Roma, 11 ottobre – Federico Conte (foto a sinistra) torna alla presidenza di Farmacieunite, incarico già rivestito dal 2022 al 2025. Questo l’esito delle elezioni tenutesi nei giorni scorsi per il rinnovo degli organi direttivi e della successiva assegnazione delle cariche del sindacato nato ufficialmente il 1° gennaio 2014, dopo fuoriuscita dell’associazione dei titolari
di Treviso da Federfarma, per iniziativa di un gruppo di farmacisti guidati da Franco Gariboldi Muschietti (nella foto a destra).
Il nuovo direttivo presieduto da Conte dovrà affrontare l’impegno di dare attuazione al mandato approvato dall’assemblea degli iscritti nello scorso mese di gennaio, ovvero preparare il percorso verso il rientro di Farmaciunite in Federfarma con l’obiettivo – spiega una nota del sindacato – di rafforzare la rappresentanza e la tutela degli associati, perseguendo la possibilità di riportare le esigenze delle farmacie aderenti nelle sedi negoziali, alle quali Farmacieunite non è
più ammessa dopo la decisione in sede Sisac di escluderla dalle trattative per la stipula della nuova convenzione nazionale Ssn-farmacie che, a cascata, ha comportato anche l’esclusione dai tavoli degli accordi integrativi regionali.
Il ricorso contro l’esclusione dal tavolo Anc e la sentenza del Tar Lazio
A mettere all’angolo il sindacato dopo quasi 13 anni anni di vita autonoma e indipendente è stata da ultimo la sentenza con la quale il Tar Lazio ha respinto su tutta la linea il ricorso contro l’esclusione dalle trattative per l’Accordo collettivo nazionale, che – per i giudici amministrativi – rende del tutto coerente anche la preclusione alla partecipazione agli accordi integrativi regionali, dal momento che una sigla non firmataria della convenzione nazionale non può reclamare il diritto di sedere ai tavoli regionali, che trovano radicamento e senso solo nella cornice dell’Anc.
Una situazione che ha reso inevitabile – per riportare le esigenze delle farmacie aderenti a Farmacieunite nelle sedi negoziali – imboccare il percorso di un rientro in Federfarma, perché – come spiega la nota diffusa alla stampa – “servizi, organizzazione del lavoro e condizioni di esercizio della professione sul territorio sono questioni che incidono sull’attività quotidiana dei titolari e richiedono una rappresentanza capace di ascoltarli e sostenerne le proposte”.
“Il percorso verso Federfarma nasce dalla volontà di rafforzare la voce dei nostri iscritti. Quando il contesto cambia, la rappresentanza deve saper adeguare le proprie scelte, mantenendo ferma la finalità per cui esiste: tutelare le farmacie” afferma Conte, aggiungendo che adeguare gli strumenti della rappresentanza alle condizioni in cui si deve operare significa “assumersi una responsabilità verso gli associati e richiede di valutare quali scelte possano rendere più efficace la loro tutela e favorire il contributo delle farmacie alle decisioni sul futuro della professione”.
Il passaggio verso Federfarma – si legge ancora nella nota di Farmacieunite – “assume dunque il significato di una scelta orientata a dare forza agli interessi dei titolari. L’esperienza maturata dal sindacato e la conoscenza delle esigenze dei territori possono contribuire a questo percorso, portando nel confronto associativo le priorità delle farmacie”. Compito del nuovo direttivo sarà appunto “quello di tradurre il mandato assembleare in passaggi concreti, concentrando il confronto sulle modalità del rientro e sulle opportunità di partecipazione degli iscritti”.
