Flu, già 200mila casi, soprattutto tra i bambini. E dagli esperti arriva decalogo sulla febbre

Flu, già 200mila casi, soprattutto tra i bambini. E dagli esperti arriva decalogo sulla febbre

Roma, 22 novembre – Il picco è atteso più in là, tra qualche settimana, ma i casi di influenza sono già quasi 200mila, per la precisione 193.200, da quando, a metà ottobre, e’è iniziato il monitoraggio della rete Influnet, coordinata dall’Istituto superiore di sanità.

Sono 47400 i casi stimati nella settimana che va dal 9 al 15 novembre, a cui è relativo l’ultimo rapporto pubblicato il 18 novembre con segnalazioni dei 720 “medici sentinella”. L’attività dei virus influenzali è ancora ai livelli di base come nelle precedenti stagioni, sottolinea il rapporto, e in tutte le Regioni l’incidenza è sotto la soglia epidemica, tranne in Basilicata, dove risulta comunque bassa e non tutti i medici coinvolti hanno reso disponibili i dati.

I più colpiti in questa prima fase della stagione sono i bambini, in particolare i più piccoli: a fronte di un’incidenza complessiva pari a 0,78 casi per mille assistiti, nella fascia di età 0-4 anni l’incidenza è pari a 2,61 casi per mille assistiti.

“Si tratta di valori in crescita, ma assolutamente in linea con gli scorsi anni” spiega all’Ansa il virologo Fabrizio Pregliasco. “Un brusco calo delle temperature potrebbe portare, complici gli sbalzi termici, una maggiore diffusione delle sindromi para-influenzali da un lato e dall’altro di spingere ad approcciarsi alla vaccinazioni”.
In caso di febbre nei bambini, ecco un decalogo realizzato in occasione del Convegno di infettivologia e vaccinologia pediatrica che si svolgerà all’Università di Firenze e che potrà tornare prezioso, nella sua sintesi, anche ai farmacisti nella loro quotidiana, preziosa attività di counselling ai pazienti:

1) per la misurazione della temperatura impiegare solo il termometro elettronico digitale e solo sotto l’ascella. La via rettale è causa di sconforto e anche di incidenti;

2) far visitare in giornata il lattante febbrile, perché è frequente la possibilità di infezione batterica grave;

3) se la febbre non si abbassa non intestardirsi con l’antibiotico: non sempre la febbre è causata da infezione;

4 )rispettare le dosi prescritte dal medico o indicate nel foglio illustrativo;

5) rispettare i tempi di assunzione;

6) 90 minuti è il tempo massimo entro il quale deve essere atteso l’effetto dell’antipiretico;

7) la via di somministrazione è sempre quella orale, salvo casi rari;

8) no ai “rimedi della nonna”: spugnature, ghiaccio o pezzette sono non solo inutili, ma anche controproducenti: causano brivido e quindi innalzamento della temperatura e malessere nel bambino;

9) la crescita dei dentini non provoca febbre;

10) attenzione alla malaria, se il bambino con febbre è di ritorno da un Paese a endemia malarica.

“La febbre – spiega Maurizio de Martino, ordinario di pediatria all’Università di Firenze – esiste negli animali da 40 milioni di anni. Quando un fenomeno biologico è mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che è indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo è, perché a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici e funzionano peggio virus e batteri.”

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