Roma, 4 novembre – Viaggia sottotraccia e quindi se ne parla poco, finendo quasi inevitabilmente per essere sottovalutato e meno conosciuto di quanto invece dovrebbe. Ma colpisce in silenzio e può fare molto male, non solo ai bambini, ma anche agli adulti fragili, come gli anziani o di chi convive con patologie croniche, come la Bpco o l’insufficienza cardiaca. Si chiama virus respiratorio sinciziale, più sbrigativamente noto con l’acronimo Rsv e, tra i virus respiratori tipici dell’inverno, rappresenta, a detta degli esperti, una vera e propria minaccia epidemiologica, resa più perisolosa proprio dal fatto che la percezione del rischio resta ancora insufficiente.
A comprovarlo sono i numeri che emergono da un sondaggio globale condotto da Human8 in 10 Paesi, e promosso da GSK, in occasione della Rsv Awareness Week (2–8 novembre). In Italia sono state intervistate oltre 500 persone adulte che vivono con una o più patologie croniche ed è risultato che quasi l’80% teme che i virus respiratori possano peggiorare la propria condizione di salute. Tuttavia, la medesima percentuale degli intervistati non sa o non è sicuro di sapere cosa sia l’Rsv. Inoltre, quasi una persona su due non ha mai parlato di questa infezione con un medico o un altro professionista sanitario. Un divario informativo che pesa, soprattutto se si considera che il 70% degli adulti italiani con patologie croniche dichiara che i virus respiratori, come l’Rsv appunto, hanno influenzato negativamente la propria salute, la vita quotidiana o quella delle persone vicine.
Le conseguenze dell’infezione da Rsv possono protrarsi a lungo: circa metà degli intervistati riferisce un impatto sulla salute per almeno un mese dopo l’infezione e circa il 10% dichiara che il recupero ha richiesto oltre un anno o non è ancora completo. Il virus respiratorio sinciziale può inoltre aggravare patologie preesistenti come asma e Bpco: quasi una persona su tre (31%) ha sperimentato un peggioramento del proprio stato di salute nel corso dell’infezione respiratoria, quota che sale al 57% tra i pazienti con asma e al 43% tra quelli con Bpco.
“Il virus respiratorio sinciziale può causare complicanze clinicamente rilevanti, soprattutto nei pazienti con patologie respiratorie e cardiovascolari” spiega Fabrizio Pregliasco (nella foto), direttore della scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva, Università degli Studi di Milano. “Nei soggetti con Bpco, in particolare, prevenire gli episodi infettivi significa anche ridurre il rischio di riacutizzazioni, che possono incidere in modo significativo sull’evoluzione della malattia. Le riacutizzazioni, infatti, rappresentano una delle principali cause di ospedalizzazione e di morte di questi pazienti”.
Un altro aspetto cruciale riguarda il peggioramento della qualità di vita che i sintomi possono determinare nelle persone anziane o fragili: “In questi pazienti la perdita di autonomia – prosegue Pregliasco – e la rinuncia ai momenti di socialità hanno un impatto altrettanto rilevante. Per questo è fondamentale puntare sulla prevenzione del virus, al fine di evitare un ulteriore deterioramento della loro quotidianità”.
Virus respiratori, l’importanza della prevenzione vaccinale
È anche alla luce di queste evidenze cliniche, e considerando l’elevato numero di persone potenzialmente esposte, che i documenti internazionali e nazionali hanno da tempo posto l’accento sulla prevenzione vaccinale delle patologie da virus respiratori, includendo anche l’Rsv. Le ultime stime indicano che, in Italia, negli over 60, il virus respiratorio sinciziale sarebbe responsabile ogni anno di circa 50.000 ospedalizzazioni e 1.800 decessi in ambito ospedaliero. “Nei soggetti anziani e più fragili le infezioni respiratorie da Rsv restano numerose e, con l’avvicinarsi della stagione invernale, tendono ad aumentare” afferma Massimiliano Franco, segretario di Simg Lombardia. “Il reale impatto clinico di questo virus nella popolazione adulta e anziana è verosimilmente superiore a quanto riportato in letteratura, perché la diagnosi non rientra ancora tra le pratiche di routine. Come medici di famiglia conosciamo i nostri pazienti fragili e possiamo individuarli e proporre loro attivamente la vaccinazione: la raccomandazione del medico resta uno dei fattori più efficaci per l’adesione“.
“La prevenzione vaccinale costituisce un diritto fondamentale per l’intera collettività, con particolare riguardo alle persone adulte in condizioni di fragilità, con comorbidità o in età avanzata, che risultano maggiormente esposte a rischio di complicanze gravi – sottolinea Anna Lisa Mandorino (nella foto), segretaria generale di Cittadinanzattiva. “L’assenza del vaccino contro l’Rsv per la popolazione adulta all’interno del Piano nazionale di prevenzione vaccinale genera inaccettabili disparità nell’accesso alle cure e alla tutela della salute. Sanare questo divario è un passaggio fondamentale per garantire il pieno rispetto del diritto alla salute in tutte le fasi della vita».
Un’importante arma contro il virus respiratorio sinciziale è Il vaccino adiuvato di GSK approvato per la prevenzione della malattia delle basse vie respiratorie (Lrtd) da Rsv negli individui di età pari o superiore a 18 anni in più di 65 Paesi. Contiene la glicoproteina F ricombinante del Rsv stabilizzata nella conformazione prefusionale (RSVPreF3). Questo antigene è combinato con l’adiuvante proprietario AS01E di GSK.
Tra i molti studi disponibili, le evidenze mostrano inoltre come la protezione offerta dalla vaccinazione si mantenga nel tempo, per almeno tre stagioni consecutive. A confermare questi risultati nella pratica clinica sono i più recenti dati di real world evidence dello studio americano CLEAR-VE Rsv, che mostrano una riduzione delle ospedalizzazioni correlate all’Rsv del 76% dopo una stagione e rimane confermata la riduzione delle ospedalizzazioni nell’analisi su due stagioni. Ma il beneficio della vaccinazione emerge anche nella riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori (Mace) correlati all’RSVsv e delle riacutizzazioni severe di Bpco e asma, compresa tra il 62% e il 74% dopo la prima stagione e intorno al 58% nell’analisi cumulativa su due stagioni. Evidenze che ampliano la prospettiva sul valore della prevenzione dell’RSV, con un beneficio che va oltre la prevenzione dell’infezione e della relativa ospedalizzazione.
“Il paziente con Bpco, a ogni riacutizzazione, compie un passo verso il basso: le riacutizzazioni aumentano mortalità e rischio di ospedalizzazione” spiega Dejan Radovanovic, professore associato di malattie dell’apparato respiratorio, Università degli Studi di Milano. “Per chi convive con patologie respiratorie e cardiovascolari – prosegue Radovanovic – proteggere nel tempo il proprio equilibrio di salute – già fragile – è una priorità clinica. Uno dei modi più efficaci per tenere sotto controllo la propria condizione e non lasciare che l’Rsv comprometta lo stato di salute in queste persone è la vaccinazion”.questa vaccinazione e la necessità di inserirla quanto prima nel PNPV».


