Alzheimer, Irccs San Donato, trattamento sperimentale con donanemab per 2 pazienti

”banner

Roma, 15 giugno – Nella dura e difficile battaglia contro la malattia di Alzheimer in cui è impegnata a livello planetario la ricerca medico-scientifica, gli anticorpi monoclonali anti-amiloidi rappresentano al momento la prima classe di farmaci in grado di agire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia, tanto da essere stati approvati dalle principali autorità regolatorie internazionali, tra cui la Food and Drug Administration (Fda) negli Stati Uniti e l’Ema in Europa. Secondo l’ipotesi patogenetica più accreditata, infatti, la patologia è associata all’accumulo di placche di proteina beta-amiloide nel cervello, che gli anticorpi in questione riescono a contrastare.

Da qui la decisione dell’Irccs Policlinico San Donato di avviare avviato il nuovo trattamento con donanemab, anticorpo monoclonale anti-amiloide impiegato appunto per contrastare ll’Alzheimer nelle fasi iniziali. Nell’Unità operativa di Neurologia, diretta da Maria Salsone (nella foto), professorea associato alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Vita-Salute San Raffaele (UniSR) di Milano, sono state trattate le prime due pazienti, di 63 e 67 anni.

Il risultato, ottenuto in ambito di uso compassionevole del farmaco, si inserisce nel programma clinico-scientifico interdisciplinare del Centro per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd), volto a integrare ricerca, diagnosi precoce e accesso alle terapie innovative. Gli studi clinici, ricorda una nota dell’Irccs,  hanno dimostrato che la rimozione delle placche beta-amiloidi “può contribuire a rallentare la progressione” del declino cognitivo.  “Per la prima volta possiamo intervenire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia” evidenzia Salvatore Mazzeo (nella foto), responsabile del Cdcd e ricercatore dell’UniSR.  “Le evidenze disponibili sono promettenti e pongono le basi per una vera e propria svolta nella cura dell’Alzheimer”.

Le due pazienti trattate sono state sottoposte a un’approfondita valutazione multidimensionale per verificarne l’idoneità alla terapia. Attualmente, infatti, possono accedere al trattamento soltanto pazienti con diagnosi di disturbo cognitivo lieve o demenza lieve che soddisfino specifici criteri clinici di inclusione ed esclusione. “La selezione – spiega Mazzeo – avviene attraverso un percorso rigoroso che comprende la raccolta della storia clinica, esami di laboratorio, analisi genetiche e tecniche avanzate di neuroimaging, oltre a un costante monitoraggio specialistico dell’Alzheimer”.

“Siamo entusiasti di poter offrire alle due pazienti più giovani seguite presso il nostro Centro una nuova opportunità terapeutica, potenzialmente in grado di rallentare la progressione della malattia”  aggiunge Salzone – L’esperienza maturata in questa fase è particolarmente preziosa perché ci consente di acquisire competenze cliniche e organizzative fondamentali per affrontare una delle sfide più importanti della neurologia contemporanea: rendere sempre più concreta la possibilità di intervenire precocemente sulla malattia di Alzheimer”.

banner
Articoli correlati

i più recenti

I più letti degli ultimi 7 giorni