Manovra, 2,365 mld in più per il Fsn 2027, tetto per gli acquisti diretti di farmaci al 9%

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Roma, 1 novembre – Alla fine, il Governo più longevo della storia repubblicana ha finalmente approvato (il 28 di ottobre) l’ultima Legge di bilancio della legislatura, che ora passa al vaglio del Parlamento. Per la consuetudine dell’alternanza tra i due rami, quest’anno l’esame della manovra inizia alla Camera dei deputati, dove il testo seguirà l’iter ordinario: audizioni ed esame in Commissione Bilancio di Montecitorio, quindi voto dell’Aula e passaggio al Senato per la seconda lettura.

Le misure del testo potranno dunque subire modifiche, in particolare nel primo passaggio parlamentare alla Camera dove – come ha ricordato lo stesso ministro dell’Economia e Finanze Giancarlo Giorgetti (nella foto) – il testo può essere migliorato, a condizione di trovare risorse che il Governo non ha individuato o prevedendo una diversa destinazione di quelle previste, purché nel perimetro delle somme destinate. Il titolare del Mef ha anche voluto ricordare che la manovra economica formulata dal Governo poggia sulle condizioni di finanza pubblica del 27 ottobre, ed esiste dunque la possibilità di margini più ampi nelle settimane successive.

La Legge di bilancio 2027 (qui il testo, bollinato dalla Corte dei conti) vale 23,5 miliardi di euro, così come previsto dal Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e dal Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles, e si regge sulla clausola di salvaguardia nazionale per difesa ed energia da 14,4 miliardi. Nessuno spazio per deficit aggiuntivi in tutti gli altri ambiti, a partire da fisco, sanità e pensioni, dove il costo di ogni misura va pagato con tagli di spesa o nuove entrate. L’indebitamento netto del Paese, secondo il Dpfp, salirà nel 2027 al 3,4% del Pil, a causa della sola spesa aggiuntiva per energia e difesa, senza la quale si fermerebbe al 2,8%.

In sede di presentazione, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una manovra con “l’obiettivo di fare quadrare i conti e mantenere gli impegni presi“, mentre Giorgetti ha avvertito che il governo porterà a casa “quello che è possibile, non l’impossibile“,  lasciando intendere che le richieste arrivate da partiti, categorie ed enti locali superano di molto le risorse disponibili.

Sul fronte delle entrate, la copertura principale è il contributo di circa 5 miliardi del settore finanziario, che cercherà prevedibilmente di evitarlo o ridurlo nel corso del passaggio parlamentare, puntando anche sulla esplicita contrarietà di uno dei partiti di maggioranza (Forza Italia) a un “prelievo” che si andrebbe ad aggiungere a quello concordato di 10 miliardi in tre anni frutto dell’intesa raggiunta l’anno scorso tra governo, banche e assicurazioni. Il resto delle risorse arriverà da tagli e risparmi alle spese dei ministeri, da economie sul Pnrr e da contributi drenati in settori come quelli di gioco e tabacchi.

Le misure sulla sanità: 2,365 miliardi aggiuntivi nel 2027 per il Fsn, Regioni in allarme

Per quanto riguarda la sanità, è previsto un aumento di risorse pari a 2,365 miliardi nel 2027, che si vanno ad aggiungere al miliardo già previsto nella Manovra 2026 (portando così il Fsn del prossimo anno a 146,3 miliardi), 2.352 milioni nel 2028 e 2.399 milioni annui dal 2029. I finanziamenti aggiuntivi, come si legge nel comunicato stampa diffuso da Palazzo Chigi dopo l’approvazione del testo della manovra lo scorso 28 ottobre, verranno utilizzati per l’innalzamento dei tetti del payback, prevedendo, per quello farmaceutico, anche uno specifico contributo volto a ridurne l’impatto sulle imprese che investono in Italia.

Previsti anche l’aggiornamento delle tariffe ospedaliere per acuti, il finanziamento degli interventi per Alzheimer e demenze e, appunto, il rafforzamento dell’indennità di pronto soccorso. Su quest’ultimo punto la presidente del Consiglio ha precisato che una quota delle risorse sarà vincolata al rafforzamento degli stipendi dei medici impegnati nell’emergenza-urgenza. Non sono ancora stati precisati, però, gli stanziamenti destinati alle singole misure.

L’aumento del Fsn a 146,3 miliardi (“Un altro record”, ha sottolineato trionfalmente la presidente del Consiglio) andrà a coprire nelle intenzioni anche parte degli interventi sulle dipendenze e all’efficientamento energetico degli ospedali, attraverso i fondi della clausola nazionale di salvaguardia sull’energia. Nel 2027, ha spiegato la premier, saranno pubblicati i bandi, mentre l’erogazione dei finanziamenti partirà dal 2028.

