Svizzera, il caso dell’azienda farmaceutica che “succhia il sangue” (a pagamento)

Svizzera, il caso dell’azienda farmaceutica che “succhia il sangue” (a pagamento)

Roma, 6 marzo – Molti ricorderanno la grande eco mediatica e le reazioni per lo più di condanna sollevate, nell’autunno del 2015, dalla notizia che in Canton Ticino, in Svizzera, fare da “cavia umana” volontaria per la sperimentazione di farmaci era diventato una specie di lavoro. Legale, svolto sotto il controllo dell’Ufficio cantonale del farmacista e per giunta ben pagato: mille franchi svizzeri al giorno (900 euro) e anche di più, in caso di farmaci più complessi e di permanenze più lunghe in clinica, per assumere molecole ancora in corso di sperimentazione.  Un’offerta di “collaborazione”, quella che arrivava dalla Confederazione, alla quale non avevano saputo resistere anche da un paio di centinaia di italiani (tanti ne risultavano iscritti nel registro dell’Ufficio del farmacista cantonale), per lo più residenti in località non lontane dal confine svizzero: Milano, Varese, Como.

Ora, sempre dalla Svizzera, arriva un’altra notizia destinata a far molto discutere, ovvero la pratica “vampiresca” di comprare (letteralmente) il sangue a donatori volontari disposti a venderlo. Pratica nella quale, come documentato da un reportage della tv pubblica svizzera, si distinguerebbe la Octapharma, azienda elvetica di emoderivati con sede a Lachen, con 6200 dipendenti sparsi nel mondo e un fatturato di oltre un miliardo di euro.

Octapharma approfitterebbe in modo particolarmente “disinvolto” e aggressivo dell’opportunità, offerta dalla legge statunitense, di pagare chi dona il proprio sangue, prassi invece  vietata nella Confederazione e in buona parte del resto d’Europa.

A Cleveland, in Ohio, secondo quanto riferisce il quotidiano la Repubblica, che ha rilanciato la storia in Italia, una marea di poveracci fa la fila, davanti a un anonimo centro commerciale, dove ha la propria sede l’azienda svizzera, per vendere il proprio plasma. Octapharma paga fino a 60 dollari chi si sottopone a due prelievi alla settimana di plasma, la parte di sangue ricca di proteine. Due prelievi sono troppi, in così poco tempo, a detta degli esperti. Provocano, tra l’altro, debolezza e forti emicranie.
Eppure in una città devastata dalla crisi economica e dalla deindustrializzazione, sono moltissimi a correre il rischio, per ragioni perfettamente sintetizzate ai giornalisti della tv svizzera autori del reportage sul business del sangue da un meccanico disoccupato: “È la mia unica fonte di entrata” ha detto ai reporter, che lo hanno intervistato mentre era in fila sul marciapiede insieme a  moltissini altri disperati. Tra loro, scrive la Repubblica,  “anche dei tossicomani, in barba alle raccomandazioni della Croce Rossa svizzera, secondo cui i donatori non devono adottare stili di vita considerati a rischio, come nei casi di chi assume droghe”. Una preoccupazione  

“C’é il pericolo – spiega l’ematologo francese, Jean-Jacques Huartche nel plasma si insinui un virus sconosciuto, come fu il caso, negli anni ’80, per l’HIV”.

Ma l’affare è colossale ed estremamente redditizio, per cui le maglie dei controlli fatalmente si allentano. Gli emoderivati ottenuti con il plasma costituiscono, infatti, una speranza di sopravvivenza per milioni di pazienti. In particolare per chi soffre di malattie degenerative e di tumori. E allora anche le autorità elvetiche, che dovrebbero respingere le dosi di plasma ottenute a pagamento, chiudono un occhio.

Swissmedic, ovvero l’autorità svizzera di omologazione e di sorveglianza dei farmaci, ad esempio, si é lasciata convincere che i dollari, versati da Octapharma ai disperati di Cleveland, non sono una sorta di salario bensì “un rimborso spese”.

L’azienda farmaceutica, intanto, macina profitti e il suo fondatore, Wolfgang Marguerre, che rifiuta qualunque contatto con la stampa, possiede un patrimonio stimato 6 miliardi di dollari. Octapharma, del resto, non viola alcuna legge: si limita a sfruttare l’estrema povertà seguita in molte metropoli statunitensi alla crisi finanziaria del 2008. Per approfittare delle condizioni di indigenza per “succhiare il sangue” (sia pure dietro compenso), incuranti di tutto il resto, non c’è infatti bisogno di altro che di quantità adeguate di spregiudicatezza e di un materasso di peli sulla coscienza. Per la cronaca e per dare un’idea del business:  le vendite di plasma sono passate nelle città USA da 15 a 32 milioni di unità all’anno.

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