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martedì 10 Febbraio 2026
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Francia, distribuito in farmacia anti-Hcv di ultima generazione e ad alto costo

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Roma, 12 marzo – Paese che vai, governi che trovi. Quello francese ha deciso rendere disponibile anche nelle farmacie di comunità il Maviret, farmaci anti-Hcv della Abbvie che combina due antivirali ad azione diretta di seconda generazione (glecaprévir e pibrentasvir) e può trattare i pazienti con epatite C, indipendentemente dal genotipo del virus.

Il trattamento è breve: tre compresse al giorno da assumere solo per 8 settimane ed è efficace in 9 casi su 10. Il suo prezzo è stato fissato in 28mila euro per paziente.Per i pazienti con cirrosi, il trattamento dovrebbe durare 12 settimane e il suo prezzo è fissato in 42mila euro.

Come mai un farmaco innovativo così costoso è stato ammesso alla dispensazione in farmacia? A spiegarlo con semplicità ed estrema efficacia è l’epatologo marsigliese  Marc Bourlière: “Una delle cause della mancata aderenza alle terapie dei pazienti è la distanza dall’ospedale, motivo per cui è importante che questi farmaci siano disponibili nelle farmacie cittadine” ha affermato lo specialista, a ricordare una verità tanto elementare quanto fondamentale: la sanità è al servizio dei cittadini, non delle istituzioni e delle strutture che la erogano. Ed è ai cittadini, dunque, che bisogna pensare, mettendoli in condizione di accedere alle terapie di cui hanno bisogno.

Da qui la decisione delle autorità regolatorie francesi di distribuire  anche nelle farmacie il nuovo farmaco, che ovviamente è prescrivibile soltanto dal medico specialista ed è soggetto (visti i costi non potrebbe essere altrimenti) alla rimborsabilità da parte della sicurezza sociale.

Si stima che l’epatite C, in Francia, sia responsabile di 2500 morti all’anno e che nel Paese ci siano  almeno 75.000 persone contagiate dal virus Hcv senza saperlo.  Per questo, i medici della Società francese di epatologia richiedono la realizzazione di una vasta campagna di informazione sulla malattia, ma anche screening a largo raggio come quelli che si effettuano per altre patologie come il cancro al seno e il cancro al colon.

La scelta francese, vista dal nostro Paese, dove i farmaci di ultima generazione ad alto costo, sono appannaggio esclusivo degli ospedali, per scelta delle Regioni, appare fantascientifica. Ma, prima o poi, bisognerà pure entrare nell’ordine di idee di seguire certi esempi virtuosi, cominciando intanto a generare le condizioni per poterlo fare. La prima delle quali è ovviamente una profonda riforma della remunerazione del servizio reso dalle farmacie. Che, in Francia, è cambiata alcuni anni fa, lasciando il tradizionale modello del margine percentuale per passare a un sistema misto.

I farmacisti sono infatti pagati in quota parte con un onorario professionale, integrato dalla corresponsione di un margine sul prezzo del farmaco dispensato di tipo regressivo: tanto maggiore è il costo della medicina, tanto minore è la percentuale riconosciuta , che scende a zero nel caso dei farmaci con costo superiore ai 1500 euro.

Il caso, appunto, del Maviret, per la cui dispensazione i farmacisti francesi saranno compensati con il solo onorario professionale, com’è peraltro giusto.

In Italia dobbiamo ancora arrivarci. E, nell’interesse dei cittadini e del sistema sanitario, prima e più ancora che delle farmacie e dei farmacisti, sarebbe il caso di arrivarci il prima possibile.

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