Mnlf: “Sul ddl Concorrenza, mutazione genetica del Pd in senso corporativo”

Mnlf: “Sul ddl Concorrenza, mutazione genetica del Pd in senso corporativo”

Roma, 18 settembre – Su Federico Gelli, responsabile sanità del Pd, si scatena il fuoco ad alzo zero del Movimento nazionale dei liberi farmacisti. La sua colpa? Le posizioni espresse in relazione ai contenuti del ddl Concorrenza, ormai sbarcato all’esame dell’Aula di Montecitorio (lunedì 21 settembre): la dichiarata soddisfazione di Gelli per  la mancata liberalizzazione dei farmaci di fascia C, secondo Mnlf,  è più sufficiente per chiedersi  “come si possa essere a capo di un dipartimento tanto importante del più grande partito in Italia ed essere al contempo totalmente fuori dalla conoscenza della realtà.”
“Quando si leggono affermazioni come quelle fatte da Gelli” scrive al riguardo una nota diffusa ieri dai liberi farmacisti “comprendiamo come sia ormai un refrain accusare la politica di essere distante dalla realtà dei cittadini.”
Nel caso di specie, a marcare la distanza sarebbe la giustificazione addotta dall’esponente Pd per motivare la scelta del suo partito:  “Quando Gelli dice che in Italia apriranno 2500 nuove farmacie” si legge nella nota “pare di sentir parlare chi ha tutto l’interesse a che in questo momento passi questa tesi”. Ovvero “i titolari delle farmacie già aperte.”
In Italia non apriranno mai 2500 nuove farmacie, numero che, ricordiamo, si è già dimezzato rispetto alle dichiarazioni uscite dopo l’approvazione del decreto Monti nel “Cresci Italia” scrive il Mnlf, ricordando come allora si sosteneva la tesi dell’apertura, grazie alle nuove norme, di 5000 nuove farmacie
“Lo ripetiamo per l’ennesima volta: a oggi nessuna nuova farmacia, dopo tre anni, è stata aperta” ribadiscono i liberi farmacisti , stimando che “se i vari iter dei  concorsi si chiuderanno da qui a uno/due anni, le farmacie che risulteranno aperte saranno forse meno di mille, e questa è una previsione ottimistica.”
La stima, secondo Mnlf, è il frutto di  “una attenta analisi dei luoghi ove queste farmacie verranno dislocate, luoghi ove il numero di abitanti è esiguo, oppure distanti dai centri abitati.”  Alle scelte dei Comuni in questa direzione, si legge nella nota, non sarebbe stato  estranei  “l’intervento corporativo dei titolari di farmacia”, che avrebbero spinto  “per l’emarginazione delle nuove farmacie.”
La sigla dei liberi farmacisti fornisce al riguardo alcuni esempi “presi a caso tra centinaia facilmente controllabili”, dal Piemonte fino alla Sardegna, di Comuni che non arrivano a 300 abitanti, da Denice (in provincia di Alessandria, 197 abitanti), fino ad Albagiara (Oristano) con 281 abitanti, passando per Calascio (L’Aquila, 127 abitanti), Averara (Bergamo,  195 abitanti), Castelpizzuto (Isernia,127 abitanti), Carpanzano (Cosenza , 281 abitanti; e Semestene (Sassari,, 179 abitanti) .
“In queste cittadine – scrive Mnlf – non verrà mai aperta nessuna farmacia ed il motivo è molto semplice: non riuscirebbero a sopravvivere.”
Da qui l’affondo finale su Gelli: “Le parole del responsabile del Pd suonano come un diktat ai parlamentari che il prossimo 21 dovranno votare in Aula il ddl Concorrenza” scrivono i liberi farmacisti. “Rappresentano però anche un segno di debolezza davanti a un sempre maggiore numero di onorevoli che mal digeriscono una scelta, quella fatta in Commissione dal Pd, che ha il sapore amaro di una mutazione genetica in senso corporativo da parte di un partito che un tempo parlava di equità e pari opportunità.”
Un cambiamento radicale di rotta per il quale, conclude sarcasticamente il comunicato Mnlf, ringraziano “i farmacisti dipendenti che prendono 7,20 euro/h e non hanno alcuna possibilità di carriera, i cittadini che pagano i farmaci con obbligo di ricetta di tasca propria e al massimo del prezzo, la lenta crescita economica e il Paese.”

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