Farmacap ai tempi di Covid, al top nel gradimento dei romani. Ma incombe il rischio privatizzazione

Farmacap ai tempi di Covid, al top nel gradimento dei romani. Ma incombe il rischio privatizzazione

Roma, 30 marzo – I dati del rapporto dell’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale (Acos) durante l’emergenza in corso da Covid-19 (dei quali riferisce anche un articolo del Corriere della Sera di ieri, 29 marzo), non lasciano spazio a dubbi:  “il servizio che riceve maggiore approvazione (l’89% si dice molto o abbastanza soddisfatto) è quello svolto dalle 45 farmacie comunali di Farmacap.”
Un risultato che la Rsa dell’azienda speciale capitolina incassa con soddisfazione, come ulteriore testimonianza del contributo importante che le farmacie comunali e le attività sociosanitarie di Farmacap garantiscono ai cittadini di Roma. Il rilevamento di Acos è stato effettuato  nel periodo compreso tra il 16 e il 23 marzo 2020, quindi in piena emergenza, con il servizio delle farmacie “a battenti chiusi” e i servizi di sociali di prossimità in modalità di lavoro agile, misure attivate dall’Azienda soltanto a seguito dell’azione pressante delle sigle sindacali, a maggiore tutela degli operatori sanitari e della stessa utenza,  grazie alla riduzione del rischio prodotta dal minor numero di contatti diretti e dalla minore presenza di  lavoratori all’interno delle farmacie. Il tutto, cercando comunque di non penalizzare il servizio, come attestano sia il lavoro del  settore sociale, che  – scrive la Rsa in una nota – “sta garantendo il monitoraggio telefonico quotidiano di più di 1000 anziani, con supporto psicologico e informazioni sulla rete sociale territoriale per le necessità di base”, sia il lavoro delle farmacie, che attraverso un coordinamento con la Protezione Civile, hanno anche avviato un servizio per la consegna a domicilio di farmaci a soggetti anziani e fragili. Tutto questo, sottolinea la nota sindacale, in linea con le disposizioni del decreto legge  n.18 e dei vari Dpcm varati per gestire l’emergenza, “con la riduzione del maggior numero possibile di persone in circolazione e a contatto diretto”.
Un buon lavoro che ha avuto anche il riconoscimento della sindaca Virginia Raggi (nella foto),  che in più occasioni ha fatto riferimento ai presidi Farmacap nella gestione dell’emergenza cittadina, “cosa che ci gratifica come lavoratrici e lavoratori” scrive la Rsa “malgrado l’emergenza e, sfortunatamente, la tragedia in corso”.
Ma la nota lieta dei riconoscimenti che i cittadini romani e la loro prima cittadina tributano a Farmacap in un momento a dir poco difficile,  non troverebbe corrispondenza, secondo quanto scrivono i sindacati, nelle scelte relative al futuro dell’azienda speciale, a partire dal mantenimento della sua forma giuridica, espressamente richiesto da un’apposita mozione, approvata unanimemente dall’Assemblea Capitolina. In realtà, lascia intendere la Rsa Filcams, Fisascat Uiltucs, Usi, proprio la forma di azienda speciale del Comune non è mai apparsa in pericolo come in questo momento. I segnali che lo lascerebbero presagire, scrivono i sindacati, sono il lungo silenzio  del commissario straordinario Marco Vinicio Susanna, che  si appresta a consegnare a Roma Capitale (il termine previsto è il 31 marzo, ovvero domani) la relazione sulla situazione finanziaria di Farmacap, che sarà un elemento che influirà ovviamente in modo rilevante sulle scelte future. E da quella relazione, scrivono le sigle sindacali, emergerebbero segnali per nulla positivi, “tanto da paventare una ‘ineluttabile’ trasformazione societaria in Srl” (che per i sindacati è, tout court, l’anticamera alla privatizzazione).
A rafforzare le preoccupazioni dei rappresentanti dei lavoratori Farmacap concorrono anche le decisioni del direttore generale ad interim Emiliano Mancini, che – alle prese con difficoltà evidentemente insormontabili nel garantire una qualsiasi distribuzione di Dpi (mascherine in primis) alla cittadinanza – “ha comunicato alle segreterie di Cgil, Cisl e Uil  (considerando che è necessario a riguardo un confronto sindacale) di voler attivare una forma di ammortizzatori sociali, il Fis, Fondo d’integrazione salariale, assegno ordinario, con conseguenti e consistenti decurtazioni salariali  (l’assegno copre fino al 80% della retribuzione globale ma con un tetto massimo di salario), per ‘una parte’ degli uffici aziendali amministrativi, escludendone alcuni (ufficio del personale), con l’eventualità su altri (ufficio farmaceutico), senza chiarezza sul servizio Recup, attualmente sospeso fino al 3 aprile, per il quale chiediamo la ripresa regolare a favore dell’utenza, già dal giorno successivo”.
Le motivazioni addotte per questa improvvisa e grave necessità, spiegano i sindacati,  sarebbero l’impossibilità alla prosecuzione delle attività di alcuni uffici e le gravi perdite di fatturato causate dall’emergenza Covid-19 e dal servizio a battenti chiusi, ma risultano  tutt’altro che convincenti, perché non vengono forniti dati “su quanto il calo di fatturato sia addebitabile all’epidemia o alla misura di prevenzione dei “battenti chiusi”, o quali siano le ragioni per cui le attività amministrative interessate, non debbano o non possano proseguire”.
“Questa misura shock, accompagnata da richieste a dir poco discutibili, come il ritorno del servizio a battenti aperti e la secca riduzione del lavoro agile per gli sportelli del servizio sociale, come se l’epidemia fosse passata a una fase discendente (con oltre 10.000 morti, purtroppo sempre in notevole crescita)” concludono i sindacati, sembra in realtà voler ufficializzare la crisi di Farmacap, introducendo l’attivazione degli ammortizzatori sociali, “con una sinistra coincidenza”, annota la Rsa, proprio nell’imminenza della relazione del commissario Susanna. Che, laddove la sua conclusione  fosse quella presagita e prima ricordata  di un’indicazione a trasformare la natura societaria di Farmacap, renderebbe defintivamente chiaro quale sia il disegno che si sta perseguendo: la privatizzazione dell’azienda. Che significherebbe, scrivono i sindacati,  “la definitiva sottrazione di un patrimonio pubblico alla cittadinanza, ben oltre le belle parole”.
Un destino al quale, concludono le sigle dei lavoratori, “in ogni caso ci opporremo con ogni mezzo”. 

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