Concorrenza, il Pd conferma: “La fascia C resta in farmacia”

Concorrenza, il Pd conferma: “La fascia C resta in farmacia”

Roma, 30  settembre  – Avanti tutta sulla linea tracciata: il Pd, a proposito dell’art. 32 del ddl Concorrenza e, in particolare, della vexata quaestio della liberalizzazione dei farmaci di fascia C soggetti a ricetta medica, mantiene la barra del timone nella direzione già esplicitata dal responsabile nazionale Sanità del partito, Federico Gelli: quei farmaci (e la ricetta) devono restare esclusiva delle farmacie, come peraltro avviene in ogni altra parte d’Europa,
L’indicazione è scaturita dalla riunione dei deputati del Gruppo Pd a Montecitorio tenutasi ieri per “decidere la linea” da mantenere in Aula in occasione della ripresa della discussione e della successiva votazione degli emendamenti presentati al ddl Concorrenza, alcuni dei quali (provenienti da un fronte piuttosto esteso e trasversale, costituito da Scelta civica- Movimento Cinque Stelle e Sel. Ma anche deputati dello stesso Pd, nelle fasi precedenti dell’iter, avevano presentato analoghe proposte correttive) finalizzati appunto a “sdoganare” la fascia C, consentendone la vendita anche ai farmacisti delle parafarmacie e dei corner della Gdo.
La materia è troppo delicata – questa la posizione emersa ieri – per essere affrontata senza un adeguato processo di istruzione che valuti convenientemente l’eventuale impatto della liberalizzazione della fascia C sugli equilibri del servizio farmaceutico nazionale, sul quale – peraltro – proprio il ddl Concorrenza riserva novità di enorme rilievo e certamente foriere di importanti conseguenze, come l’apertura al capitale della proprietà delle farmacie e la possibilità di costituire catene di esercizi sul territorio nazionale.
La linea del Pd, dunque, è quella del “calma e gesso”, almeno sulla fascia C, visto che l’ingresso del capitale nel servizio farmaceutico il partito di Renzi sembra averlo metabolizzato senza alcun problema.
Una posizione alla quale, ovviamente, non sono estranee considerazioni di ordine politico, visto che un alleato di governo (il Ncd di Alfano, al quale appartiene la titolare della Salute Beatrice Lorenzin) è irriducibilmente contrario alla fuoriuscita della fascia C dalla farmacia.
Il problema, però, è che un altro partner di maggioranza  (Scelta civica, il partito guidato dal sottosegretario al MEF Enrico Zanetti) è il capofila del fronte che, invece, vuole introdurre quote maggiori di liberalizzazione nel settore, a partire proprio dai farmaci di fascia C.
Proprio Scelta civica, infatti, non più tardi dell’altro ieri (cfr. al riguardo il Mattinale di ieri), ha chiesto al Governo, a proposito degli emendamenti sulla fascia C, di lasciare libertà di voto ai deputati, atteso che – secondo quanto dichiarato da Andrea Mazziotti Di Celso, presidente della Commissione Affari costituzionali in quota Scelta civica – anche molti deputati democrat sarebbero assolutamente favorevoli all’ipotesi di consentire la vendita di quella classe di farmaci anche da parte dei farmacisti delle parafarmacie.
Resta ora da vedere se il Governo, contrariamente a quanto fatto in occasione dell’esame in Commissione (dove il sottosegretario del MISE Simona Vicari, anche lei Ncd, aveva espresso molto esplicitamente il no dell’esecutivo all’ipotesi della fuoriuscita della fascia C dalle farmacie), accoglierà o meno la sollecitazione di Scelta civica, decidendo di astenersi sul punto in occasione della discussione e del voto in Aula. Se questa fosse la scelta, accontenterebbe  formalmente anche  il partito di Zanetti, disinnescando il rischio più che concreto  di essere accusato di aver fatto “figli e flgliastri” tra gli alleati di governo e le conseguenti fibrillazioni interne alla maggioranza.
Ma l’eventuale decisione dell’esecutivo di mantenere un atteggiamento “neutro”, a questo punto, rileverebbe ben poco, dopo l’indicazione scaturita ieri dal Gruppo dei deputati del Pd, che indirizza la partita verso una decisione ben precisa: la liberalizzazione della fascia C, almeno in questa legge annuale per il mercato e la concorrenza, non troverà spazio.
Un’indicazione che però all’interno dello stesso partito è vissuta con più di un imbarazzo, perché fornisce argomenti a chi accusa  il Pd di essere ormai  un partito di conservatori, sensibile agli interessi del capitale e dei poteri forti e chiuso invece (le accuse, al riguardo, non sono mancate né probabilmente mancheranno) alle istanze di maggiori spazi di liberalizzazione.
Anche per questo, con ogni probabilità, nella riunione di ieri il Gruppo ha voluto comunque garantirsi un’uscita di sicurezza, dando voce al suo afflato riformistico con l’ipotesi di una prossima, possibile riforma organica ed equilibrata del servizio farmaceutico. Dove, ovviamente, la questione della fascia C (così come quella di una “risistemata” complessiva di un settore che, proprio per volontà del Pd, registra specificità tutte italiane come l’esistenza delle parafarmacie) potrà essere affrontata con la profondità e la ponderatezza necessarie.
Si tratta, insomma, di applicare (almeno sulla fascia C)  il principio di cautela, rinviando la questione a tempi, circostanze e soprattutto strumenti più propizi e adeguati. In perfetta linea, verrebbe da dire, con alcune delle sequenze genetiche che sono certamente contenute nel Dna del Partito democratico, dovute all’eredità lasciata da un politico indimenticato, Aldo Moro. Che sosteneva, appunto,  che il rinvio è il momento significativo di ogni disegno riformatore.”
In ogni caso, il voto sugli emendamenti all’art. 32, in programma per oggi, dovrebbe avere un esito già scritto, almeno per i farmaci con ricetta della fascia C: almeno per ora, resteranno in farmacia. Poi, “momenti significativi del disegno riformatore” permettendo, si vedrà.

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