Assosalute: “Da automedicazione benefici sanitari e 3 mld di euro di risparmi per il Ssn”

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Roma, 21 ottobre – L’automedicazione, secondo le stime effettuate dallo studio realizzato da Teha Group (The European House – Ambrosetti) per Assosalute, l’Associazione nazionale dei farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, è quella realtà che permette di evitare 91 milioni di visite evitate dal medico di famiglia o dal pediatra di base,  abbatte di almeno un milione gli accessi al Pronto soccorso e restituisce quantità enormi di tempo e di benefici ai cittadini e al sistema salute, grazie nonché tempo e benefici restituiti ai cittadini e al sistema salute: il ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione, che rappresentano il 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale, consentirebbe al Servizio sanitario nazionale di risparmiare e reinvestire quasi 3 miliardi di euro.

Questi alcuni dei numeri che emergono da uno studio promosso da Assosalute, l’Associazione nazionale dei farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, realizzato da TEHA Group (The European House – Ambrosetti), presentato a Roma a Palazzo Baldassini in occasione dei convegno Farmaci di automedicazione: asset strategico per la salute, la governance farmaceutica e la competitività del sistema Paese. Il report analizza per la prima volta nel nostro Paese in modo integrato il valore industriale, economico, sociale e sanitario del comparto dei farmaci di automedicazione, meglio noti con la più sbrigativa dizione di farmaci da banco. Si tratta, come ben noto, dei medicinali che non richiedono l’obbligo di prescrizione medica per essere acquistati in farmacia ma sono comunque soggetti all’autorizzazione e al controllo da parte delle autorità sanitarie, a partire dall’Aifa.

Il dato di partenza (confortante), ricordato dal presidente di Assosalute Michele Albero (nella foto) nel suo intervento di introduzione ai lavori, è che in Italia l’automedicazione è una pratica diffusa e consolidata: “Nel 2025 ha generato 3,2 miliardi di vendite al pubblico con oltre 290 milioni di confezioni dispensate” ha detto Albero. “Dietro questi numeri vi è un modello di salute fondato sulla capacità delle persone di riconoscere e gestire i disturbi lievi, con il supporto del farmacista e del medico e nei limiti entro i quali l’autocura è appropriata”.

Questa risorsa terapeutica, come ha ricordato il presidente di Assosalute, è l’espressione di una filiera industriale solida, in possesso non solo di strutture e dotazioni tecniche e produttive di primissimo piano, come impone peraltro il genere di produzione, ma anche di specifici ed eccellenti saperi e competenze tecniche. Tornando ancora ai numeri, le imprese di automedicazione associate ad Assosalute, che rappresentano oltre il 70% del mercato, hanno raggiunto nel 2025 un valore della produzione di 1,27 miliardi e un valore aggiunto per addetto che è quasi doppio rispetto alla manifattura italiana, con un’occupazione di qualità che vede oltre la metà degli addetti laureata e il 44% donne. “Ogni euro generato dalle nostre imprese” sottolinea con comprensibile orgoglio Albero “ne attiva altri tre nel resto dell’economia”.
Spesa per automedicazione, in Italia è la più bassa tra i “Big Four” europei

Ma non mancano ovviamente le criticità e lo studio Assosalute-Teha non manca di evidenziarle, partendo dalla prima: in Italia il ricorso ai medicinali da banco e la correlata spesa pro capite sono decisamente inferiori alla media dei Paesi europei più grandi. “In Italia meno di un cittadino su cinque dichiara di aver fatto ricorso all’automedicazione nelle ultime due settimane, contro il il 70% della Finlandia, il 42% dei Paesi Bassi e il 37% della Germania” ha spiegato  Daniela Bianco, partner di The European House Ambrosetti e responsabile Health & Life Sciences di Thea Group. Non va meglio alla spesa pro capite, pari a 54,3 euro l’anno,  la più bassa tra i Paesi Big Four (Germania, Francia, Italia e Spagna) e il Regno Unito, e anche la crescita registrata tra il 2020 e il 2025 non è stata sufficiente a colmare il divario.

Pesa anche la scarsa ampiezza dell’offerta, la variabile che pregiudica  di più lo sviluppo: negli ultimi 10 anni l’Italia ha registrato solo sei switch, ovvero riclassificazioni di farmaci allo status di non prescrizione, contro i 26 del Regno Unito, i 15 della Germania e gli 8 della Spagna. “Eppure – ha affermato Bianco – il contributo dei farmaci di automedicazione si traduce in una guadagno di 4,8 mesi di vita in buona salute: sembrano pochi, ma sono gli stessi che abbiamo perso in termini di aspettativa di vita con la pandemia di Covid-19”.

A indicare qualche soluzione per spingere l’automedicazione italiana ai livelli dei principali Paesi Ue è stato ancora il presidente di Assosalute, convinto della necessità di agire sulla cultura dell’automedicazione: “Riconoscere i disturbi gestibili con il consiglio del farmacista e insieme i segnali per cui serve rivolgersi al medico, e impegnarsi a sviluppare l’offerta di farmaci senza obbligo di prescrizione” ha detto Albero “potrebbe liberare un potenziale che ancora oggi resta inespresso: per le persone, per il sistema sanitaria e per l’economia del Paese”.  In questa direzione, il confronto con Aifa sulle nuove linee guida per la classificazione dei medicinali senza obbligo di ricetta, adottate quest’anno a quasi trent’anni dalle precedenti, “ha rappresentato un passo importante”.

L’evento ha visto la partecipazione di diversi parlamentari. concordi nel sottoscrivere la necessità di implementare il settore dell’automedicazione: “La cultura sanitaria e il valore dell’automedicazione andrebbero insegnate nelle scuole e considerate un investimento in prevenzione”  ha proposto ad esempio Ilena Malavasi della Commissione Affari sociali della Camera “che equivale e investire nella sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale. Ma bisogna anche  rafforzare una rete di prossimità che coinvolga medici, pediatri e farmacisti. Più conoscenza e consapevolezza consentono alle persone di prendersi cura della propria salute in modo più responsabile e di utilizzare in maniera appropriata anche gli strumenti di automedicazione”.  Anche per Elena Murelli (nella foto), membro della Commissione Affari sociali del Senato, le attenzioni all’automedicazione, oltre a essere assolutamente necessarie, sono un investimento: “L’automedicazione è un settore strategico anche per assicurare un invecchiamento in salute che si integra con il nuovo modello di assistenza territoriale e di prossimità che riconosce anche al farmacista un ruolo cruciale” ha detto la senatrice. E sulla stessa falsariga si è mantenuto anche il vicepresidente della Commissione Affari sociali di Montecitorio Luciano Ciocchetti (nella foto), che ha concluso affermando che  “il tema dell’automedicazione rientra nel tema più generale della sostenibilità del Ssn ed è centrale nell’obiettivo di incentivare e riportare la produzione dei principi attivi e dei farmaci all’interno del territorio nazionale ed europeo per garantire sicurezza, continuità e indipendenza geopolitica”.

Ai lavori sono anche intervenuti, in rappresentanza della professione farmaceutica e della farmacia, il presidente della Fofi Andrea Mandelli,  il vicepresidente  di Federfarma Alfredo Procaccini  e il presidente di Utifar e Federfarma Lazio Eugenio Leopardi.

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