Roma, 21 settembre – Mentre i Palazzi della politica sembrano concentrati in via esclusiva sulle ormai vicinissime elezioni politiche del 2027 e si dedicano in via pressoché esclusiva a temi ad esse correlati, come la nuova legge elettorale, che seguendo un poco commendevole costume si vuole cambiare alla vigilia della consultazione con il solo intento di acquisire un vantaggio competitivo alle urne o comunque complicare molto la vita ai competitors, poco o nulla di certo si sa ancora su quelle che saranno le scelte “forti” che verranno effettuate nella definizione della legge di bilancio per il 2027.
Ad alimentare la preoccupazione è proprio l’ormai prossima scadenza elettorale, che la manovra finanziaria per il prossimo anno possa contenere dispendiose misure acchiappa-elettori, e a dimostrare che si tratta di timori fondati c’è l’abolizione del bollo anno, per un solo anno (quello elettorale, guarda a volte le combinazioni). Ma al di là dei velenosi improperi, offese e contumelie spesso accompagnati da sconci cachinni che costituiscono ormai la prevalente modalità di relazione degli opposti schieramenti politici, rimane il fatto che ancora non arrivano indicazioni chiare sui contenuti dell’ultima legge di bilancio della legislatura, che deve dare risposte convincenti a problemi enormi e drammatici. Uno su tutti, il sistema di sanità pubblica nazionale ridotto ormai in stato pre-agonico.
Il problema, per Governo e classe politica, sembra quasi non esistere e (se e quando se ne parla) lo si fa con dichiarazioni di circostanza che in buona sostanza non dicono niente. Bene ha fatto, perciò, la Conferenza delle Regioni, audita qualche giorno in Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sull’attuazione dei LEA e sull’erogazione delle prestazioni sanitarie nelle Regioni, a battere un colpo ricordando a Parlamento e Governo che “è inimmaginabile garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) senza un adeguato finanziamento del Fondo sanitario nazionale”.
“È neces
sario incrementare le risorse del Fsn sulla base del reale fabbisogno sanitario, tenendo conto che la stima della spesa sanitaria è costantemente superiore al finanziamento disponibile, con un gap progressivo che ci preoccupa” ha spiegato Massimo Fabi (nella foto), coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e assessore alla Sanità della Regione Emilia-Romagna. “Apprezziamo il percorso di sviluppo avviato e il metodo di leale collaborazione tra livelli di governo, ma dobbiamo evidenziare che l’incremento finanziario del Fsn previsto per il 2026 non trova la necessaria continuità negli anni successivi. Garantire la disponibilità di risorse – finanziarie e professionali – è essenziale per il futuro del sistema salute”.
Le Regioni hanno chiesto anche di superare il vincolo di destinazione delle risorse, in modo da poter agire con la flessibilità necessaria e allocarle in base alle esigenze dei propri territori.
Servono anche regole certe e tempestive per il payback farmaceutico e dei dispositivi medici, superando l’attuale sistema e sbloccando il nodo ancora aperto per il periodo 2019-2025.
In audizione, Fabi ha evidenziato anche il tema del personale, falcidiato dalle carenze di organico, per cui è necessario investire sia in termini di risorse economiche sia nella valorizzazione delle competenze. Su questo le Regioni hanno proposto il superamento e la revisione profonda del tetto di spesa storico, il contrasto al fenomeno delle cooperative attraverso la creazione di un ambiente più attrattivo per i professionisti, il reclutamento di personale per le aree dell’emergenza e della chirurgia, e un incremento delle retribuzioni adeguato alla media Ocse.
Sul fronte della sostenibilità finanziaria, le Regioni chiedono inoltre di stabilire regole certe per l’uscita dai Piani di rientro – oggi assenti nella normativa – basate su equilibrio economico-finanziario e su un miglioramento costante nell’erogazione dei Lea.
Infine, resta aperto il tema del post-Pnrr: le Case e gli Ospedali di comunità, che hanno ricevuto un forte impulso finanziario in fase di realizzazione, necessitano ora di un finanziamento stabile che ne garantisca la piena funzionalità nel tempo.
“Solo attraverso la realizzazione di tutti questi obiettivi” ha concluso Fabi “si potrà parlare compiutamente di LEA e garantire a tutti i cittadini il diritto alla salute sancito dalla Costituzione”.
L’assessore emiliano, come è agevole constatare,, non ha rappresentato niente che già non si sapesse i bisogni elencati dal rappresentante della Regione sono stati espressi migliaia di volte nel corso degli ultimi, rimanendo però senza risposte adeguate. Resta da vedere se in una legislatura ai titoli di coda la maggioranza di governo vorrà e saprà fare quel che è necessario. Le speranze che ciò accada, in verità, più che ridotte al lumicino


