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sabato 14 Febbraio 2026
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Repubblica: “Integratori über alles, consumo in crescita vertiginosa”

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Roma, 4 febbraio – La vendita degli integratori è cresciuta del 7,5% solo nel 2015, e del 25,5% negli ultimi quattro anni. E già questo semplice dato, soprattutto se messo in relazione con lo stallo della vendite di medicinali con obbligo di prescrizione (- 0,1% nel 2015), basta a dire quanto e come questa categoria merceologica – per la quale l’anno scorso gli italiani hanno speso 2,7 miliardi di euro – sia diventata sempre più importante per l’economia delle farmacie aperte al pubblico.

All’argomento dedica oggi ampio spazio il quotidiano la Repubblica, con un articolo di Michele Bocci, che definisce gli integratori il nuovo business dell’industria farmaceutica.

Zero sperimentazioni per essere messi in commercio, margini contenuti per i rivenditori e una domanda che continua a salire. Così i fatturati non sentono crisi, anzi crescono a ritmi vertiginosi, cioè almeno del 6 o 7% all’anno” scrive Bocci, non mancando di evidenziare come, per contro, il mercato del farmaco languisca: “Quello dispensato su prescrizione, rimborsato o meno dal sistema sanitario, non vede più crescita da tempo, tanti sono i sistemi di controllo per evitare sprechi e inappropriatezze. E allora i grandi gruppi farmaceutici italiani come Menarini, Angelini, Zambon, ma anche le multinazionali straniere e pure la Nestlé si sono buttati ormai da tempo sugli integratori. La spinta arriva anche dalla sempre più diffusa passione degli italiani per diete vegetariane, macrobiotiche e vegane che spesso richiedono l’introduzione di sali minerali o proteine come supporto.”

È nata pure la nutraceutica, per abbinare farmaceutica e nutrizione” annota Bocci, con riferimento agli alimenti speciali per chi ha problemi di salute, ma anche agli integratori in capsule come acidi grassi polinsaturi. “Se a tutto questo si aggiunge che i medici non fanno più uscire un paziente dal loro studio senza aver prima scritto su un foglio il nome di un integratore, il gioco è fatto. E con gli affari cresce anche il numero dei prodotti in vendita.”

Dei quali l’articolo fornisce subito un puntale dettaglio: ottomila le cosiddette “referenze” in vendita, contro le “sole” tremila di medicine. “A questi ritmi – scrive ancora Bocci – ci avviamo a diventare come gli Usa, dove gli integratori sono usati in modo massiccio.”

Al riguardo, l’articolo riferisce l’opinione di Emilio Maestri, endocrinologo dell’Azienda Asl di Reggio Emilia e consulente della Regione Emilia Romagna per la farmaceutica: “L’importante è che non passi l’idea che tanto non fanno male e quindi si possono dare a tutti” afferma l’esperto, ricordando come in realtà la letteratura registri vari studi con risultati negativi circa l’utilità di questi prodotti. “Adesso stiamo valutando l’utilizzo della vitamina D contro l’osteoporosi. Ma non arriviamo ai risultati attesi, se non in persone con fortissime carenze.”

A significare, insomma, che gli integratori mantengono molto meno di quello che promettono. Senza contare che esistono ricerche – come quella condotta negli USA e pubblicata sul New England journal of medicine nell’ottobre 2015 – dalle quali è emersa anche l’esistenza di un “lato oscuro” degli integratori, fatto di eventi avversi legati al loro impiego. Dall’appena citata ricerca finanziata dal Dipartimento della Salute Usa, era risultato ad esempio che ben 23mila accessi e 2.100 ricoveri all’anno in 63 pronti soccorso fossero dovuti all’uso di integratori. Un dato che oltretutto, secondo gli autori, era da considerarsi sicuramente sottostimato, perché non sempre i pazienti riferiscono di fare uso di integratori e per i medici è difficile collegare un disturbo al possibile utilizzo di questi prodotti.

A spartirsi la ricca torta del mercato degli integratori, nel nostro Paese, sono 164 produttori, riuniti nella Federsalus, oggi presieduta da Marco Fiorani di Angelini, ovviamente anche lui interpellato dal quotidiano romano: “I consumatori sono sempre più attenti all’alimentazione, agli stili e alla qualità della vita. Entrano in farmacia per piccoli disturbi di salute, per dormire bene, superare stress e affaticamento e trovano i nostri prodotti, che servono a gestire il benessere e a ridurre il rischio di alcune patologie” afferma Fiorani, che – da buon oste – non può ovviamente che tessere le lodi del suo vino.

Ma è un “vino” che evidentemente, piace molto anche agli italiani, che – conclude Bocci nel suo articolo – “a giudicare da quanto e come spendono, considerano (gli integratori) efficaci.”

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