Indagine distribuzione diretta, Cavaliere: “Sifo offre dati, studi ed esperienze dirette”

Indagine distribuzione diretta, Cavaliere: “Sifo offre dati, studi ed esperienze dirette”

Roma, 20 gennaio – Sembra in via di ricomposizione il “pasticciaccio brutto” (ché tale è stato considerato, almeno dalle sigle dei farmacisti ospedalieri) originato dall’avvio dell’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Affari sociali della Camera lo scorso 11 gennaio in materia di distribuzione diretta dei farmaci per il tramite delle strutture sanitarie pubbliche.

L’iniziativa parlamentare è volta a conoscere più in profondità un sistema distributivo nato, affermatosi e consolidatosi nell’arco dell’ultimo ventennio grazie alla legge n.205 del 2001, sospettato di essere all’origine non solo di riconosciuti vantaggi sotto il profilo delle migliori condizioni di acquisto dei medicinali, ma anche di pesanti “controindicazioni”. Sono molti i dubbi, ad esempio, sulla sua effettiva capacità di generare risparmi, che peraltro – secondo molti – sarebbero vanificati da sprechi e dai maggiori oneri e disagi a carico dei malati e dei loro familiari, costretti ad affrontare lunghe file e gravosi e onerosi spostamenti per ottenere medicinali che potrebbero ottenere nella farmacia sotto casa. E pesano ancora di più, sotto il profilo sanitario, le criticità relative al rispetto delle indicazioni terapeutiche del medico e a eventuali difficoltà nell’utilizzo dei farmaci o effetti collaterali indesiderati. In una parola, il sospetto dei parlamentari delle XII Commissione che hanno avviato l’indagine conoscitiva è che con il sistema della distribuzione diretta i malati – soprattutto i cronici, responsabili della quota parre più significativa della spesa farmaceutica nazionale –  siano “meno aderenti” alla terapia, a causa della mancanza di costante monitoraggio del paziente, che provoca un impatto negativo in termini di salute oltre che economici. La mancata aderenza alle prescrizioni del medico, infatti, “determina l’aggravamento della patologia, la necessità di ricoveri e cure più invasive e costose rispetto all’assunzione di farmaci”.

Per indagare la questione, i parlamentari hanno previsto di sentire da qui alla fine del prossimo mese di giugno una pluralità di soggetti (e qui veniamo appunto al “pasticciaccio”): ministro della Salute, Aifa, Conferenza delle Regioni, Istituto superiore di sanità, Consiglio superiore di sanità, Agenas, Fnomceo, Fimmg, Federfarma, Pgeu, Fofi, Assofarm, Farmindustria, Egualia, Uefs, Sunifar, Adf, rappresentanti di Asl, Cittadinanzattiva, consumatori e Fondazione Cerm. All’appello, come salta subito all’occhio, mancano i professionisti che la distribuzione diretta dei farmaci nelle strutture pubbliche la rendono possibile e la gestiscono ormai da più di vent’anni: i farmacisti ospedalieri e dei serivzi farmaceutici delle Asl. Un po’ come, per capirsi, preoccuparsi della distribuzione della farina senza sentire i mugnai.

Inevitabile l’immediata reazione delle sigle dei farmacisti ospedalieri: Roberta Di Turi (nella foto a sinistra), segretario  generale di Sinafo-Fassid, Arturo Cavaliere, presidente della Sifo e Francesca Venturini, presidente di Sifact, hanno infatti subito preso carta e penna e indirizzato una nota congiunta a una testata di categoria per sottolineare la “singolare dimenticanza” e auspicare il suo immediato superamento, atteso che “nessuna indagine conoscitiva potrebbe definirsi tale se omettesse di confrontarsi con chi quotidianamente dispensa l’erogazione diretta delle terapie”.

“Vogliamo rammentare che ai dirigenti farmacisti del Ssn è stata affidata la responsabilità della dispensazione diretta all’utenza esterna delle classi di medicinali su ricordate a seguito dell’applicazione della legge 405/2001 che ha giocato un ruolo fondamentale nel mantenimento della stabilità del sistema, un canale distributivo che si affianca a quello della farmacia convenzionata, e continua ad essere la legge di riferimento” scrivono i tre dirigenti di categoria nella loro nota, dicendosi certi che “la Commissione Affari sociali saprà completare la lista degli invitati, tutelando così l’interesse alla tutela della salute pubblica garantendo un sano contraddittorio”.Visualizza immagine di origine