Le difficoltà “tecniche” per il rientro in Federfarma
Rientrare in Federfarma, però, non è impresa esente da qualche difficoltà, dal momento che – stante l’organizzazione del sindacato, che riunisce associazioni di livello territoriale, è a queste che gli iscritti a Farmacieunite dovranno singolarmente fare richiesta d’adesione. L’avvio di questo percorso comincerà a Treviso, dove si chiuderà il cerchio dell’esperienza autonomista aperto proprio nella città veneta. “Nelle prossime settimane avvieremo un confronto con Federfarma Treviso per definire le modalità del rientro” conclude Conte. “Desidero ringraziare i consiglieri che hanno messo la propria esperienza e le proprie competenze a disposizione dell’associazione in questa fase importante. La loro disponibilità è un contributo prezioso per dare concretezza al mandato degli associati e accompagnare con responsabilità il percorso che ci attende. Lavoreremo insieme, valorizzando il contributo di ciascuno e mantenendo al centro la tutela delle farmacie e la fiducia dei colleghi“.
Uuna decisione non priva di strascichi
Ovviamente, la chiusura dell’esperienza di Farmacieunite – come quasi sempre accade – non è esente da strascichi, nella fattispecie originati dagli associati tutt’altro che entusiasti della prospettiva di rientrare in Federfarma, tra i quali anche dirigenti di primo piano del sindacato nordestino. Il motivo del contendere, però, non è solo e tanto la divergenza di idee sulla scelta di porre fine all’esperienza Farmacieunite ma anche le sorti del suo patrimonio, detenuto quasi per l’80% da una società immobiliare, la Galeno srl, presieduta da Gariboldi Muschietti. Galeno lo scorso mese di maggio ha approvato il suo bilancio in una contestatissima assemblea che – accusano i dirigenti poi dimissionari – avrebbe avuto modalità di convocazione “carbonare”, poco trasparenti, E proprio questo è stato il motivo che ha portato a lasciare le loro cariche, nello scorso mese di settembre, esponenti di primissimo piano del sindacato, a partire dal presidente Maurizio Giacomazzi, dal segretario Arianna Capri e da altri consiglieri (tutti non trevigiani), che avrebbero chiesto verifiche su Galeno e i suoi bilanci, lamentando di non aver avuto la possibilità di effettuarle.
Una ricostruzione dei fatti che Gariboldi Muschietti e Conte respingono però con forza, sia in ordine alle lamentate “opacità” della convocazione dell’assemblea dei soci di Galeno, avvenuta invece – sostengono – nel pieno rispetto di tutte le procedure previste, sia in ordine alle presunte “resistenze” che sarebbero state opposte alle richieste di controllo dei conti della società: “Tutta la documentazione relativa ai conti degli ultimi dieci anni di Galeno, che sono perfettamente in ordine, è a disposizione di chiunque voglia prendere un appuntamento per consultarla nella sede della società, come previsto per legge” afferma al riguardo Gariboldi Muschietti. “Fin qui, però, nessuno ha avanzato la richiesta di accesso ai documenti e si è preferito avanzare sospetti e dubbi, lasciando immaginare l’esistenza di zone d’ombra che possono nascondere chissà cosa. Ma basterebbe prendersi il disturbo di fare una verifica concreta per rendersi conto che invece tutto è in piena luce e trasparente. Il fatto che nessuno lo abbia ancora fatto è davvero singolare e, probabilmente, vorrà pur dire qualcosa. In ogni caso, continuiamo serenamente a restare a disposizione per ogni verifica e chiarimento”.
Intanto, come possibile soluzione per le farmacie associate che rifiutano la prospettiva del rientro in Federfarma (sarebbero circa 200), si profila l’ipotesi di un’adesione ad Assofarm, la sigla delle farmacie di proprietà pubblica, con la quale sarebbe già in corso un’interlocuzione.
Per la cronaca, riportiamo la composizione del nuovo direttivo di Farmacieunite chiamato a gestire la transizione: il presidente Conte sarà affiancato da una giunta esecutiva composta dal vicepresidente vicario Livio Patelli, dal segretario Franco Gariboldi Muschietti e dal tesoriere Paolo Grigio. Completano il board i consiglieri Andrea Bonotto, Maria Cama, Maddalena Calzavara, Mimmo D’Agostino, Angela Iudici, Filippo Losego, Lorenzo Mina, Emanuela Viale e Michela Zambelli.


