Roma, 3 settembre – Le jeux sont faits: l’acquisizione da parte di Dr.Max delle 44 farmacie e 4 parafarmacie di Farmacie Italiane (di proprietà di F2i e del socio di minoranza Farmacrimi) ha ottenuto l’imprimatur dell’Agcm, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, che non ha sollevato questioni sul passaggio del 100% della proprietà degli esercizi sancito da un accordo vincolante nello scorso mese di luglio tra le due società. Il Garante non ha ritenuto di aprire un’istruttoria sul deal, alla luce del fatto che il numero di farmacie passate di mano non è tale da causare effetti distorsivi nel retail farmaceutico. “L’operazione non appare idonea a produrre effetti distorsivi della concorrenza, sia dal punto di vista orizzontale che verticale”, scrive l’Agcm, che non ha riscontrato problemi nemmeno sul fronte della distribuzione all’ingrosso, dove la società acquisita aveva già cessato la sua attività a maggio 2026 e Dr.Max si occupa in via esclusiva di distribuire alle farmacie della propria rete.
Quanto basta, a giudizio del garante, per liquidare la questione concludendo che “l’operazione non ostacola, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, della legge n. 287/1990, in misura significativa la concorrenza effettiva nei mercati interessati e non comporta la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante”.
Andata definitivamente in porto questa nuova puntata del Monopoli farmaceutico (copyright di PharmaScanner) in corso da qualche anno nel nostro Paese, è il caso di riepilogare la situazione: l’acquisizione della rete di Farmacie Italiane da parte di Dr.Max, già presente in Italia con una sostanziosa catena di 238 farmacie, porta il gruppo controllato da Jaroslav Haščák (nella foto) ad avvicinarsi molto a quota 300 farmacie, consolidando a un tempo sia la sua posizione su scala continentale (dal 205 Dr.Max Group è la prima catena in Europa per numero di farmacie di proprietà), sia la sua presenza all’interno del retail farmaceutico italiano. Presenza che – come abbiamo già riferito a luglio in questo articolo – Haščák sembrerebbe intenzionato a rendere molto più corposa.
Resta infatti in piedi l’ipotesi che il gruppo appartenente al fondo equity Penta Investments, forte di 3300 farmacie in sei Paesi europei (in particolare dell’area centro-orientale), quasi 300 delle quali in Italia, stia considerando con molto interesse la possibilità di acquistare le farmacie di Hippocrates Holding. I molti “sussurri” del mercato al riguardo avevano del resto trovato una conferma in un’intervista rilasciata dallo stesso Haščák, nel giugno scorso, a Forbes Slovensko, l’edizione slovacca della nota rivista economico-finanziaria internazionale, opportunamente “intercettata” e riproposta nel nostro Paese dalla newsletter specializzata PharmacyScanner.
Va’ a sapere se per calcolo strategico o semplicemente “per vedere da vicino l’effetto che fa”, Haščák, che tutti o quasi ritenevano ormai fuori dalla corsa per acquisire le farmacie Hippocrates dopo l‘acquisto degli esercizi di Farmacie Italiane appena “benedetto” dall’Antritrust, si è spinto fino a dichiarare che il suo gruppo punta nel nostro Paese a controllare altre mille farmacie oltre a quelle già possedute.
Un obiettivo possibile, ha dichiarato Haščák a Forbes, con l’acquisizione della catena Lafarmaciapunto di Hippocrates Holding, per la quale – ha ammesso – “è attualmente in corso una trattativa”. Un affare che – sulla base di cifre anticipate qualche tempo fa con elegante nonchalance dagli stessi dioscuri di Lafarmaciapunto, Davide Tavaniello e Rodolfo Guarino – si aggirerebbe intorno ai tre miliardi di euro.
L’impressione è che, in materia di farmacie, molto debba ancora accadere, sotto il cielo italiano. E converrà essere vigili, per cercare di capire per tempo “cosa” accadrà, nella consapevolezza che nessuna evoluzione degli equilibri del retail farmaceutico sarà neutra. E in quello stesso cielo italiano, in caso di malaparata, non è davvero detto che ci sia sempre uno stellone al quale rivolgersi.


