Roma, 5 febbraio – “Le Regioni hanno raggiunto all’unanimità l’accordo per il riparto delle risorse da destinare al servizio sanitario nazionale nel 2016 e lo hanno fatto all’inizio dell’anno, un fatto che considero talmente significativo da ritenerlo per certi aspetti persino storico”.
Usa aggettivi importanti, Stefano Bonaccini (nella foto), presidente della Conferenza delle Regioni, al termine della seduta che ieri sembra avere risolto (nonostante i molti e diffusi mal di pancia delle vigilia) il nodo della ripartizione del Fondo sanitario nazionale.
Dell’accordo, ora dovrà occuparsi il Parlamento, inserendolo con un emendamento nel Milleproroghe (questo l’auspicio di Bonaccini), cosa “che tecnicamente permetterebbe di renderlo operativo nell’arco di poche settimane. L’approvazione a febbraio invece che nella parte finale dell’anno, l’unanimità delle 20 Regioni italiane, su un tema così sensibile come la ripartizione delle risorse per la sanità che rappresenta gran parte del bilancio di una Regione, con Regioni che hanno esigenze anche molto differenti, sono tutte caratteristiche di un risultato veramente molto positivo.”
Una soddisfazione motivata, quella di Bonaccini, soprattutto se posta in relazione alle vicende del 2015, quando il Fsn era stato ripartito ad anno ormai finito e le Regioni avevano dovuto operare in un permanente clima di preoccupazione e incertezza.
“Se il Parlamento raccoglierà il segnale che oggi arriva dalle Regioni sarà possibile dar vita sui territori ad una programmazione migliore avendo la certezza delle risorse” afferma ancora Bonaccini, che insiste sul dato della decisione assunta all’unanimità della Conferenza delle Regioni, “un fatto che non era assolutamente scontato e al quale pochi credevano fino a poche settimane fa”.
Ma, spiega il presidente della Conferenza, il via libera al riparto non fa dimenticare quello che resta da fare, a partire dalla revisione dei criteri di ripartizione delle risorse (problema sollevato ieri, da ultimo, dal governatore della Puglia Michele Emiliano) . “Abbiamo dato alla Commissione Salute il mandato di affrontare il tema” afferma Bonaccini, che annuncia anche un’altra iniziativa che raccoglie le sollecitazioni di Toscana e Lombardia e riguarda l’avvio di un necessario approfondimento “per dare vita da un piano nazionale sul tema della mobilità sanitaria in piano nazionale: vi sono infatti squilibri e diseconomie che possono essere affrontate. insieme al Governo. A me però non piace dire ‘il Governo deve fare’, a mio avviso tocca alle Regioni valutare cosa proporre. Solo così potremmo avere maggiore ascolto.”
Da ultimo, Bonaccini ha annunciato che il 25 di febbraio presenterà la sua proposta di sostituzione dell’attuale coordinatore della Commissione Salute, l’assessore dell’Emilia Romagna Sergio Venturi , “che ha svolto finora egregiamente il proprio lavoro e credo anzi vada ringraziato per il grande impegno profuso in questi mesi.”
Per la sostituzione, dovuta solo ed esclusivamente a ragioni di opportunità (l’Emilia Romagna è già ampiamente rappresentata ai vertici della Conferenza proprio da Bonaccini) il nome più “caldo” continua a essere quello dell’assessore alla Sanità del Piemonte, Antonio Saitta.
Tornando al riparto, Sanità24 nella sua edizione di ieri ha proposto la tabella (che nella versione finale dovrebbe subire soltanto leggeri ritocchi) con le cifre assegnate a ogni singola Regione, accompagnandola con una utile legenda per la migliore consultazione. La riproponiamo:
-alla colonna A) il riparto del fabbisogno sanitario 2016 a legislazione vigente (costi standard);
-alla colonna B) il riparto finale 2015 oggetto di accordo in Conferenza, che ha utilizzato, oltre al fabbisogno a costi standard, 274 milioni di quota premiale e 100 milioni da obiettivi di piano;
-alle colonne C) e D) vengono riportati i valori differenziali, assoluti e in %: si tratta di valori per alcune Regioni in positivo, per altre in negativo; l’incremento medio è pari allo 0.78%;
-alla colonna E) viene riportato il riparto obiettivo della proposta: assicurare alle Regioni in incremento il fabbisogno a costi standard e alle regioni in decremento rispetto al riparto a costi standard, un incremento, attingendo dalla quota premiale, corrispondente allo 0,78% dell’Accordo finale 2015;
– le colonne F) e G) espongono tale aumento e l’utilizzo della quota premiale finalizzato a garantire l’incremento;
– alla colonna H), infine, viene riportato il residuo della quota premiale, che si propone di ripartire alle regioni che non ne hanno beneficiato a garanzia dell’incremento; il riparto viene proposto a quota d’accesso.



