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sabato 14 Febbraio 2026
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Sanità, tutti danno i numeri. Ma i conti proprio non tornano

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Roma, 1 ottobre – Alzi la mano chi ha capito quale sarà, alla fine, lo stanziamento  del Fondo sanitario del prossimo anno. La girandola di cifre e dichiarazione di coloro che dovrebbero rassicurare l’opinione pubblica e, in primis, un settore che già fibrilla di suo, martoriato com’è dall’endemico problema del solco incolmabile che separa il bisogno sempre crescente di cure, prestazioni e assistenza dalla disponibilità di risorse che da tempo invece decrescono, almeno in termini reali, è tale da confondere anche il più brillante tra i vincitori della Medaglia Fields, il premio Nobel dei matematici.
La giornata di ieri, al riguardo, è emblematica: “Dev’essere chiaro a chi sta qui e a chi sta fuori da qui che sulla sanità questo Governo non sta tagliando” ha detto nel question time alla Camera il premier Matteo Renzi, che con il consueto sfoggio di inossidabile sicurezza ha confermato le “sue” cifre: nel 2016, il Fsn disporrà di 111 miliardi, un miliardo in più rispetto a quest’anno. Un aumento, dunque? Lo sarebbe, se non fosse che gli accordi con le Regioni stipulati ad agosto e poi ufficializzati anche dalla nota di aggiornamento del Def di qualche settimana fa, fissavano l’asticella dei fondi 2016 a 113 miliardi. Ergo, nel 2016 la sanità non avrà un miliardo in più, ma due miliardi in meno, almeno rispetto alla soglia minima già  fissata del suo fabbisogno.
Anche Beatrice Lorenzin, che del governo Renzi fa parte ed è titolare della Salute,  è intervenuta più volte a rassicurare al riguardo. Ma ieri, forse per un lapsus, intervenendo a una manifestazione a Spoleto ha fatto riferimento a una cifra diversa da quella annunciata dal suo premier: “Il Fondo  nazionale per la sanità è cresciuto negli ultimi anni e quest’anno sarà incrementato di almeno un altro miliardo di euro, raggiungendo i 113 miliardi”  ha dichiarato infatti la ministra, tornando dunque alla cifra indicata nel Def. Una discrepanza di non poco conto, dunque,  che venendo proprio dalla ministra della salute non aiuta davvero né a capire né a stare sereni.
A questo punto anche Sergio Chiamparino, presidente della Conferenza della Regioni, si deve essere fatto delle domande e dato delle poco rassicuranti risposte, dopo aver anch’egli garantito, nei giorni scorsi, che i fondi sanitari 2016 non subiranno decurtazioni. “L’impegno che il Governo si era assunto un anno fa con il Patto per la salute era di destinare 2 miliardi in più sul 2015 e 3 miliardi in più sul 2016, per un totale di 5 miliardi” ha detto Chiamparino. “Lo stanziamento per il 2015 è stato azzerato, sul 2016 mi pare di capire che la proposta sia di un miliardo in più, che non mi sembra sufficiente, anche alla luce dei rinnovi contrattuali dei medici e del personale sanitario che sono ancora in corso di trattativa. Approfondirò il tema con i colleghi, ma credo sia urgente organizzare un incontro con il governo per trovare un’intesa prima della definizione della Legge di stabilità”.
Altra voce autorevole  levatasi dal fronte delle Regioni è quella del coordinatore degli assessori regionali al Bilancio, il lombardo Massimo Garavaglia: “Il Governo, che nell’accordo di agosto sui 2,35 miliardi di tagli alla sanità effettuati già quest’anno, ha scritto che il Fondo sanitario per il 2016 sarebbe stato di 113 miliardi, ora parla di 111 miliardi, quindi ne taglia due”  spiega l’assessore. “Il risultato inevitabile sarà che una serie di Regioni, tra l’altro governate dal Pd, andranno in disavanzo, nel qual caso è previsto l’automatico innalzamento dell’addizionale Irpef e Irap. Altre Regioni, che potevano uscire dal disavanzo” conclude Garavaglia, iscrivendosi così d’ufficio nella lista di quelli che il premier chiama ‘gufi’  “ci rimarranno, e così i cittadini non potranno veder ridotte le addizionali”.
Al balletto delle cifre partecipano però altri soggetti, anche non istituzionali: la segretaria nazionale della Cgil Funzione pubblica, Cecilia Taranto, ad esempio, dopo l’intervento di Renzi a Montecitorio ha voluto ricostruire il percorso degli impegni assunti dal governo a proposito della dotazione finanziaria del Fsn:   “Raffrontando le cifre e gli impegni contenuti nel Patto per la Salute con le decisioni  di questo governo, quelle già prese e quelle annunciate, emerge con chiarezza che la sanità ha subito un drastico taglio di risorse” spiega Taranto. “Ill Patto per la Salute, per stare solo al prossimo anno, prevedeva infatti uno stanziamento di risorse pari a 115,4 miliardi di euro. Oggi, Renzi, con un assurdo raffronto con il 2002, ha tra le altre cose annunciato uno stanziamento di 111 miliardi per il 2016. La differenza è presto fatta: – 4,4 miliardi di euro”.
Più del doppio, dunque, dei 2 miliardi che, invece, mancherebbero all’appello raffrontando la cifra annunciata da Renzi con quella prevista dall’accordo Governo-Regioni di agosto, poi “ratificata” dal Def.
Dalla ridda di dichiarazioni di ieri, in ogni caso, emerge la spiacevole sensazione  che sulla questione sanità (che investe come poche altre la vita dei cittadini)  i vari livelli istituzionali, anziché preoccuparsi di fare la dovuta chiarezza, perseguano in realtà l’obiettivo del tutto contrario di confondere le acque. “If you cannot convince them, confuse them”, ovvero se non puoi convincerli, confondili: lo diceva il presidente USA Harry Truman e non è davvero escluso che, almeno in materia di fondi per la salute (ma non solo) Renzi, Lorenzin, Chiamparino & Co. si ispirino proprio a questo (discutibile) principio.

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