AlmaLaurea: più laureati in Farmacia, ma anche più criticità occupazionali

AlmaLaurea: più laureati in Farmacia, ma anche più criticità occupazionali

 

Roma, 18 maggio – Presentata due giorni fa all’Università di Parma in occasione del convegno Università e skill nella seconda fase della globalizzazione la XIX indagine del Consorzio AlmaLaurea con il profilo dei laureati del 2016, vera e propria radiografia del capitale umano uscito dalle università lo scorso anno.

Il Rapporto 2017 (qui una sintesi), ha coinvolto complessivamente 620 mila laureati di 71 atenei. Oltre a 262 mila laureati post-riforma del 2015 – sia di primo che di secondo livello – a un anno dal termine degli studi universitari, sono stati intervistati tutti i laureati di secondo livello del 2013 (109 mila), contattati quindi a tre anni dal conseguimento del titolo e i colleghi del 2011 (103 mila) a cinque anni. Soddisfacenti i tassi di risposta, pari all’82% a un anno dal titolo (in linea con la rilevazione dello scorso anno), al 73% tra i laureati di secondo livello a tre anni (era il 75% per l’indagine dello scorso anno) e al  69% tra i laureati di secondo livello a cinque anni (era il 72% per la rilevazione dell’anno precedente).

Per quanto riguarda i dati di dettaglio della facoltà di Farmacia, sul sito AlmaLaurea risultano al momento disponibili i dati sui laureati in Farmacia e Farmacia industriale relativi allo scorso anno, che offrono in ogni caso una spaccato di grande interesse e attualità, a cominciare da quelli relativi all’aumento significativo dei laureati registrato negli ultimi anni, che attesta il permanere di una rilevante “attrattività” di queste lauree: dai 3.927 del 2011 sono diventati 4,738 nel 2013 per arrivare ai 5.376 del 2015. Preponderante il genere femminile: il 73,7% dei laureati 2015 erano infatti donne, con un aumento di più di tre punti percentuali rispetto al 70,5% del 2011, che conferma la tendenza della progressiva “femminilizzazione” della professione.

La durata media del corso di laurea eccede i cinque anni previsti e si attesta nel 2015 a 6,9 anni. Rilevante la media di voto di laurea, pari a 100 (su 110).

Sempre pescando nei dati dell’indagine relativa al 2016,  i più significativi sono certamente quelli relativi alla condizione occupazionale: secondo le rilevazioni di AlmaLaurea, a un anno dal titolo lavora il 55,1% dei laureati della facoltà di Farmacia, percentuale che sale al 77,1% a tre anni dalla laurea e all’80,9% dopo cinque anni. Significative le percentuali di chi è ancora in cerca di lavoro: sono il 28,4% dei laureati da un anno, il 10,9% di quelli laureati da tre e quasi uno su dieci (9,6%) con cinque anni di laurea sulle spalle.

C’è anche chi, pur non avendo un’occupazione, non la cerca: per i farmacisti a uno, tre e cinque anni dalla laurea sono rispettivamente il 16,5%, il 12% e il 9,5%.

In termini assoluti, i laureati che hanno trovato lavoro a un anno di distanza dal titolo risultano essere 2.407, mentre sono 2.616 quelli a tre anni e 2.169 quelli a cinque anni. L’attività lavorativa è a tempo indeterminato per il 30,5% dei laureati da un anno, il 53,1% per quelli laureati da tre anni e il 69,2% per chi lo è da cinque anni, mentre ad avere contratti “formativi” sono rispettivamente il 17,3%, il 12,9% e il 2,2%.
I contratti “non standard” sono quasi quattro su 10 (39,2%) per il laureati da un anno, per scendere al 23,1% per quelli da tre anni e al 13,7% per i laureati da cinque. E c’è anche chi lavora senza contratto: per i laureati da uno, tre e cinque anni sono rispettivamente il 2,3%, lo 0,8% e lo 0,7%.

Il bacino occupazionale largamente maggioritario continua a essere il settore privato, dove trova lavoro il  91,7% dei laureati da un anno, il 94,4% di quelli da tre anni e il 93,5% di chi ha conseguito il titolo da cinque anni. Trovano occupazione nell’industria il 14% dei “freschissimi di laurea”, il 14,4% dei laureati nel 2013 e il 15,7% di chi ha preso la laurea nel 2011.

Interessanti i dati relativi alle retribuzioni medie, che risultano pari a 1.226 euro per i laureati da un anno,1,331 per i laureati da tre anni e 1.419 per quelli con cinque anni di laurea.

I tassi di occupazione sono sostanzialmente in linea (con un lievissimo miglioramento) con quelli dell’indagine precedente: per i laureati del 2015 è pari al 72,7% (contro il 72,1% registrato nell’indagine 2015), per i laureati del 2013 dell’86,7% (contro 85,3%), mentre registrano una flessione per i laureati del 2011 (87,2% contro l’88,8% dell’indagine dello scorso anno).

Coerenti i dati relativi al tasso di disoccupazione, che scende per i laureati da un anno e da tre anni, fermandosi al 17% contro il 19,6% dello scorso anno per i primi  e al 7,1%  (contro il 9,4% di un anno fa) per i secondi, ma registra un significativo peggioramento per i laureati da cinque anni, salendo al 7,4% (era del 5,6% dell’indagine precedente).

Le difficoltà occupazionali del mercato nazionale trovano un’ulteriore conferma nei dati relativi ai laureati che scelgono di andare a lavorare all’estero: sono il 3,3% quelli laureati del 2015, il 3,5% quelli del 2013 e il 4,2% quelli del 2011. Un andamento che attesta come, con il crescere della distanza dalla laurea, aumenta anche l’orientamento a cercare occupazione fuori dai confini nazionali, molto probabilmente per l’impossibilità a trovare occupazione nel mercato domestico.

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