Regioni, il presidente è l’emiliano Bonaccini, forse al Piemonte il coordinamento Sanità

Regioni, il presidente è l’emiliano Bonaccini, forse al Piemonte il coordinamento Sanità

Roma, 18 dicembre – Tutto secondo le previsioni: Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia Romagna, è stato eletto ieri con voto unanime presidente della Conferenza Stato-Regioni, succedendo al dimissionario Sergio Chiamparino.

Dopo l’interregno del governatore piemontese, la guida della Conferenza delle Regioni torna così in terra emiliana: prima di Chiamparino, il “parlamentino” dei presidenti delle Regioni era stato guidato, come si ricorderà, da Vasco Errani, fino alle sue dimissioni dalla presidenza dell’Emilia Romagna, alla quale – sembra un gioco ad incastri – è arrivato dopo di lui, nel 2014, lo stesso Bonaccini.

” Non farò l’uomo solo al comando, lavoreremo tutti insieme con l’idea che le Regioni hanno un ruolo molto importante” ha dichiarato Bonaccini dopo l’elezione, annunciando che il mandato che gli è stato affidato “terrà conto della specificità dei territori e di un rapporto corretto e autonomo con il governo”.

Rispetto ai futuri rapporti con l’esecutivo, il neopresidente (esponente del Pd di stratta osservanza renziana) ha ricordato di essere “un profondo sostenitore di questo governo, ma verificheremo di volta in volta se il punto di vista sarà condivisibile. Lavoreremo al meglio per trovare la soluzione alle tante sfide che il Paese dovrà affrontare già dalle prossime settimane”.
Nel merito delle questioni ancora aperte, Bonaccini ha detto di ritenere la legge di stabilità “una buona legge, che ha bisogno di alcune correzioni, parte delle quali sono già state accolte. Anche di questo ringrazio Sergio Chiamparino che nonostante le dimissioni ha portato avanti il lavoro, arrivando a novità importanti nella sanità e in altri settori. Abbiamo bisogno di metterci al lavoro proprio per le tante sfide che attendono il Paese”.

Bonaccini ha quindi annunciato che, con la sua nomina alla presidenza, “la Regione Emilia Romagna rimetterà il coordinamento della Commissione sanità della Conferenza, che dopo una discussione che faremo verrà assegnata ad altri”.

La Commissione, come è noto, è attualmente presieduta dall’assessore emiliano Sergio Venturi, che per questioni di equilibri interni dovrà necessariamente fare un passo indietro e cedere il passo a un suo collega.

I rumors indicano in Antonio Saitta, assessore alla sanità del Piemonte, il più autorevole e probabile candidato all’avvicendamento in quella che è una casella-chiave della Conferenza.

Parlando dei rapporti con gli altri presidenti espressioni di forze politiche d’opposizione, Bonaccini ha sottolineato i suoi “ottimi rapporti” con Luca Zaia (Veneto) e Roberto Maroni (Lombardia), oltre che ovviamente con Giovanni Toti, confermato alla vicepresidenza della Conferenza. “Vorrei ricordare che la mia elezione è avvenuta all’unanimità. Per me in politica non si è mai nemici, semmai ci sono solo avversari da rispettare”. E “se la politica italiana recuperasse il rispetto tra le parti – ha concluso Bonaccini – non ci sarebbero i teatrini che allontanano gli elettori”.

Bonaccini, modenese di Campogalliano, dove è nato nel 1967, vanta un ormai solido curriculum politico e di amministratore. Consigliere regionale dal 2010, dopo essere stato consigliere comunale a Modena, ha guidato il Pd in Emilia Romagna dal 2009 all’estate scorsa, quando ha passato il testimone della segreteria a Paolo Calvano. Prima vicino alle posizioni di Pier Luigi Bersani Bersani (che sostenne alla primarie del 2012 contro Matteo Renzi), passò tra i sostenitori di quest’ultimo in occasione delle primarie del 2013, vinte appunto dall’attuale premier. Dopo l’insediamento di Renzi alla guida del partito, alla fine del 2013 Bonaccini viene nominato responsabile nazionale Enti locali nella segreteria nazionale. Da qui, il salto alla presidenza dell’Emilia Romagna, avvenuto a seguito delle elezioni regionali del 23 novembre 2014, caratterizzate come si ricorderà dal bassissimo dato di affluenza di votanti (votò soltanto il 37% degli aventi diritto).

 

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