultime uscite pubbliche del presidente USA sono già infarcite di dichiarazioni sui benefici straordinari che TrumpRx assicurerà agli acquirenti di Ozempic, il farmaco che più cita come esempio dei ribassi, insieme all’insulina: l’analogo del Glp 1 passerà da un costo mensile attualmente compreso tra i 1000 e i 1350 dollari circa a una media intorno ai 350, con la possibilità di ulteriori ribassi fino a 200 dollari circa, con un risparmio superiore all’80%. Al momento, nell’offerta del sito sono presenti una quarantina di farmaci delle aziende prima citate, che i cittadini in possesso di una regolare prescrizione potranno acquistare ai nuovi prezzi attraverso coupon stampabili  o in formato digitale rilasciati da TumpRx.

C’era curiosità sulla reazione dei mercati finanziari alla nuova iniziativa, che al contrario di quanto qualcuno paventava non è stata negativa. Le principali azioni farmaceutiche, il 6 febbraio, hanno infatti tutte registrato un andamento positivo, con guadagni anche significativi. Novo Nordisk ha marcato ad esempio un balzo di più del 9% ed Eli Lilly ha guadagnato quasi il 3,41%. Un chiaro segnale che gli investitori non vedono in TrumpRx una minaccia imminente agli utili. La ragione principale, probabilmente, è che il sito non ha nulla a che vedere con un regime di controllo dei prezzi, ma è in realtà un portale di prezzi e sconti che mostra alcune decine di farmaci comunemente utilizzati e indirizza gli utenti verso prezzi scontati, offerti volontariamente da case farmaceutiche e distributori.

Si rivolge – e questo è fondamentale – a consumatori senza assicurazione e che pagano pronta cassa, senza quindi incidere in alcun modo sui prezzi negoziati tramite assicurazione, sulle formule di rimborso Medicare né sui contratti a lungo termine di fornitura, che negli USA rappresentano la maggior parte dei ricavi farmaceutici.

In altre parole, TrumpRx non interviene sul nucleo centrale del business farmaceutico, rappresentato dai canali assicurativi e istituzionali che garantiscono la maggior parte dei ricavi farmaceutici, ma si limita a farlo sui margini dei prezzi. A giudizio degli analisti finanziari, insomma, i mercati stanno trattando TrumpRx come un segnale politico, non uno shock sistemico. E la reazione positiva delle azioni farmaceutiche mostra che gli investitori considerano la misura circoscritta, volontaria e limitata dal punto di vista economico.

Qualche preoccupazione rimane semmai in ordine  alle eventuali ricadute che gli effetti di TrumpRx potrebbero produrre sulla sponda europea dell’Atlantico, in particolare sulle dinamiche dei prezzi, laddove qualche azienda fosse tentata di compensare l’erosione dei margini di profitto aziendale sul mercato USA intervenendo al rialzo sui listini europei. L’eventualità, in effetti, potrebbe avere un impatto devastante in Paesi (come il nostro) che devono fare fronte a una spesa farmaceutica già al limiti della sostenibilità. Ma tutti gli attori del settore farmaceutico sanno bene quanto delicati e complessi siano gli equilibri che lo governano. E – come sembrano pensare anche i mercati – è ragionevole pensare che si muoveranno con le necessarie cautele e la ponderatezza che serve.

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