Se Meloni parla di record, però, le Regioni (che i servizi sanitari sono chiamati ad erogarli) sono di tutt’altro avviso: l’incremento è infatti molto lontano dalle richieste avanzate da tempo e formalizzate da ultimo a inizio ottobre in un documento che evidenziava, in modo circostanziato, che per sostenere gli interventi necessari su personale, inflazione e innovazione e al tempo stesso mettere in sicurezza i bilanci dei servizi sanitari regionali, occorrono 6,8 miliardi in più nel 2027, 5,454 nel 2028 e 5,751 nel 2029, ovvero più di 18 miliardi nel triennio.

Comprensibili dunque, non appena appresi i contenuti ufficiali del testo approvato dal Governo, le immediate reazioni delle Regioni, che – evidenziando che gli stanziamenti sono meno della metà di quanto è necessario – hanno formalmente lanciato un allarme sulla “tenuta stessa del sistema sanitario pubblico”. La questione, ovviamente, è destinata a tenere banco da qui fino al voto finale della Legge di bilancio e poi ancora oltre e finirà per essere uno dei leit motif della campagna elettorale (giù cominciata) per le elezioni politiche del prossimo anno.

Intanto, il quadro è quello disegnato dalle cifre della manovra: dell’incremento di poco più di 7,12 miliardi del Fsn nel triennio 2027-29, in massima parte destinato a interventi specifici, le Regioni e Province autonome avranno libera disponibilità di una quota di “soli” 138 milioni nel 2027, 236 milioni nel 2028 e 273 milioni nel 2029, utilizzabili anche per far fronte agli effetti dell’inflazione.

Non si può non sottolineare una delle misure più emblematiche della manovra, ovvero l’introduzione del voucher sociale di 300 euro per gli italiani over 75 con una pensione fino a 28 mila euro all’anno, una platea di 5,5 milioni di persone, per un costo complessivo del provvedimento di 1,6 miliardi di euro. La card potrà essere utilizzata per le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, come farmaci e visite specialistiche.

Farmaceutica: arriva al 9% del Fsn il tetto della spesa per acquisti diretti e viene ridotto il payback (160 milioni) per le aziende che investono in Italia

Per le misure di maggiore interesse per i nostri lettori, quelle sulla farmaceutica, va subito segnalato l’ulteriore aumento di 0,2 punti percentuali del tetto per la spesa farmaceutica per acquisti diretti, che arriva così a raggiungere il 9% del finanziamento sanitario (inclusa la quota dello 0,2% destinata ai gas medicinali). La misura vale circa 292 milioni annui dal 2028, che troveranno capienza nell’aumento del Fsn. Accogliendo (molto parzialmente) il pressing delle industrie, viene anche introdotta una riduzione del payback fino a un massimo complessivo di 160 milioni annui dal 2027per le aziende farmaceutiche che realizzano investimenti addizionali in Italia negli ambiti dell’innovazione, della sperimentazione clinica, della produzione, delle tecnologie e delle attività strategiche stabilmente collegate al sistema italiano.

Ovviamente, i soldi risparmiati dalle industrie sul payback significano anche meno risorse in entrata per le già asfittiche finanze delle Regioni in materia di sanità: effetto collaterale al quale si fa fronte con la costituzione presso il Mef di un Fondo per la compensazione del ripiano farmaceutico, con una pari dotazione di 160 milioni annui. Gli investimenti dovranno riguardare, tra l’altro, innovazione, sperimentazione clinica, produzione, tecnologie e attività strategiche stabilmente collegate al sistema italiano.

Prevista anche una misura per i farmaci innovativi: per il triennio 2027-2029 viene sperimentato un percorso di early access ai medicinali per patologie gravi e invalidanti prive di valide alternative terapeutiche, nei casi in cui il trattamento non possa essere rinviato. La quota riservata è fino a 70 milioni annui del Fondo per i farmaci innovativi, che però non dovranno pesare sulla dotazione complessiva del Fondo stesso, ma dovranno essere ricavati al suo interno riducendo altre voci. L’early access, viene precisato, non è un lasciapassare per la futura rimborsabilità del farmaco e i suoi criteri e procedure saranno precisati da un decreto (che coinvolgerà anche l’Aifa) entro il 28 febbraio 2027.

In conclusione, sembra opportuno ricordare che dopo il voto finale (che per scongiurare l’esercizio provvisorio dovrà avvenire entro il 31 dicembre), la manovra sarà completata con i disegni di legge collegati, che il Governo presenta per le riforme di settore indicate nei documenti programmatici, e con i provvedimenti attuativi delle singole misure.

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