Roma, 24 marzo – Nonostante le rassicurazioni dell’Ecdc europeo e del nostro ministero, il
focolaio di meningite diffusosi fra i giovani di alcune università e scuole del Kent, nel sud dell’Inghilterra, e subito etichettato come “senza precedenti”, non manca di destare qualche preoccupazione tra gli esperti italiani. Paolo Bonanni (nella foto), professore di Igiene all’università degli Studi di Firenze e coordinatore scientifico del “Calendario vaccinale per la vita”, spiega ad esempio ad Adnkronos Salute che “un focolaio di meningite simile a quello britannico non può essere escluso anche in Italia. Per questo chiediamo da tempo un aggiornamento del Calendario nazionale delle vaccinazioni. Dobbiamo garantire a tutti i ragazzi una protezione equa e omogenea. L’inserimento del vaccino contro il meningococco B in età adolescenziale nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) non è più rinviabile”.
Il tipo B è stato in effetti confermato in un primo gruppo di contagi del focolaio inglese. “Negli ultimi anni In Italia si sono registrati in media circa 150 casi di meningite ogni anno, con un calo drastico durante la pandemia e un importante aumento dopo la sua conclusione” osserva Bonanni, secondo il quale il numero è però “probabilmente sottostimato: alcune forme, infatti, possono presentarsi in modo atipico e non sempre vengono diagnosticate correttamente. Abbiamo sistemi di sorveglianza affidabili, sia routinari sia specifici per il meningococco, che ci permettono di seguire l’andamento della malattia nel tempo, anche se non di quantificare con precisione assoluta tutti i casi”.
La meningite interessa “soprattutto i bambini sotto i 5 anni, ma una quota significativa riguarda anche gli adolescenti. Questa fascia d’età è particolarmente rilevante perché i ragazzi sono sia più esposti alla malattia sia importanti trasmettitori del batterio”, precisa il docente di Igiene. I principali sierogruppi di meningococco sono A, C, W, Y e B. “Per i primi 4 è disponibile un vaccino quadrivalente, somministrato a partire dal secondo anno di vita con un richiamo tra i 12 e i 16 anni. Diverso il caso del meningococco B, oggi tra i più diffusi” sottolinea lo specialista: “Esiste un vaccino efficace, somministrato nei primi mesi di vita (a 2 e 4 mesi, con richiamo al compimento dell’anno), ma la copertura non è uniforme sul territorio nazionale”.
“Il punto critico è che il vaccino contro il meningococco B non è ancora incluso nei Lea per gli adolescenti” insiste Bonanni. “Di conseguenza l’offerta varia da Regione a Regione. Attualmente la vaccinazione per gli adolescenti è garantita gratuitamente solo in 14 Regioni su 21. In altre – Toscana, Piemonte, Valle d’Aosta, Umbria, Abruzzo e parte della Sardegna – non è prevista, mentre in Friuli Venezia Giulia e nella Provincia autonoma di Bolzano viene offerta solo su richiesta. Le restanti Regioni la finanziano con risorse proprie”.
Ed è proprio per questo motivo, conclude l’esperto, che “non possiamo escludere il rischio di un focolaio simile a quello britannico anche nel nostro Paese, e quindi dobbiamo proteggere finalmente i nostri ragazzi su tutto il territorio nazionale e con le stesse modalità”.