La sollecitazione è stata subito raccolta da Elena Carnevali (capogruppo Pd in Commissione Affari sociali alla Camera, nella foto a destra),  che ha garantito il suo immediato impegno per invitare Sinafo, Sifo e Sifact all’interno dell’iter di audizioni dell’indagine conoscitiva. “La loro assenza si configurerebbe, senza dubbio, quale mancanza di equità nel voler ascoltare i pareri di tutti i portatori di interesse di un processo sanitario, determinante per l’appropriatezza e il buon esito delle cure per i pazienti. Sarà mia premura chiedere la richiesta di ampliamento delle audizioni all’interno dell’Ufficio di presidenza della Commissione”.

Pasticciaccio risolto, dunque? Verrebbe da rispondere di sì, atteso che non si vede sulla base di quale argomentazione si possa denegare ai farmacisti ospedalieri di offrire un contributo di analisi e conoscenza su un tema che li vede impegnati da protagonisti. Ma, in attesa che la lista degli “auditi” venga debitamente integrata con l’inserimento di Sifo, Sinafo e Sifact, il presidente della Società di farmacia ospedaliera Cavaliere (nella foto grande), forse ritenendo che repetita iuvant, ha diramato ieri un comunicato stampa per ringraziare l’on. Carnevali per il suo immediato intervento, preoccupandosi anche di sottolineare ancora una volta le “strane assenze” nella lista degli auditi e di ribadire la necessità di essere coinvolti nell’iniziativa al fine di portare un irrinunciabile contributo di conoscenza su una materia nella quale i farmacisti ospedalieri e delle Asl sono oggettivamente gli interlocutori principali.

Sostenendo la necessità di integrare all’interno delle audizioni sulla distribuzione diretta dei farmaci anche Sifo, Sinafo e Sifact – scrive Cavaliere – “l’onorevole Carnevali si è spesa pubblicamente per la tutela di un contraddittorio equilibrato. (…) Appare chiara nell’azione dell’onorevole la convinzione che un’indagine così importante non possa evitare di coinvolgere proprio i dirigenti farmacisti del Ssn, che sono i professionisti rappresentativi dello Stato e degli interessi della sanità pubblica quali interlocutori deputati a tale servizio”.

Nel ritenere necessario dare luogo a una serie articolata “di audizioni dei soggetti maggiormente qualificati e di analisi accurata dei dati da essi forniti”, al fine di “acquisire elementi e informazioni volti a verificare l’attuazione della normativa”, con riferimento alla distribuzione diretta e alla distribuzione per conto del farmaco, verificando “l’efficacia, l’efficienza e l’economicità di questi processi e, quindi, dell’azione della pubblica amministrazione”, i parlamentari della XII Commissione hanno certamente avviato “un’azione indubbiamente interessante anche perché gli elementi necessari allo svolgimento dell’indagine stessa saranno raccolti tramite le audizioni di oltre venti soggetti differenziati, dal ministro della Salute all’Agenzia italiana del farmaco, dalla Fofi al sindacato delle farmacie private, per terminare con l’Associazione distributori farmaceutici privati”, scrive il presidente di Sifo. Per poi osservare, però, che  “purtroppo in questo elenco risaltavano da subito alcune ‘strane assenze’: mancavano infatti proprio proprio i professionisti a cui il Ssn ha affidato da oltre 20anni la responsabilità diretta della dispensazione dei farmaci e della qualità dell’assistenza diretta. L’intervento dell’on. Elena Carnevali, che tramite comunicazione ai media ha informato che chiederà da subito l’ampliamento del novero dei soggetti auditi dalla Commissione, sembra porre rimedio alle assenze indicate”.

“Nell’attesa dell’avvio dell’indagine”, si legge ancora nel comunicato,  “la Società italiana di Farmacia ospedaliera e dei Servizi farmaceutici delle Aziende sanitarie desidera ricordare che la Distribuzione Diretta è al centro della sua azione, come anche delle altre rappresentanze di settore e non a caso studi e dati su questa modalità distributiva del farmaco sono proprio nelle disponibilità della Sifo”,

 “Si tratta di elementi – conclude Cavaliere – che metteremo a disposizione della XII Commissione e potranno ancora una volta offrire quel contributo scientifico indipendente necessario a una interlocuzione articolata e dettagliata circa l’applicazione della legge 405/2001, norma che ha giocato un ruolo fondamentale nel mantenimento della stabilità del Sistema sanitario nazionale”.

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