Roma, 31 maggio – In appena quattro mesi, 864 casi di morbillo, di cui 299 nell’ultimo mese. Questi i numeri (preoccupanti) registrati nel nostro Paese dal primo gennaio al 30 aprile 2019, sulla base delle segnalazioni pervenute da diciannove Regioni. Oltre due terzi sono concentrati in tre Regioni: Lazio (245), Lombardia (233) ed Emilia Romagna (144).
Il picco dei casi, secondo quanto rende noto l’Istituto superiore di sanità nel numero di maggio 2019 di “Morbillo & Rosolia News”, si è registrato nel mese di aprile. Nel 32,6% dei casi c’è stata almeno una complicanza, tra cui anche due casi di encefalite. In crescita anche l’età dei casi che è salita a 30 anni. Nello stesso periodo sono stati registrati 7 casi di rosolia con un’età mediana di 29 anni.
L’Iss offre anche un aggiornamento della situazione a livello europeo, ricordando che da gennaio 2016 è in corso un’epidemia di morbillo che coinvolge tutti i Paesi dell’Unione europea . Tra il 1 gennaio 2016 e il 31 marzo 2019 è stato infatti segnalato al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) un numero molto elevato di casi (44.074 casi), rispetto ai tre anni precedenti (2012-2015).
Il 28 maggio 2019, l’Ecdc ha pubblicato il Risk assessment “Who is at risk of measles in the EU/EEA? Identifying susceptible groups to close immunity gaps towards measles elimination”, contenente anche i profili epidemiologici dei singoli Paesi. Sulla base della valutazione Ecdc, in Europa persiste il rischio di una continua e diffusa circolazione del morbillo.
Tre i principali fattori di rischio identificati: la presenza di un elevato numero di persone suscettibili al morbillo (oltre 4,5 milioni di bambini e adolescenti nati dal 1999) a causa della scarsa copertura vaccinale (nel 2017 solo quattro Paesi della Ue e dello Spazio economico europeo hanno raggiunto una copertura vaccinale del 95% per due dosi di vaccino contenente morbillo, mentre nel 2007 erano 14); la presenza di un elevato numero di casi di morbillo tra i neonati e gli adulti, i gruppi a più alto rischio di complicazioni; il persistere del rischio d’importazione dell’infezione, che può aggravare i focolai in corso o avviarne di nuovi in comunità in cui il virus non è attualmente in circolazione e dove persistono sacche di persone suscettibili all’infezione (nel periodo 2016-2019 quasi la metà dei casi importati di morbillo segnalati nei Paesi Ue/See ha contratto l’infezione in un altro Paese Ue/See, soprattutto in Paesi in cui il morbillo è ancora endemico e/o in cui erano in corso vaste epidemie).


