Titolo V, pollice verso in XII Commissione per la “devoluzione” delle politiche sociali

Titolo V, pollice verso in XII Commissione per la “devoluzione” delle politiche sociali

Roma, 13 novembre – La possibilità di devolvere alle Regioni la potestà legislativa sulle disposizioni generali e comuni per le politiche sociali, introdotta nel testo della riforma costituzionale approvato a palazzo Madama da un emendamento di un senatore Pd (Francesco Russo), rischia “di fare aumentare i conflitti di competenza fra Stato e Regioni”.

È quanto pensa la Commissione Affari sociali della Camera, dove prevale il convincimento (chiaramente espresso nella seduta di due giorni dalla relatrice del provvedimento, Ileana Piazzoni, anche lei Pd) che la materia debba essere considerata complementare a quella della tutela della salute, “al fine di garantire indirizzi nazionali uniformi in temi di integrazione socio-sanitaria.
Identico giudizio critico ha espresso Federico Gelli (nella foto), responsabile sanità del Pd, secondo il quale la devoluzione delle politiche sociali va in senso opposto a quallo di una loro maggiore integrazione con le politiche sanitarie, perché produrrebbe inevitabilmente “una frammentazione di tali politiche a livello territoriale“.

Gelli, al riguardo, ha espresso l’auspicio che questa valutazione critica venga inserita nel parere che la Commissione Affari sociali è chiamata a esprimere sulla riforma. Possibilità che, in verità, sembra scontata: un altro autorevole membro della Commissione, la deputata Pd Anna Miotto (Pd), ritiene infatti a dir poco discutibile la previsione di affidare “anche a una singola Regione l’individuazione di disposizioni generali e comuni per le politiche sociali”, compito che, per la deputata dem, spetta “necessariamente allo Stato“, anche per evitare ogni rischio di “probabile contenzioso di fronte alla Corte costituzionale”.
Negativo anche il giudizio di Paola Binetti (Ap), che ha voluto ricordare le criticità prodotte dall’affidamento alle Regioni di numerose competenze in materia sanitaria, in termini di “forte e iniqua disparità di trattamento per gli utenti ed un notevole aumento dei costi”. Binetti ha paventato, inoltre, il rischio che i “passi in avanti” che si vanno compiendo modificando l’articolo 117 siano “vanificati dall’intervento sull’articolo 30, determinando una frammentazione delle politiche sociali e rendendole di fatto più fragili”.
Che si vada verso un parere fortemente negativo, da parte della Affari sociali, della misura “devolutiva” introdotta dall’emendamento Russo, è confermato dallo stesso presidente della XII Commissione, Mario Marazziti, convinto della necessità “di una maggiore integrazione delle prestazioni socio-sanitarie da garantire in modo uniforme sul tutto il territorio nazionale”. Obiettivo di cui la commissione si farà promotrice, insieme al progetto di costituire un comitato permanente che si occupi dell’integrazione tra politiche sociali e sanitarie.

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